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Carceri
e pena : penalisti proclamano astensione e manifestazione
di
Tamara Gallera
Per
protestare "contro l'inerzia del governo in materia di
sovraffollamento carcerario e contro l'inasprimento del 41
bis", la Giunta dell'Unione Camere Penali Italiane ha
proclamato ieri una giornata di astensione dalle udienze per
il prossimo 27 novembre, invitando tutti gli iscritti a partecipare
a Napoli, il 28 novembre, ad una manifestazione sulla legalità
della pena.
Nella sua delibera, la Giunta UCPI, ha richiamato valutato
intollerabile "l'odierna situazione carceraria, denunciata
da mesi da molte Camere Penali territoriali e dalla Giunta,
anche di concerto con gli altri soggetti operanti in detta
realtà, e censurata anche in una recente pronuncia della Corte
Europea di Strasburgo, trova la sua origine in scelte di politica
criminale, che, mosse da mere esigenze di propaganda, hanno
sotto più aspetti inasprito il regime sanzionatorio e detentivo"
e giudicato che "a fronte di una situazione il cui carattere
di emergenza è noto e reso viepiù evidente dai continui episodi
di protesta e persino da condotte di autolesionismo, rifulge
la completa assenza, salvo rare meritorie eccezioni, di adeguata
proposta politica da parte del governo così come da parte
delle forze politiche di opposizione".
"Se
infatti - spiegano i penalisti - il cosiddetto piano per l’edilizia
carceraria, al di là dei lunghissimi tempi previsti per la
sua attuazione, non vale comunque di per sé a garantire la
finalità ultima della pena rappresentata dalla piena rieducazione
del condannato, non si intravede peraltro alcuna volontà di
mettere mano alle necessarie modifiche normative atte a far
fronte adeguatamente alla situazione di emergenza causata
dal sovraffollamento". L'UCPI denuncia anche che "le istanze
“securitarie”, origine prima dell’odierna drammaticità delle
condizioni di vita nelle carceri, sono state recentemente
utilizzate dal Parlamento anche al fine di inasprire ancor
più il regime detentivo previsto dall’art. 41 bis dell’O.P.,
introducendo ulteriori profili di illegittimità costituzionale
in un trattamento che già viola profondamente, sotto più aspetti,
i diritti fondamentali della persona e l’uguaglianza dei cittadini"
e che "nel dispiegarsi della volontà di dimostrare una pretesa
inflessibilità a fronte dei fenomeni criminali, il Parlamento
si è ultimamente spinto persino ad introdurre norme che violano
palesemente il diritto di difesa del detenuto in regime differenziato,
limitando nel numero e nella durata i colloqui con il difensore,
e che “criminalizzano” l’avvocato, gettando sulla sua figura
l’ombra di condotte di connivenza od agevolazione che ne ledono
irrimediabilmente la dignità istituzionale".
Pertanto
i penalisti ribadiscono "l’inumanità delle condizioni di vita
in cui versano attualmente i detenuti, unitamente ai dati
ufficiali relativi ai fattori che favoriscono la condotta
recidivante, impongono un completo ripensamento del sistema
delle pene, sì da differenziare il trattamento del condannato
in ragione della natura del fatto commesso e della specifica
capacità a delinquere, individuando pene “altre” rispetto
a quella detentiva e ben più di questa adeguate a garantire
il ravvedimento del reo ed il suo reinserimento nel contesto
civile; il regime detentivo differenziato previsto dall’art.
41 bis dell’O.P. viola palesemente i diritti fondamentali
della persona ed introduce elementi di privazione dei bisogni
più elementari dell’uomo che non trovano giustificazione nelle
esigenze di sicurezza che esso astrattamente persegue, con
ciò ponendosi in radicale conflitto con il principio di uguaglianza;
il diritto di difesa, nella sua inviolabilità, non tollera
discriminazione alcuna in ragione di una ritenuta maggiore
pericolosità del soggetto detenuto né tantomeno può consentirsi,
a cagione delle medesime istanze di prevenzione, la mortificazione
dell’alto ruolo svolto dal difensore".
 
Dossier
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