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Avvocati
: OUA , numero chiuso e minimi tariffari per la riforma
di
Mauro W. Giannini
Numero
chiuso all'universita' e minimi tariffari inderogabili sono
due dei sette punti ritenuti chiave per la riforma forense
dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura. Per l'OUA e' "intollerabile
un albo con 230.000 avvocati", ma l'Osservatorio sulla
legalita' chiede che i criteri di selezione siano altri e
che non si ergano difese alle rendite di posizione.
Maurizio
de Tilla, presidente dell'Oua, ha dichiarato ieri che "La
riforma deve raccogliere le proposte condivise di tutta l’avvocatura,
senza colpi di mano e cedimenti, una 'riformicchia' è un pericolo
da scongiurare. Il testo unificato già in discussione al Senato
deve recepire e mantenere alcuni punti irrinunciabili. La
novità è la nostra richiesta di inserire il numero chiuso
all’università e un accesso programmato di 4mila avvocati
l’anno alle scuole di formazione forense. E comunque serve
maggiore rigore all’accesso, chiediamo l’entrata in vigore
immediata delle nuove regole. Per l’iscrizione all’albo deve
essere necessario il limite massimo di 50 anni d’età e la
validità del certificato di abilitazione entro i cinque anni.
Chiediamo, inoltre, che ci sia continuità ed effettività nell’esercizio
dell’attività e l’applicazione dei criteri stabiliti dalla
Cassa forense".
"Infine
– ha concluso de Tilla – bisogna ristabilire l’inderogabilità
dei minimi tariffari, ripristinare il divieto di patto quota-lite,
prevedere l’esclusività della consulenza legale e non cedere
sulle società di capitale e con soci di solo capitale. La
riforma è una necessità per la categoria e per il Paese, ma
non deve essere snaturata da ingerenze esterne, a partire
quelle dell’antitrust, bisogna guardare all’Europa e in linea
con le molte direttive sul tema varare una legge, che gli
avvocati aspettano da molti, troppi, anni".
I
punti ritenuti irrinunciabili dall'OUA sono quindi:
Inderogabilità
dei minimi tariffari.
Ripristinare il divieto di patto quota-lite.
Prevedere l’esclusività della consulenza legale.
No alle società di capitale e con soci di solo capitale.
Introdurre il numero chiuso all’università e un accesso programmato
di 4mila avvocati l’anno alle scuole di formazione forense.
Maggiore rigore all’accesso. Entrata in vigore delle nuove
regole. Limite di 50 anni d’età e la validità del certificato
di abilitazione di cinque anni.
Continuità ed effettività nell’esercizio dell’attività e l’applicazione
dei criteri stabiliti dalla Cassa forense.
Rita
Guma, presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
onlus, commenta: "Alcune richieste dell'avvocatura ci
sembrano sacrosante, altre meno. Lo sbarramento all'inizio
dell'Universita' appare sconsigliabile per tanti motivi. A
parte gli aspetti costituzionali, non sempre il voto di diploma
(che forma parte del punteggio nelle selezioni) rispecchia
le effettive attitudini e capacita' dello studente, quindi
ragazzi apparentemente carenti si rivelano poi brillanti laureati
o professionisti di spessore, mentre i cosiddetti 'secchioni'
talora non hanno attitudini pratiche fondamentali nell'esercizio
di moltissime professioni. Sono sicura che spulciando i curricula
degli avvocati piu' brillanti d'Italia ne troveremo diversi
che hanno 'peccato' nella loro adolescenza di scarso impegno
per lo studio o ne hanno tratto - per motivi diversi - risultati
carenti. Ne' si potrebbe effettuare la selezione sulla base
di un test culturale, vista la disparita' dei contenuti offerti
dai diversi corsi di studi superiori.".
"Piu'
giusto - prosegue Guma - effettuare la selezione successivamente,
quando l'avvocato si misura sul campo, in base al mercato,
quindi si' all'esclusiva della consulenza legale, alla continuita'
ed all'esercizio effettivo della professione (che garantiscono
anche il cittadino) e al certificato di abilitazione di cinque
anni per l'accesso alla professione (altra garanzia per il
cittadino). La consapevolezza della necessita' di rispettare
determinati standard per proseguire nell'attivita' sarebbe
peraltro di per se' una limitazione per coloro che non hanno
una adeguata motivazione quando si iscrivono alla facolta'
di Giurisprudenza. La proposta di altri tipi di limitazioni
trova invece gli attuali avvocati in conflitto d'interessi,
perche' e' evidente che limitando l'accesso oggi crescerebbe
nei prossimi anni la clientela pro capite per chi tuttavia
ha iniziato la carriera con il vecchio ordinamento."
Guma
concorda anche sul no dell'OUA agli studi legali come societa'
di capitali: "Queste non garantiscono il cittadino, non
solo perche' la responsabilita' civile dello studio diventa
limitata al capitale, ma anche perche' potrebbero partecipare
al capitale soggetti estranei (gruppi imprenditoriali, ad
esempio) che possono di fatto condizionare l'attivita' dello
studio compromettendo le garanzie per chi ad esso si rivolge".
 
Dossier
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