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Manifestazione
per la liberta' di informazione : hanno detto
di
staff
Valerio
Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale:
"Il potere politico e' troppo spesso intollerante nei confronti
delle voci critiche".
"La liberta' di informazione e' fondamentale per la vita democratica.
Una libera informazione e' presupposto per una societa' libera".
Neri
Marcore', attore:
''Non ha senso parlare di assoluta mancanza di liberta' altrimenti
si offrirebbe il fianco a chi parla di manifestazione farsa,
ma possiamo dire di essere in un regime di liberta' vigilata''.
''In questo regime puo' capitare infatti che scatti una querela,
che venga censurato un pezzo di satira, puo' essere che un
giornale pubblichi particolari della vita privata di una persona,
nonostante questa non abbia alcun incarico pubblico''.
''i partiti politici non c'entrano anche perche' qui stiamo
rivendicando un diritto e non chiedendo un privilegio. La
politica deve fare passi indietro. E noi tutti non dobbiamo
avere paura di dire 'non sono d'accordo'''.
Roberto
Saviano, autore di 'Gomorra':
''La liberta' di stampa che vogliamo difendere e' la serenita'
di lavorare, la possibilita' di raccontare senza doversi aspettare
ritorsioni''.
"Ecco perche' siamo qui, per dire che ogni paese ha bisogno
della massima liberta' di espressione''. Un modo, secondo
Saviano, anche per difendere la memoria ''dei giornalisti
che sono caduti per e in nome della liberta' di informazione''.
"Se si permette a chi scrive di rispondere solo alla
propria coscienza, probabilmente la parola avrebbe potuto
contribuire ad evitare una catastrofe del genere (Messina,
ndr)."
''Quello che sta accadendo dimostra una vecchia verita', e
cioe' che verita' e potere non coincidono mai''.
Don
Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana:
''E' diabolico far credere che questa manifestazione sia una
farsa: chi lo afferma e' in malafede e lo sa. La legittimazione
del voto popolare non autorizza nessuno a colonizzare lo Stato
e a spalmare il Paese di un pensiero unico senza diritto di
replica''.
''Quando un governo o un ministro si scagliano contro un giornale
con querele milionarie, come e' successo anche a noi c'e'
qualcosa che non va. E se qualcuno suona il campanello di
allarme, non e' un farabutto ma fa semplicemente il suo dovere''.
''I politici si occupino del bene del Paese e liberino giornali
e tv dalla loro invadenza. I giornalisti non si lascino usare
ed evitino di piegare schiena e ginocchia: la stampa non e'
lo zerbino del potere''.
Jim
Boumelha, presidente della Federazione Internazione dei giornalisti
(IFJ), 600.000 iscritti:
"In quale posto del mondo civilizzato sarebbe possibile
trovare un primo ministro che possiede quasi l’intera torta
dell’universo televisivo con l’emittente pubblica RAI sotto
il suo controllo insieme alla maggior parte delle altre emittenti
televisive?"
"...il monopolio della televisione non soltanto è in
grado di garantire un favorevole primo piano del primo ministro,
ma può addirittura cancellare la realtà, fare in modo che
le cose non diventino parte della coscienza del pubblico.
Durante la settimana delle registrazioni controllate, sei
notiziari televisivi in prima serata hanno tenuto nascosto
ai loro spettatori ciò che gli spagnoli, gli inglesi ed i
tedeschi erano invece in grado di leggere sull’argomento nei
loro rispettivi giornali".
"E che dire delle dichiarazioni fatte dal presidente
sul fatto che questa critica è stata orchestrata da sostenitori
dell’ala sinistra opposta? Anche lasciando da parte i tabloid
di tutta Europa, come il tedesco Bild, che ha fatto lo scoop
pubblicando una galleria di immagini delle donne coinvolte,
in Gran Bretagna, per esempio, è il Times, il Daily Telegraph
e l’ Economist – cioè giornali reputati seri per l’establishment
od il centro-destra– che si accaniscono di più nell’esaminare
questi fatti".
Franco
Siddi, Segretario Generale della Federazione Nazionale della
Stampa:
"Il Presidente del Consiglio, profondo conoscitore del
potere della televisione, ha deciso – invocando un suo diritto
sovrano alla privacy - che il giornalismo di opposizione andava
irreggimentato. Ha iniziato dai 'suoi giornali' decidendo
la cacciata dei direttori televisivi o della carta stampata,
perché o erano scomodi in quanto troppo professionali o non
utili a questa accelerazione perché non abbastanza aggressivi!
Con ciò anche negando il suo presunto liberalismo in quanto
editore! Ora assistiamo, ma non saremo compiacenti e inermi,
ad una svolta gravissima da parte dell’Azienda del servizio
pubblico. Una Rai mortificata e costretta a comprimere o negare
la propria missione di pluralismo e di luogo del confronto
delle idee".
"Ma se il re è nudo si dice che è nudo. Vale per tutti,
anche per il premier, a meno che non ci sia chi pensa che
possa essere invocato un lodo Alfano anche per l’informazione,
che ponga il re al riparo dalle notizie vere con il divieto
di parlare dei potenti."
"Non è tanto in discussione, attraverso nuove leggi,
ciò che può essere consentito o no pubblicare. È in discussione
l’autonomia professionale e del contenuto editoriale, attraverso
minacce di indebolimento, attraverso manovre sul mercato pubblicitario
delle risorse di cui dispone il sistema editoriale, azioni
legali temerarie. Questi sono indicatori di una situazione
pesante, non sopportabile, di una libertà ferita".
"Non tutto nel giornalismo Italiano è positivo. Abbiamo
pecche, siamo stati lenti e disattenti, spesso nella buona
pratica della rettifica e del rispetto dei singoli. Ma sappiamo
anche quanti giornalisti si sono immolati, hanno perso la
vita per assicurare ai cittadini con lealtà, correttezza e
umiltà il diritto di sapere. Nei luoghi di guerra e nelle
aree a rischio, come negli anni del terrorismo: Cutuli, Antonio
Russo, Baldoni, Hrovatin, Ota, Palmisano, Di Leo, De Palo,
Toni, Ciriello, Alpi, Casalegno, Tobagi. E tanti hanno pagato
per raccontare l’Italia delle frontiere occupate dalla malavita:
Di Mauro, Siani, Impastato, Spampinato e tanti altri. Le liste
sono incomplete e tanti colleghi, da queste frontiere, lavorano
in condizioni di alto rischio".
"Continueremo a disturbare il manovratore, i manovratori,
in ogni tempo, in ogni stagione, sempre quando sarà necessario,
confidando che non sia più necessario tornare in piazza ma
che ci sia la stagione dell’ascolto e del confronto su tutti
i problemi concreti che angosciano la vita di ognuno".
"La manifestazione di oggi è un mezzo, non è il fine.
È un momento di impegno civile che chiede ascolto e confronto,
nel rispetto di tutti e delle idee, dei colori, di tutti,
perché quella di oggi è giornata di vitalità democratica.
E perché – come diceva John Stuart Mill - lontani da ogni
estremizzazione in una democrazia anche un solo individuo
che avesse una opinione diversa dal resto della comunità ha
il diritto di essere ascoltato".
 
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