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Riforma
forense , Antitrust e giovani avvocati
di
Mauro W. Giannini
L'Associazione Italiana Giovani Avvocati – che rappresenta
gli iscritti agli albi con meno di 45 anni di età ed è presente
su tutto il territorio nazionale con 136 sezioni in altrettanti
Tribunali - ha inviato al Presidente dell’Antitrust una lettera
aperta con la quale ha dichiarato al Presidente Catricalà
il proprio sostegno alla riforma professionale recentemente
approvata dalla commissione Giustizia del Senato. I Giovani
Avvocati, infatti, ritengono che questo disegno di legge non
sia contro la giovane avvocatura ma a favore della stessa,
"tanto più se si considera che i giovani avvocati non
hanno ottenuto nessun tipo di vantaggio dalle liberalizzazioni
del Decreto Bersani, tanto care all’Authority, più per attaccamento
ideologico che per i reali effetti che esse hanno prodotto
all’interno delle categorie interessate".
Nella lettera, il presidente AIGA, Giuseppe Sileci, scrive:
"Egregio Presidente, leggiamo, ancora una volta, Sue
affermazioni a margine del progetto di riforma della Professione
Forense attualmente all’esame del Parlamento: riforma che
Lei considera corporativa ed antiliberale, specialmente nelle
parti in cui prevede una selezione per l’accesso ed il ritorno
a minimi tariffari obbligatori. Esprimendo questa sua opinione,
Lei riferisce il presunto pensiero della parte giovanile della
Avvocatura, che, a Suo avviso, sarebbe fortemente contraria
a tale riforma. Ebbene, non è questa l’opinione dell’AIGA
– Associazione Italiana Giovani Avvocati – nata nel 1966 e
che mi onoro di presiedere dal 2008. La nostra presenza sul
territorio, il nostro contatto quotidiano, vissuto “sul campo”,
con i colleghi della nostra generazione, ci consente di affermare
che la riforma Bersani non ha offerto ai giovani le maggiori
opportunità promesse".
"La
liberalizzazione delle tariffe - continua la lettera dell'AIGA
- ha favorito unicamente gli interessi dei grandi gruppi imprenditoriali,
capaci di imporre, con la loro forza contrattuale, condizioni
economiche iugulatorie proprio ai più giovani, cui è impedito
in questo modo di crescere e di disporre delle indispensabili
risorse finanziarie da investire nel proprio aggiornamento
e nella organizzazione professionale, con intuibili pregiudizi
per l’utenza. Peraltro, ad una minore redditività della nostra
attività professionale si associa la assenza di ammortizzatori
sociali, fatta eccezione per quelli, esigui, che la nostra
Cassa Forense può mettere a disposizione. Questa condizione
di grave disagio giovanile è ulteriormente aggravata, e non
favorita, dall’eccessivo numero di laureati in Giurisprudenza,
che, non trovando altro sbocco professionale, si adattano
a “fare gli avvocati” in attesa - se verrà - di qualcosa di
meglio".
"Né
è ragionevole affermare che non vi sia concorrenza tra avvocati
in un paese dove esercitano ben 236.000 professionisti. Solo
a Roma, è noto, gli avvocati sono un numero pari alla metà
dei colleghi francesi. - conclude la lettera dell'AIGA - Ci
sembra sorprendente, infine, che si continui a definire corporativa
la professione forense e rimanere del tutto in silenzio dinanzi
ad altre categorie, totalmente al riparo dalla competizione.
Pertanto, La preghiamo, di non sostenere le Sue tesi invocando
gli interessi di una fascia generazionale il cui pensiero
Lei non conosce affatto."
Tuttavia,
probabilmente il presidente dell'Antitrust aveva recepito
le lamentele dell'Unione dei Giovani Avvocati Italiani, un'altra
organizzazione di giovani avvocati, che aveva parlato di "riforma
favorevole alle gerarchie ordinistiche ma contro la base della
classe forense, i consumatori ed il sistema produttivo italiano"
definendo "Business" quello della formazione a spese dei legali,
anche ienuto conto delle troppe deroghe, come quelle di docenti
e politici (dai Parlamentari Europei agli assessori). "Il
tutto a danno degli altri avvocati, non rientranti in queste
categorie, che rimarrebbero gli unici a dovere sostenere i
costi - che ricadranno sui consumatori - e le perdite di tempo
per la formazione coattiva", ha spiegato il presidente UGAI,
Gaetano Romano.
L'Unione dei Giovani Avvocati Italiani critica anche l'abolizione
dell’abilitazione automatica per diventare cassazionista e
la normativa che prevede la continuità professionale pena
la cancellazione. Per contrastare la riforma, l'UGAI e' scesa
in piazza Navona a Roma il 28 novembre, chiamando a raccolta
anche i cittadini, che a suo avviso saranno danneggiati dalle
nuove norme.
 
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