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29 novembre 2009
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Riforma forense , Antitrust e giovani avvocati
di Mauro W. Giannini

L'Associazione Italiana Giovani Avvocati – che rappresenta gli iscritti agli albi con meno di 45 anni di età ed è presente su tutto il territorio nazionale con 136 sezioni in altrettanti Tribunali - ha inviato al Presidente dell’Antitrust una lettera aperta con la quale ha dichiarato al Presidente Catricalà il proprio sostegno alla riforma professionale recentemente approvata dalla commissione Giustizia del Senato. I Giovani Avvocati, infatti, ritengono che questo disegno di legge non sia contro la giovane avvocatura ma a favore della stessa, "tanto più se si considera che i giovani avvocati non hanno ottenuto nessun tipo di vantaggio dalle liberalizzazioni del Decreto Bersani, tanto care all’Authority, più per attaccamento ideologico che per i reali effetti che esse hanno prodotto all’interno delle categorie interessate".

Nella lettera, il presidente AIGA, Giuseppe Sileci, scrive: "Egregio Presidente, leggiamo, ancora una volta, Sue affermazioni a margine del progetto di riforma della Professione Forense attualmente all’esame del Parlamento: riforma che Lei considera corporativa ed antiliberale, specialmente nelle parti in cui prevede una selezione per l’accesso ed il ritorno a minimi tariffari obbligatori. Esprimendo questa sua opinione, Lei riferisce il presunto pensiero della parte giovanile della Avvocatura, che, a Suo avviso, sarebbe fortemente contraria a tale riforma. Ebbene, non è questa l’opinione dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati – nata nel 1966 e che mi onoro di presiedere dal 2008. La nostra presenza sul territorio, il nostro contatto quotidiano, vissuto “sul campo”, con i colleghi della nostra generazione, ci consente di affermare che la riforma Bersani non ha offerto ai giovani le maggiori opportunità promesse".

"La liberalizzazione delle tariffe - continua la lettera dell'AIGA - ha favorito unicamente gli interessi dei grandi gruppi imprenditoriali, capaci di imporre, con la loro forza contrattuale, condizioni economiche iugulatorie proprio ai più giovani, cui è impedito in questo modo di crescere e di disporre delle indispensabili risorse finanziarie da investire nel proprio aggiornamento e nella organizzazione professionale, con intuibili pregiudizi per l’utenza. Peraltro, ad una minore redditività della nostra attività professionale si associa la assenza di ammortizzatori sociali, fatta eccezione per quelli, esigui, che la nostra Cassa Forense può mettere a disposizione. Questa condizione di grave disagio giovanile è ulteriormente aggravata, e non favorita, dall’eccessivo numero di laureati in Giurisprudenza, che, non trovando altro sbocco professionale, si adattano a “fare gli avvocati” in attesa - se verrà - di qualcosa di meglio".

"Né è ragionevole affermare che non vi sia concorrenza tra avvocati in un paese dove esercitano ben 236.000 professionisti. Solo a Roma, è noto, gli avvocati sono un numero pari alla metà dei colleghi francesi. - conclude la lettera dell'AIGA - Ci sembra sorprendente, infine, che si continui a definire corporativa la professione forense e rimanere del tutto in silenzio dinanzi ad altre categorie, totalmente al riparo dalla competizione. Pertanto, La preghiamo, di non sostenere le Sue tesi invocando gli interessi di una fascia generazionale il cui pensiero Lei non conosce affatto."

Tuttavia, probabilmente il presidente dell'Antitrust aveva recepito le lamentele dell'Unione dei Giovani Avvocati Italiani, un'altra organizzazione di giovani avvocati, che aveva parlato di "riforma favorevole alle gerarchie ordinistiche ma contro la base della classe forense, i consumatori ed il sistema produttivo italiano" definendo "Business" quello della formazione a spese dei legali, anche ienuto conto delle troppe deroghe, come quelle di docenti e politici (dai Parlamentari Europei agli assessori). "Il tutto a danno degli altri avvocati, non rientranti in queste categorie, che rimarrebbero gli unici a dovere sostenere i costi - che ricadranno sui consumatori - e le perdite di tempo per la formazione coattiva", ha spiegato il presidente UGAI, Gaetano Romano.

L'Unione dei Giovani Avvocati Italiani critica anche l'abolizione dell’abilitazione automatica per diventare cassazionista e la normativa che prevede la continuità professionale pena la cancellazione. Per contrastare la riforma, l'UGAI e' scesa in piazza Navona a Roma il 28 novembre, chiamando a raccolta anche i cittadini, che a suo avviso saranno danneggiati dalle nuove norme.

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Dossier giustizia

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