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Legge
Pinto : giovani avvocati , no a ipotesi di riforma
di
staff
Il
Disegno di legge di riforma della L. n. 89/2001, meglio conosciuto
come “Legge Pinto”, all’esame della Commissione Giustizia
del Senato, non convince i giovani avvocati, che sollevano
anche il dubbio su qualche punto di incostituzionalita'.
“Rendere più difficoltoso l’accesso al rimedio risarcitorio,
previsto dalla Legge Pinto, quando la durata di un processo
civile o penale è stata talmente lunga da essere irragionevole
secondo la costante giurisprudenza della Corte Europea dei
Diritti dell’Uomo, rappresenta la resa incondizionata dello
Stato dinanzi alla impossibilità di contenere i tempi della
Giustizia”, ha dichiarato il Presidente dell’Aiga Giuseppe
Sileci.
“Applicando
i principi economici, si può osservare che lo Stato persegue
l’obiettivo di una migliore produttività dell’amministrazione
giudiziaria – al quale dovrebbero fare tendere le continue
sentenze di condanna emesse dalle 26 Corti d’Appello – abbassando
i già modesti standard di qualità”, ha aggiunto Sileci, secondo
cui non si puo' definire diversamente "quella previsione
che, a conti fatti, esclude l’irragionevolezza della durata
quando un processo impieghi dieci anni per concludersi in
terzo grado ovvero quella norma che limita il risarcimento
alle frazioni temporali che abbiano ecceduto la durata minima
predeterminata per legge".
“Ma la scelta del legislatore di sacrificare i diritti del
cittadino ad un equo risarcimento del danno quando la durata
di un processo è stata irragionevole nasconde – neppure troppo
- il chiaro tentativo di contenere i costi che lo Stato deve
sopportare ogni anno per ristorare quanti hanno dovuto attendere
a lungo prima di sentirsi riconoscere o negare la loro ragione
da un Tribunale della Repubblica”, ha precisato il Presidente
dei giovani Avvocati.
“In ogni caso, il disegno di legge, se fosse approvato nella
sua attuale formulazione, presenterebbe sospetti di incostituzionalità
laddove debba ravvisarsi la violazione, oltre che dell’art.
111, anche dell’art. 117 della Carta Costituzionale, che impone
al legislatore italiano il rispetto dei Trattati e delle Convenzioni
internazionali, ivi compresa la Convenzione Europea dei Diritti
dell’Uomo”.
L'Aiga
quini confida , che il Parlamento ed il Governo, ciascuno
nel rispetto delle proprie competenze, dedichino i loro sforzi
ad un effettivo ammodernamento dell’Amministrazione Giudiziaria
"ed abbandonino definitivamente il proposito di addossare
ulteriormente sul vessato cittadino le disfunzioni di un sistema
che è indegno di uno Stato cosiddetto civile".
 
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