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Emergenza
carceri : Ristretti, il piano non puo' funzionare
di
Mauro W. Giannini
"Piano
carceri: una barca di soldi per costruire galere, e poi chi
lo paga il personale per gestirle? E fra due anni, ammesso
che si costruisca a tempo di record, le nuove carceri sarebbero
già piene, e allora cosa prevediamo, di continuare a spendere
soldi per un nuovo Piano carceri?" sono le domande poste
dal Centro Studi di Ristretti OrizzontiGranello di Senape
- associazione di volontari del carcere e redattori-detenuti
che si impegna a conoscere e far conoscere le questioni interenti
il carcere - in merito alla soluzione prevista dal ministro
Alfano per fronteggiare l'emergenza carceraria.
Il
gruppo di lavoro nota che "Del 'Piano Straordinario per
l’Edilizia Penitenziaria', meglio conosciuto come “Piano Carceri”,
si è iniziato a parlare un anno fa, precisamente il 7 novembre
2008: prevede la costruzione di nuovi penitenziari e l’ampliamento
di molte strutture già esistenti per la creazione di 20.000
nuovi posti. All’epoca nelle carceri italiane erano presenti
circa 56.000 detenuti, cioè 13.000 in più della capienza regolamentare
degli istituti di pena e 8.000 in meno rispetto alla capienza
considerata 'tollerabile': aggiungendo 20.000 posti si sarebbe
tornati a un indice di affollamento delle celle in regola
con le normative vigenti. Ad oggi i detenuti sono circa 65.500,
(9.500 in più rispetto a un anno fa), ma 22.500 in più del
consentito ed in eccesso anche rispetto al limite ritenuto
'tollerabile': in altre parole, in soli 12 mesi la metà del
lavoro previsto dal “Piano carceri”, 750 milioni di euro,
una cifra enorme, risulterebbe praticamente spesa per non
risolvere affatto il problema. Se il ritmo di crescita della
popolazione detenuta non cambia (e per ora non si intravedono
segnali di questo cambiamento), a fine 2010 l’intero 'Piano
carceri' sarà 'annullato': 1.500.000.000 (un miliardo e mezzo
di euro) sborsati, per ritrovarci al punto di partenza."
"Ma
siamo sicuri - prosegue la nota del Centro Studi - che tra
12 mesi, o anche tra 24 mesi, almeno qualcuno dei nuovi 'padiglioni
detentivi' o dei nuovi istituti penitenziari siano pronti
per ricevere i detenuti, quindi con dentro tutto il personale
necessario a gestire un carcere? Finora i tempi dell’edilizia
penitenziaria si sono misurati in decenni, anziché in anni.
E il personale non c’è neppure per far funzionare le carceri
attuali, allora, invece di cercare denaro pubblico che non
c’è per predisporre 'Piani' costosissimi e, ahimè, che ci
costringerebbero fra un paio di anni a cercare nuovi soldi
per costruire nuove galere, perché non ricorrere a pene alternative
alla detenzione per le condanne fino a 3 anni (sono quasi
20.000 i detenuti con pene inferiori a 3 anni); e perché non
limitare i casi per i quali è prevista la custodia cautelare
in carcere (degli oltre 30.000 detenuti in attesa di giudizio
oltre i 2/3 è accusato di reati 'minori' e il 40% è destinato
- dicono le statistiche - ad essere assolto, e quindi a costare
allo Stato un sacco di soldi in risarcimenti per ingiusta
detenzione)?".
La
soluzione per il sovraffollamento carcerario indicata dal
direttore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria
Franco Ionta era quella di incentivare le pene alternative
per i detenuti non pericolosi. Una soluzione sostenuta anche
dall’Unione Camere Penali Italiane e dall'Osservatorio sulla
legalita' e sui diritti Onlus. Entrambe le organizzazioni
hanno a piu' riprese denunciato la sperequazione fra le pene
detentive derivanti da una legislazione emergenziale e stratificata.
A giugno 2009, in occasione del nuovo allarme relativo all'aumento
della popolazione carceraria presidente dell'Osservatorio,
Rita Guma, aveva spiegato: "l’incentivazione delle pene
alternative ci vede favorevoli non per buonismo, ma perché
esse, anche in virtù del fatto che tengono i piccoli criminali
lontano da quelli di grosso calibro, riducono il pericolo
di recidiva". "È ovvio - aggiungeva Guma - che la
scelta di ampliare il ricorso alle misure alternative confligge
con una campagna informativa che vuole criminali pericolosi
solo quelli di piccolo cabotaggio e con una legislazione penale
(già da anni, ma sempre di più) forte con i deboli e debole
con i forti".
 
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