 |
Penalisti
: no a processo breve , viola uguaglianza
di
staff
Va
contrastato il ddl sul "processo breve", che e' una "inaccettabile
semplificazione in contrasto con la razionalità e il principio
d'eguaglianza". E' la posizione espressa la settimana
scorsa dall'Unione Camere Penali Italiane.
Con
un documento del 13 novembre, la Giunta UCPI ha rilevato che
"il ddl sul 'processo breve' diffuso il 12 novembre 2009
rappresenta il 'frutto avvelenato' dell’anomalia italiana
nei rapporti tra politica e magistratura" e ricordato
che da sempre l’Unione delle Camere Penali Italiane denuncia
tale problema e propone per risolverlo riforme organiche anche
costituzionali, senza scorciatoie improbabili. Per i penalisti,
"tale problema, da tempo risalente, non è stato mai affrontato
dalla politica attraverso il necessario percorso riformatore
globale, la stessa A.N.M. si è sempre opposta e continua ad
opporsi ad ogni ipotesi riformatrice" ma "il ddl
sul 'processo breve' rappresenta oggi una nuova scorciatoia,
che rischia l’insuccesso perché complica i problemi rendendoli
irrisolvibili se non con scontri in campo aperto che possono
far deflagrare conflitti istituzionali; denuncia - il ddl
in questione affronta il reale problema di stabilire tempi
certi per le vicende processuali, ma tale obiettivo, che nella
sua autenticità riguarda il diritto di tutti gli imputati
ad una ragionevole durata del processo, è perseguito in modo
inadeguato e contraddittorio per più aspetti".
In
particolare, secondo l'UCPI, "non è legittimo discriminare
gli imputati in ragione delle condizioni soggettive o della
natura e gravità del reato, escludendo dalla 'ragionevole
durata' reati di marginale rilevanza penale ed includendone
altri più gravi: il diritto ad un processo giusto, e dunque
anche alla sua ragionevole durata, non consente compressioni
irragionevoli; -inoltre, il disegno di legge ignora completamente
i tempi procedimentali precedenti l’esercizio dell’azione
penale, che sono la ragione prima della violazione del principio
di ragionevole durata, questione che chiama in causa, tra
l’altro, la necessità di una riforma ordinamentale che assicuri
un giudice capace di garantire il necessario forte controllo
giurisdizionale sull’attività del pubblico ministero (in particolare
sul rispetto della disciplina dei tempi delle indagini preliminari)".
Per l'UCPI, "un simile provvedimento non potrà avere
una minima possibilità di 'funzionare' e dunque di garantire
davvero processi di durata ragionevole se non verrà accompagnato
da significativi stanziamenti di risorse e da un loro impiego
razionale: non tenerne conto significa legiferare al di fuori
di ogni necessaria valutazione di effettività; i guasti determinati
dall’ossessione 'panpenalistica' che ha animato il legislatore
degli ultimi anni hanno determinato, al di là dello stravolgimento
della natura e funzione della sanzione penale, un carico giudiziario
del tutto esorbitante".
Pertanto
l'associazione dei penalisti ribadisce che "l’attuazione
del diritto dell’imputato ad un processo di durata ragionevole,
come fattore del diritto al 'giusto processo', non tollera
discriminazioni di sorta e deve trovare attuazione nel rispetto
del principio di uguaglianza; il principio di ragionevole
durata del processo non può essere rimesso ad interventi estemporanei
ed emergenziali ed è pertanto indifferibile una riforma complessiva
del sistema giustizia che risolva e superi la conflittualità
del tutto anomala tra politica e magistratura, ripristinando
una logica di 'ordinaria normalità' istituzionale; esprime
la propria contrarietà ad interventi di natura processuale,
completamente avulsi dalla cornice ordinamentale entro la
quale essi devono muoversi; delibera di programmare, nei tempi
e nei contenuti di prossima definizione, una Giornata nazionale
della giustizia con l’obiettivo di discutere, definire e proporre
iniziative di riforma organiche e non contingenti".
 
Dossier
giustizia
|
|