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01 aprile 2009
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Informazione
e privacy : il Garante richiama i media Nuovo richiamo del Garante privacy ai media sul rispetto delle vittime di violenza sessuale. I mezzi di informazione - afferma infatti il Garante - non possono rivelare il nome e il cognome delle vittime di violenza sessuale senza il loro consenso. Un tale comportamento, ancora prima che al Codice deontologico dei giornalisti e al Codice della privacy, č contrario alle norme del codice penale. L'intervento del Garante per la protezione dei dati personali si e' reso necessario in riferimento ai recenti casi di violenza sulle donne e sui minori, che spesso sono stati oggetto di una informazione non rispettosa di questi principi. Il Garante sottolinea che riportare dettagli di natura sessuale, oltre a contravvenire al principio di essenzialitą dell'informazione, lede gravemente la dignitą delle vittime degli abusi aggiungendo altra violenza a quella da loro gią subita. "Pur nel legittimo diritto di cronaca riguardo a fatti di interesse pubblico, č doveroso che i media si comportino con responsabilitą, garantendo il rispetto delle persone vittime di violenza e abusi e astenendosi dal riportare dettagli ed informazioni che possano danneggiarle ulteriormente" afferma il Garante che, riguardo all'attivita' di informazione sulla recente terribile vicenda familiare di Torino, sta valutando eventuali interventi di propria competenza. Si augura un intervento incisivo il presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e cui diritti, Rita Guma, sottolineando che non e' la prima volta che il Garante interviene per sanzionare quelli che sono principi sanciti dal Codice deontologico dei giornalisti e da Carte di impegno che essi hanno sottoscritto, come la Carta di Treviso per la protezione dei minori coinvolti in fatti di cronaca. "Difendiamo la libera informazione e il diritto di cronaca, ma questi acquistano valore in casi di interesse pubblico e sempre nel rispetto della dignita' umana - afferma Guma - non e' accettabile che una vittima di violenza lo sia doppiamente quando vengono inutilmente rivelati al mondo suoi dati personali e particolari intimi. E la cosa e' tanto piu' grave nell'era di internet, in cui le informazioni restano definitivamente in data base consultabili da tutti". "Sulla questione sarebbe auspicabile anche un intervento degli Ordini dei Giornalisti di appartenenza - sottolinea Guma - soprattutto in un momento in cui, giustamente, si rivendica un ruolo di autoregolamentazione degli Ordini in materia di privacy e comunque si afferma la validita' del modello ordinistico basata anche sul compito di controllo del comportamento deontologico degli associati". ___________ NB:
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