Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
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14 ottobre 2009
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Avvocati : OUA , numero chiuso e minimi tariffari per la riforma
di Mauro W. Giannini

Numero chiuso all'universita' e minimi tariffari inderogabili sono due dei sette punti ritenuti chiave per la riforma forense dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura. Per l'OUA e' "intollerabile un albo con 230.000 avvocati", ma l'Osservatorio sulla legalita' chiede che i criteri di selezione siano altri e che non si ergano difese alle rendite di posizione.

Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, ha dichiarato ieri che "La riforma deve raccogliere le proposte condivise di tutta l’avvocatura, senza colpi di mano e cedimenti, una 'riformicchia' è un pericolo da scongiurare. Il testo unificato già in discussione al Senato deve recepire e mantenere alcuni punti irrinunciabili. La novità è la nostra richiesta di inserire il numero chiuso all’università e un accesso programmato di 4mila avvocati l’anno alle scuole di formazione forense. E comunque serve maggiore rigore all’accesso, chiediamo l’entrata in vigore immediata delle nuove regole. Per l’iscrizione all’albo deve essere necessario il limite massimo di 50 anni d’età e la validità del certificato di abilitazione entro i cinque anni. Chiediamo, inoltre, che ci sia continuità ed effettività nell’esercizio dell’attività e l’applicazione dei criteri stabiliti dalla Cassa forense".

"Infine – ha concluso de Tilla – bisogna ristabilire l’inderogabilità dei minimi tariffari, ripristinare il divieto di patto quota-lite, prevedere l’esclusività della consulenza legale e non cedere sulle società di capitale e con soci di solo capitale. La riforma è una necessità per la categoria e per il Paese, ma non deve essere snaturata da ingerenze esterne, a partire quelle dell’antitrust, bisogna guardare all’Europa e in linea con le molte direttive sul tema varare una legge, che gli avvocati aspettano da molti, troppi, anni".

I punti ritenuti irrinunciabili dall'OUA sono quindi:

Inderogabilità dei minimi tariffari.
Ripristinare il divieto di patto quota-lite.
Prevedere l’esclusività della consulenza legale.
No alle società di capitale e con soci di solo capitale.
Introdurre il numero chiuso all’università e un accesso programmato di 4mila avvocati l’anno alle scuole di formazione forense.
Maggiore rigore all’accesso. Entrata in vigore delle nuove regole. Limite di 50 anni d’età e la validità del certificato di abilitazione di cinque anni.
Continuità ed effettività nell’esercizio dell’attività e l’applicazione dei criteri stabiliti dalla Cassa forense.

Rita Guma, presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus, commenta: "Alcune richieste dell'avvocatura ci sembrano sacrosante, altre meno. Lo sbarramento all'inizio dell'Universita' appare sconsigliabile per tanti motivi. A parte gli aspetti costituzionali, non sempre il voto di diploma (che forma parte del punteggio nelle selezioni) rispecchia le effettive attitudini e capacita' dello studente, quindi ragazzi apparentemente carenti si rivelano poi brillanti laureati o professionisti di spessore, mentre i cosiddetti 'secchioni' talora non hanno attitudini pratiche fondamentali nell'esercizio di moltissime professioni. Sono sicura che spulciando i curricula degli avvocati piu' brillanti d'Italia ne troveremo diversi che hanno 'peccato' nella loro adolescenza di scarso impegno per lo studio o ne hanno tratto - per motivi diversi - risultati carenti. Ne' si potrebbe effettuare la selezione sulla base di un test culturale, vista la disparita' dei contenuti offerti dai diversi corsi di studi superiori.".

"Piu' giusto - prosegue Guma - effettuare la selezione successivamente, quando l'avvocato si misura sul campo, in base al mercato, quindi si' all'esclusiva della consulenza legale, alla continuita' ed all'esercizio effettivo della professione (che garantiscono anche il cittadino) e al certificato di abilitazione di cinque anni per l'accesso alla professione (altra garanzia per il cittadino). La consapevolezza della necessita' di rispettare determinati standard per proseguire nell'attivita' sarebbe peraltro di per se' una limitazione per coloro che non hanno una adeguata motivazione quando si iscrivono alla facolta' di Giurisprudenza. La proposta di altri tipi di limitazioni trova invece gli attuali avvocati in conflitto d'interessi, perche' e' evidente che limitando l'accesso oggi crescerebbe nei prossimi anni la clientela pro capite per chi tuttavia ha iniziato la carriera con il vecchio ordinamento."

Guma concorda anche sul no dell'OUA agli studi legali come societa' di capitali: "Queste non garantiscono il cittadino, non solo perche' la responsabilita' civile dello studio diventa limitata al capitale, ma anche perche' potrebbero partecipare al capitale soggetti estranei (gruppi imprenditoriali, ad esempio) che possono di fatto condizionare l'attivita' dello studio compromettendo le garanzie per chi ad esso si rivolge".

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Dossier giustizia

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