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Custodia
cautelare a penalista : indignazione dei colleghi
di
staff
Disagio
e indignazione percorrono i penalisti milanesi in merito alla
vicenda di una collega cui il Tribunale ha comminato la misura
della custodia cautelare in ordine a fatti connessi con la
sua attivita' forense.
Una
delibera del Consiglio Direttivo della Camera Penale di Milano,
richiamando la necessità di evitare …”ogni eccesso nel ricorso
alle misure cautelari personali, specie quando i fatti siano
risalenti nel tempo e sia mutato il contesto del preteso reato…
e ciò a maggior ragione se l’iniziativa cautelare rappresenta
la reazione ritardata ad una conoscenza immediata dei fatti"
e "preso atto che la restrizione della libertà personale
della collega in questione perdura in assenza di esigenze
cautelari", ricorda che i fatti contestati risalgono
ad oltre tre anni addietro, sono stati appresi dagli inquirenti
in presa diretta, non hanno determinato nell’immediatezza
alcuna iniziativa o misura, non sono stati reiterati nei successivi
tre anni e riguardano un rapporto professionale già cessato
da tempo.
I
penalisti milanesi, "ribadito che occorre scongiurare
il rischio di una già evidenziata …'indebita intromissione
nella libertà ed autonomia dell’esplicazione del mandato difensivo,
in particolare operando pericolose confusioni tra l’interesse
dell’indagine e l’interesse dell’indagato'…, osservato che,
in relazione a vicende dai contorni non definiti, la violenza
connaturata alla privazione di libertà può destare timore
nei difensori meno esperti, e conseguentemente può indebolire
l’esercizio del diritto di difesa: uno dei primari diritti
di rango costituzionale", manifestano "il disagio
e l’indignazione dell’avvocatura penale milanese per l’uso
improprio della custodia cautelare, che conferma la tendenza
a farvi ricorso al di là dei circoscritti scopi definiti dal
codice di procedura penale".
 
Dossier
giustizia
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