21 aprile 2009

 
     

India : attacchi Mumbai , a rischio pena capitale denuncia torture
di Mauro W. Giannini

Il giovane pakistano imputato nel processo per gli attentati di Mumbai (India) dello scorso anno si e' dichiarato non colpevole ed ha accusato la polizia di avergli estorto la confessione con la tortura. Lo ha dichiarato alla stampa il suo avvocato.

Mohammed Ajmal Kasab era stato chiamato a rispondere, oltre che della carneficina nella citta' indiana che ha ucciso 166 persone, di tentato omicidio e di sequestro di persona. Il ragazzo rischia la pena di morte in caso di condanna.

La presunta confessione illustra i dettagli di come il ragazzo sarebbe stato addestrato, il fatto che Mumbai sarebbe stata scelta come teatro dell'attentato perche' capitale finanziaria dell'India, e il fatto che gli attentatori hanno detto di voler "distruggere" provocando la morte di Americani, Britannici, Israeliani ed altri stranieri che vi si trovavano.

L'obiettivo ultimo della missione del giovane - ritenuto un elemento organico del terrorismo pakistano - sarebbe stato, secondo la confessione, quello di "liberare il Kashmir", la contesa regione al confine fra India e Pakistan a maggioranza musulmana ma sotto il controllo indiano.

Ma la confessione, fatta ad un magistrato locale mentre l'uomo era sotto la custodia della polizia, sarebbe stata estorta e quindi non si tratterebbe di una confessione volontaria. Il suo avvocato ha spiegato che l'uomo "ha detto di essere stato anche torturato fisicamente durante la custodia e la sua firma e' stata ottenuta con la forza e la coercizione".

Non solo, Kasab, che secondo le autorita' indiane avrebbe 21 anni, sostiene di averne meno di 18 e chiede quindi il trasferimento del suo caso ad un tribunale dei minori.

Ma il pubblico ministero ha contestato la dichiarazione, affermando che sia in occasione della confessione alla polizia, sia in occasione del trasferimento in carcere, il giovane aveva detto di avere 21 anni. Il giudice ha pertanto respinto la domanda ritenendola una contestazione "futile" ed un tentativo di ritardare il processo.

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