28 maggio 2009

 
     

Processo civile , riforma approvata al Senato : i commenti
di Mauro W. Giannini

Un'occasione mancata. Cosi' i giovani avvocati dell'AIGA sulla accelerazione dei processi, dopo l'approvazione da parte del Senato della riforma del processo civile. I giovani avvocati rilevano che per una curiosa coincidenza, l'approvazione del provvedimento e' giunta all’indomani della pubblicazione dei dati Istat relativi ai procedimenti giudiziari civili del 2007, la cui lettura, secondo il presidente Aiga, Giuseppe Sileci, "rafforza il convincimento che – al di là della utilità o meno di alcune novità, che solo con il tempo potranno essere valutate – il Parlamento ha perso l’ennesima occasione per introdurre meccanismi di accelerazione dei giudizi senza compromettere il diritto di difesa e, più in generale, l’accesso al servizio giustizia".

"Infatti - spiega Sileci - in luogo di un accorciamento di molti termini difensivi (che, senza la previsione di termini perentori per i giudici, non consentiranno nessun vero recupero di efficienza), ovvero della incostituzionale introduzione del c.d. 'filtro' per i ricorsi in Cassazione, sarebbe stato senz’altro più aderente allo scopo di ridurre i tempi processuali un intervento del legislatore teso ad introdurre un tentativo obbligatorio di conciliazione endoprocessuale. Se nel 2007 solo 111.654 giudizi pendenti dinanzi ai giudici di pace in materia di risarcimento dei danni da circolazione stradale si sono esauriti con sentenza su un totale di 246.685, è difficile negare che dietro a gran parte dei procedimenti definiti con provvedimento diverso vi sia una conciliazione tra le parti ed è altrettanto difficile negare che queste conciliazioni sono state agevolate dagli esiti dell’attività istruttoria. Parimenti, non è certo dipeso dal semplice caso se – sempre nel 2007 – i tribunali hanno smaltito 843.317 processi ma di questi solo 448.529 con sentenza".

"La chiarezza di questi dati", ha concluso il presidente dei Giovani avvocati, "avrebbe dovuto suggerire al legislatore la adozione di meccanismi processuali che favorissero la conciliazione nel processo. Invece nulla di tutto ciò, è questa l’amara constatazione, è stato fatto mentre si sono addossati solo sui cittadini, tramite i loro difensori, alquanto discutibili inasprimenti processuali, alcuni dei quali di dubbia costituzionalità, come se lo scopo del processo non fosse quello di rendere giustizia a chi la ha, ma di celebrarsi ed esaurirsi ad ogni costo nel minor tempo possibile".

Critici sul punto era stato anche l'Organismo Unitario dell'Avvocatura. Mentre il pdl era ancora in discussione, l’assemblea dell’Oua aveva infatti approvato un documento sul filtro in Cassazione previsto nella riforma del processo civile, dando un giudizio negativo e proponendo alcuni emendamenti migliorativi. Maurizio de Tilla, Presidente dell’OUA, aveva spiegato che "Il testo di riforma del processo civile trasmesso dalla Camera al Senato poteva essere considerato un primo passo di riforma processuale se non si fosse insistito nella previsione di un filtro in cassazione, sia pure accorciato e limitato nelle fattispecie indicate".

L’Oua ritiene che anche tale 'filtro corto' configga con il dettato dell’art. 111 (comma 7 cost.): "La generica discrezionalità attribuita alla Corte Suprema nella definizione di un ricorso ammissibile o inammissibile finisce per vanificare la norma costituzionale", spiegava ancora de Tilla, "La discrezionalità riguarda – nella previsione del 'filtro corto' – la presenza di una 'conforme giurisprudenza' non facilmente decifrabile e i principi informatori del giusto processo che non sono appropriatamente definiti. Il testo sia pure migliorato non elimina, inoltre, la confusione tra ammissibilità ed infondatezza che cancella i principi informatori del processo, come hanno ribadito in più occasioni i giuristi esperti processualisti interpellati dall’avvocatura".

Una valutazione positiva, invece, da parte dell'Associazione nazionale per l'arbitrato e la conciliazione, che fa rilevare come con 136 voti favorevoli, 92 contrari e 4 astenuti, il Senato abbia dato il via libera definitivo anche al tentativo obbligatorio di conciliazione, in materia di controversie civili e commerciali. "Ora il ministro Angelino Alfano ha trenta giorni di tempo per l'emanazione del relativo Decreto Legislativo che disciplina la risoluzioni di controversie in riferimento alla tutela dei diritti disponibili dei cittadini - nota il presidente Giovanni Pecoraro - Le controversie potranno essere risolte da conciliatori specializzati attraverso Organismi di Conciliazione. Detti organismi debbono essere accreditati ed iscritti nel registro tenuto presso il Ministero della Giustizia".

"Non piu' tempi di giustizia lunghi e costosi, ma procedimenti snelli che dovranno concludersi entro 4 mesi e a costo di giustizia zero. - aggiunge Pecoraro - La conciliazione e' affidata agli oltre duecentomila tra avvocati e commercialisti o laureati in materie giuridiche ed economiche che sono o gia' specializzati o che si sono specializzati attraverso corsi formativi con enti accreditati presso il ministero della Giustizia. Spetta ora agli organi di informazione dare una giusta e corretta spiegazione su queste grandi modifiche riportate nel pacchetto giustizia. Finalmente al centro della giustizia controversie risolvibili con conciliatori terzi ed imparziali e possibilita' per i neo laureati di iniziare da subito un'attivita' lavorativa professionale redditizia".

Di sistema, invece, la critica dell'Unione Camere Civili, che - in occasione dell'analisi del D.L. 112/08 e sulla bozza di decreto legge in tema di giustizia civile e di modifiche del codice di procedura civile - aveva fra l'altro cosi' commentato: "si ribadisce la necessità che la riforma della giustizia civile non proceda per modifiche ai singoli articoli di codice di rito, ma sia radicale ed organica, non solo allo scopo di evitare, come accadde oggi, il convivere di più procedure diverse a seconda dell’epoca di instaurazione della lite, ma soprattutto perché così procedendo, i problemi riconnessi all’intollerabile durata dei processi si sono aggravati. E’ perfettamente inutile prevedere tempi brevi o brevissimi, come è attualmente, per il compimento degli atti delle parti, e, poi, non vi è alcun limite temporali alle decisioni del Giudice. E’ altrettanto velleitaria risulterà l’introduzione del processo telematico, ove la procedura non sia rivista nella sua attuale configurazione. Né migliore sorte hanno avuto il processo del lavoro e quello societario, segno tangibile che in assenza di adeguate risorse finanziari ed umane, qualsiasi tipo di processo è destinato al naufragio".

"Da sempre l’Unione Nazionale delle Camere Civili si batte per ottenere se non l’unificazione dei riti, quanto meno la loro riduzione e semplificazione, e che il processo deve tornare ad essere uno strumento ed una garanzia e non invece un ostacolo. - concludevano i civilisti - Prima di legiferare circa le varie disposizioni del Codice Civile, va finalmente stabilito che tipo di processo si vuole attuare, con quali fini e con quali mezzi".

Speciale giustizia

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