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Giovani
avvocati : scudo fiscale lede libera concorrenza
di
staff
Lo
scudo fiscale lede il principio della libera concorrenza.
E' una delle denunce dell'Associazione Italiana Giovani Avvocati,
che accusa governo e parte dell'opinione pubblica di usare
due pesi e due misure con le imprese e con l'avvocatura.
"Lo
scudo fiscale, fortemente voluto dalla maggioranza di governo
per fare rientrare in Italia i capitali all’estero, è l’ennesima
prova dello strabismo della classe politica italiana: molto,
troppo attenta alle specifiche esigenze delle imprese e molto,
troppo distratta rispetto ai problemi del ceto professionale”.
Lo ha dichiarato il presidente dell'Associazione Giovani Avvocati,
Giuseppe Sileci, secondo cui dal decreto Bersani in poi, si
sono susseguiti interventi legislativi indifferenti alle necessità
dei professionisti italiani quando non punitivi "Ed è
motivo di irritazione constatare che per certa opinione pubblica
costituiscono un disvalore, un limite alla concorrenza ed
una zavorra per il paese la previsione di minimi tariffari
inderogabili, al di sotto dei quali i professionisti non possono
scendere per determinare i loro compensi, e venga invece accolta
con grande favore la possibilità, concessa a tutti ma soprattutto
alle imprese, di fare rientrare i capitali dall’estero nel
più assoluto anonimato ed applicando agli stessi una aliquota
irrisoria del 5%".
Sileci
rileva che "Si tratta di una iniziativa che lede il principio
della libera concorrenza molto spesso predicato a vanvera
(è troppo facile, per chi ha occultato denari, essere più
competitivi di quei soggetti che invece hanno pagato sempre
le tasse, fino all’ultimo, ed hanno potuto reinvestire molto
meno dei loro ricavi) e che è offensiva nei confronti di quanti
(e sono molti tra i professionisti) hanno redditi sempre più
contenuti e, non riuscendo più ad arrivare a fine mese, scivolano
verso l’indigenza. Tra questi vi sono molte migliaia di giovani
avvocati che, avendo assunto l’incarico di difensori d’ufficio
o di quanti non hanno i mezzi per pagarsi la difesa tecnica,
con la loro opera consentono allo Stato di attuare il precetto
sancito dall’art. 24 della Costituzione ma sono costretti
ad attendere anni per avere corrisposti dall’erario i loro
compensi, per di più liquidati in misura irrisoria".
Da tempo i Giovani Avvocati chiedono un intervento del legislatore
affinché sia riformata la materia della difesa d’ufficio e
del patrocinio a spese dello Stato costituendo fra l'altro
nel bilancio dello Stato un apposito capitolo di spesa per
il pagamento dei compensi ai difensori d’ufficio e dei non
abbienti e soprattutto prevedendo tempi di pagamento molto
contenuti. Ora l'AIGA si augura "che
parte del maggiore gettito, assicurato dal rientro dei capitali
dai paradisi fiscali, sia impiegato innanzitutto per estinguere
il debito dello Stato verso i difensori d’ufficio e dei meno
abbienti e sia adoperato per pagare i compensi che, molti,
attendono anche dal 2007”.
 
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