Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
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13 novembre 2009
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Emergenza carceri : Ristretti, il piano non puo' funzionare
di Mauro W. Giannini

"Piano carceri: una barca di soldi per costruire galere, e poi chi lo paga il personale per gestirle? E fra due anni, ammesso che si costruisca a tempo di record, le nuove carceri sarebbero già piene, e allora cosa prevediamo, di continuare a spendere soldi per un nuovo Piano carceri?" sono le domande poste dal Centro Studi di Ristretti OrizzontiGranello di Senape - associazione di volontari del carcere e redattori-detenuti che si impegna a conoscere e far conoscere le questioni interenti il carcere - in merito alla soluzione prevista dal ministro Alfano per fronteggiare l'emergenza carceraria.

Il gruppo di lavoro nota che "Del 'Piano Straordinario per l’Edilizia Penitenziaria', meglio conosciuto come “Piano Carceri”, si è iniziato a parlare un anno fa, precisamente il 7 novembre 2008: prevede la costruzione di nuovi penitenziari e l’ampliamento di molte strutture già esistenti per la creazione di 20.000 nuovi posti. All’epoca nelle carceri italiane erano presenti circa 56.000 detenuti, cioè 13.000 in più della capienza regolamentare degli istituti di pena e 8.000 in meno rispetto alla capienza considerata 'tollerabile': aggiungendo 20.000 posti si sarebbe tornati a un indice di affollamento delle celle in regola con le normative vigenti. Ad oggi i detenuti sono circa 65.500, (9.500 in più rispetto a un anno fa), ma 22.500 in più del consentito ed in eccesso anche rispetto al limite ritenuto 'tollerabile': in altre parole, in soli 12 mesi la metà del lavoro previsto dal “Piano carceri”, 750 milioni di euro, una cifra enorme, risulterebbe praticamente spesa per non risolvere affatto il problema. Se il ritmo di crescita della popolazione detenuta non cambia (e per ora non si intravedono segnali di questo cambiamento), a fine 2010 l’intero 'Piano carceri' sarà 'annullato': 1.500.000.000 (un miliardo e mezzo di euro) sborsati, per ritrovarci al punto di partenza."

"Ma siamo sicuri - prosegue la nota del Centro Studi - che tra 12 mesi, o anche tra 24 mesi, almeno qualcuno dei nuovi 'padiglioni detentivi' o dei nuovi istituti penitenziari siano pronti per ricevere i detenuti, quindi con dentro tutto il personale necessario a gestire un carcere? Finora i tempi dell’edilizia penitenziaria si sono misurati in decenni, anziché in anni. E il personale non c’è neppure per far funzionare le carceri attuali, allora, invece di cercare denaro pubblico che non c’è per predisporre 'Piani' costosissimi e, ahimè, che ci costringerebbero fra un paio di anni a cercare nuovi soldi per costruire nuove galere, perché non ricorrere a pene alternative alla detenzione per le condanne fino a 3 anni (sono quasi 20.000 i detenuti con pene inferiori a 3 anni); e perché non limitare i casi per i quali è prevista la custodia cautelare in carcere (degli oltre 30.000 detenuti in attesa di giudizio oltre i 2/3 è accusato di reati 'minori' e il 40% è destinato - dicono le statistiche - ad essere assolto, e quindi a costare allo Stato un sacco di soldi in risarcimenti per ingiusta detenzione)?".

La soluzione per il sovraffollamento carcerario indicata dal direttore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta era quella di incentivare le pene alternative per i detenuti non pericolosi. Una soluzione sostenuta anche dall’Unione Camere Penali Italiane e dall'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti Onlus. Entrambe le organizzazioni hanno a piu' riprese denunciato la sperequazione fra le pene detentive derivanti da una legislazione emergenziale e stratificata. A giugno 2009, in occasione del nuovo allarme relativo all'aumento della popolazione carceraria presidente dell'Osservatorio, Rita Guma, aveva spiegato: "l’incentivazione delle pene alternative ci vede favorevoli non per buonismo, ma perché esse, anche in virtù del fatto che tengono i piccoli criminali lontano da quelli di grosso calibro, riducono il pericolo di recidiva". "È ovvio - aggiungeva Guma - che la scelta di ampliare il ricorso alle misure alternative confligge con una campagna informativa che vuole criminali pericolosi solo quelli di piccolo cabotaggio e con una legislazione penale (già da anni, ma sempre di più) forte con i deboli e debole con i forti".

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