Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
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04 ottobre 2009
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Manifestazione per la liberta' di informazione : hanno detto
di staff

Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale:
"Il potere politico e' troppo spesso intollerante nei confronti delle voci critiche".
"La liberta' di informazione e' fondamentale per la vita democratica. Una libera informazione e' presupposto per una societa' libera".

Neri Marcore', attore:
''Non ha senso parlare di assoluta mancanza di liberta' altrimenti si offrirebbe il fianco a chi parla di manifestazione farsa, ma possiamo dire di essere in un regime di liberta' vigilata''.
''In questo regime puo' capitare infatti che scatti una querela, che venga censurato un pezzo di satira, puo' essere che un giornale pubblichi particolari della vita privata di una persona, nonostante questa non abbia alcun incarico pubblico''.
''i partiti politici non c'entrano anche perche' qui stiamo rivendicando un diritto e non chiedendo un privilegio. La politica deve fare passi indietro. E noi tutti non dobbiamo avere paura di dire 'non sono d'accordo'''.

Roberto Saviano, autore di 'Gomorra':
''La liberta' di stampa che vogliamo difendere e' la serenita' di lavorare, la possibilita' di raccontare senza doversi aspettare ritorsioni''.
"Ecco perche' siamo qui, per dire che ogni paese ha bisogno della massima liberta' di espressione''. Un modo, secondo Saviano, anche per difendere la memoria ''dei giornalisti che sono caduti per e in nome della liberta' di informazione''.
"Se si permette a chi scrive di rispondere solo alla propria coscienza, probabilmente la parola avrebbe potuto contribuire ad evitare una catastrofe del genere (Messina, ndr)."
''Quello che sta accadendo dimostra una vecchia verita', e cioe' che verita' e potere non coincidono mai''.

Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana:
''E' diabolico far credere che questa manifestazione sia una farsa: chi lo afferma e' in malafede e lo sa. La legittimazione del voto popolare non autorizza nessuno a colonizzare lo Stato e a spalmare il Paese di un pensiero unico senza diritto di replica''.
''Quando un governo o un ministro si scagliano contro un giornale con querele milionarie, come e' successo anche a noi c'e' qualcosa che non va. E se qualcuno suona il campanello di allarme, non e' un farabutto ma fa semplicemente il suo dovere''.
''I politici si occupino del bene del Paese e liberino giornali e tv dalla loro invadenza. I giornalisti non si lascino usare ed evitino di piegare schiena e ginocchia: la stampa non e' lo zerbino del potere''.

Jim Boumelha, presidente della Federazione Internazione dei giornalisti (IFJ), 600.000 iscritti:
"In quale posto del mondo civilizzato sarebbe possibile trovare un primo ministro che possiede quasi l’intera torta dell’universo televisivo con l’emittente pubblica RAI sotto il suo controllo insieme alla maggior parte delle altre emittenti televisive?"
"...il monopolio della televisione non soltanto è in grado di garantire un favorevole primo piano del primo ministro, ma può addirittura cancellare la realtà, fare in modo che le cose non diventino parte della coscienza del pubblico. Durante la settimana delle registrazioni controllate, sei notiziari televisivi in prima serata hanno tenuto nascosto ai loro spettatori ciò che gli spagnoli, gli inglesi ed i tedeschi erano invece in grado di leggere sull’argomento nei loro rispettivi giornali".
"E che dire delle dichiarazioni fatte dal presidente sul fatto che questa critica è stata orchestrata da sostenitori dell’ala sinistra opposta? Anche lasciando da parte i tabloid di tutta Europa, come il tedesco Bild, che ha fatto lo scoop pubblicando una galleria di immagini delle donne coinvolte, in Gran Bretagna, per esempio, è il Times, il Daily Telegraph e l’ Economist – cioè giornali reputati seri per l’establishment od il centro-destra– che si accaniscono di più nell’esaminare questi fatti".

Franco Siddi, Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa:
"Il Presidente del Consiglio, profondo conoscitore del potere della televisione, ha deciso – invocando un suo diritto sovrano alla privacy - che il giornalismo di opposizione andava irreggimentato. Ha iniziato dai 'suoi giornali' decidendo la cacciata dei direttori televisivi o della carta stampata, perché o erano scomodi in quanto troppo professionali o non utili a questa accelerazione perché non abbastanza aggressivi! Con ciò anche negando il suo presunto liberalismo in quanto editore! Ora assistiamo, ma non saremo compiacenti e inermi, ad una svolta gravissima da parte dell’Azienda del servizio pubblico. Una Rai mortificata e costretta a comprimere o negare la propria missione di pluralismo e di luogo del confronto delle idee".
"Ma se il re è nudo si dice che è nudo. Vale per tutti, anche per il premier, a meno che non ci sia chi pensa che possa essere invocato un lodo Alfano anche per l’informazione, che ponga il re al riparo dalle notizie vere con il divieto di parlare dei potenti."
"Non è tanto in discussione, attraverso nuove leggi, ciò che può essere consentito o no pubblicare. È in discussione l’autonomia professionale e del contenuto editoriale, attraverso minacce di indebolimento, attraverso manovre sul mercato pubblicitario delle risorse di cui dispone il sistema editoriale, azioni legali temerarie. Questi sono indicatori di una situazione pesante, non sopportabile, di una libertà ferita".
"Non tutto nel giornalismo Italiano è positivo. Abbiamo pecche, siamo stati lenti e disattenti, spesso nella buona pratica della rettifica e del rispetto dei singoli. Ma sappiamo anche quanti giornalisti si sono immolati, hanno perso la vita per assicurare ai cittadini con lealtà, correttezza e umiltà il diritto di sapere. Nei luoghi di guerra e nelle aree a rischio, come negli anni del terrorismo: Cutuli, Antonio Russo, Baldoni, Hrovatin, Ota, Palmisano, Di Leo, De Palo, Toni, Ciriello, Alpi, Casalegno, Tobagi. E tanti hanno pagato per raccontare l’Italia delle frontiere occupate dalla malavita: Di Mauro, Siani, Impastato, Spampinato e tanti altri. Le liste sono incomplete e tanti colleghi, da queste frontiere, lavorano in condizioni di alto rischio".
"Continueremo a disturbare il manovratore, i manovratori, in ogni tempo, in ogni stagione, sempre quando sarà necessario, confidando che non sia più necessario tornare in piazza ma che ci sia la stagione dell’ascolto e del confronto su tutti i problemi concreti che angosciano la vita di ognuno". "La manifestazione di oggi è un mezzo, non è il fine. È un momento di impegno civile che chiede ascolto e confronto, nel rispetto di tutti e delle idee, dei colori, di tutti, perché quella di oggi è giornata di vitalità democratica. E perché – come diceva John Stuart Mill - lontani da ogni estremizzazione in una democrazia anche un solo individuo che avesse una opinione diversa dal resto della comunità ha il diritto di essere ascoltato".

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