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18 marzo 2009
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Avvocati
su divorzi e separazioni ai notai : ma occorre tutelare le famiglie Favorevoli alla collaborazione con i notai, ma la tutela dei diritti delle famiglie deve continuare ad essere affidata a giudici e avvocati. E' quanto sottolinea Maurizio De Tilla, presidente Oua, a seguito delle proposte di affidare ai notai la competenza in tema di separazioni e divorzi. Anche l'Associazione dei matrimonialisti italiani e l'Associazione Avvocati per la famiglia sono contrarie all'ipotesi. Con il DDL 577, "modifiche alla disciplina in tema di separazione personale tra i coniugi, scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio e successione ereditaria del coniuge", si era discusso di conferire delega ai Notai in materia di separazione consensuale e divorzio congiunto (con omologa da parte del Tribunale solo nell’ipotesi di esistenza di figli minori). Tale DDL proponeva inoltre modifiche all’art. 162 c.c., con l’introduzione di convenzioni prematrimoniali che andrebbero anche ad incidere sulla vigente disciplina dei diritti successori tra coniugi. L'ipotesi, originariamente lanciata dall'Eurispes, e' stata recentemente riproposta sulla stampa. Secondo l'avv. De Tilla, "Tutte le proposte che puntano ad aumentare la collaborazione tra figure professionali contigue sono benvenute, ma tutto ciò che riguarda i conflitti all’interno della famiglia, con o senza figli, deve rimanere nell’ambito della giurisdizione, con le garanzie che solo i giudici togati e gli avvocati possono fornire". E infatti l' Assemblea dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana, riunitasi a Roma il 13 e 14 marzo 2009, ha approvato un documento che ribadisce la ferma contrarietà alla proposta di attribuire ai notai la competenza in materia di separazione e divorzio. Tale proposta, secondo l'organismo dell'avvocatura, "non sarebbe affatto a costo zero (l’onorario del notaio sarebbe a carico delle parti), non aumenterebbe minimamente l’efficienza e la celerità del sistema, anzi aggrava di un ulteriore passaggio una procedura che nella grande maggioranza dei tribunali è celere e semplice. Infine, la proposta di introdurre convenzioni prematrimoniali (i famosi contratti di cui spesso si sente parlare a proposito dei matrimoni delle star) impone una grande attenzione rispetto alla formazione e alla deontologia di chi li redige per evitare la potenziale lesione dei diritti del coniuge più debole". "Ancora una volta si cerca una scorciatoia sbagliata per affrontare un problema vero – commenta il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla – i conflitti che sorgono all’interno del nucleo familiare sono delicatissimi, non solo quando coinvolgono i figli. Si dovrebbe prevedere una forma di tutela molto professionale e specializzata, con procedure ad hoc particolarmente garantiste. Tutto ciò si potrebbe realizzare attraverso la costituzione del Tribunale della Persona o di Sezioni Specializzate". "Siamo assolutamente favorevoli alla collaborazione con altre figure professionali come i notai e al loro più intenso coinvolgimento all’interno della giurisdizione - conclude De Tilla - ma su diritti indisponibili come quelli legati alla famiglia, i cittadini hanno diritto ad un giudice togato e alla difesa tecnica garantita dagli avvocati". Sulla proposta di affidare ai notai le competenze in materia di matrimonio, si era gia' registrata una netta presa di posizione negativa da parte dell'Associazione Matrimonialisti Italiani, che considera l'ipotesi "del tutto sganciata dalla realta' e dalla conoscenza delle problematiche del diritto di famiglia". In merito, il presidente nazionale dell'AMI, avv. Gian Ettore Gassani, aveva dichiarato: "Ipotizzare di togliere alla giurisdizione le procedure familiari significa non aver capito nulla delle immense difficoltà che incontrano i tecnici del diritto a gestire la fase patologica del matrimonio. La gran parte delle separazioni e dei divorzi è consensuale soprattutto per la capacità di molti avvocati di mediare e ridurre il conflitto tra i coniugi nonché per l’intervento di mediatori familiari, psicologi, assistenti sociali, sociologi, psichiatri infantili. In ogni caso, gli accordi delle separazioni consensuali non sono soltanto il frutto di un libero consenso delle parti ma anche quello di un vaglio successivo del tribunale, che potrebbe non ratificarli". Gassani sottolineava che "va considerato che i notai non hanno alcuna esperienza in materia di diritto familiare e che, comunque, un matrimonio non può essere risolto come se fosse un contratto qualsiasi" e ricordava le questioni legate ai minori, spesso di grande complessita'. Viceversa, l'avv. Gassani auspicava una proposta che attribuisse agli avvocati buona parte delle competenze dei notai al fine di "aumentare la concorrenza e far risparmiare ai cittadini molti soldi per pagare le parcelle per i vari trasferimenti di proprieta'". Secondo la presidente dell'Associazione Avvocati per la famiglia e per i minori, avv. Marina Marino, il disegno di legge Saro, "al di la' delle carenze di ordine sostanziali e processuali risponde al chiaro ed evidente obiettivo di derubricare i diritti dei cittadini sottraendoli alla giurisdizione , obiettivo che da tempo l’AIAF denuncia e che addirittura viene presentato ai senatori come la volontà di 'agevolare nella forma e nei tempi le unioni matrimoniali fallite, diminuendone i costi e consentendo di ricorrere allo strumento della convenzione matrimoniale, fiscalmente agevolata con apposita norma attraverso il ministero del notaio per sua natura professionale ed istituzionale atto a mediare le controversie con ben altra efficacia rispetto al giudice'". Tali affermazioni, secondo Marino "sono evidentemente destituite di ogni e qualsiasi fondamento se si tiene conto del fatto che la funzione del notaio non è, né è mai stata quella di mediare le controversie, in quanto la funzione notarile è precisata dalla legge notarile che all’art. 1, comma primo, L.N., definisce i notai come «pubblici ufficiali istituiti per ricevere gli atti tra vivi e di ultima volontà, attribuire loro pubblica fede, conservarne il deposito, rilasciarne le copie, i certificati e gli estratti. L'art. 1, comma 1°, L.N., come sopra indicato, conferisce innanzitutto al notaio il potere di attribuire pubblica fede agli atti ricevuti. Il concetto di pubblica fede esprime la particolare efficacia probatoria che l'ordinamento giuridico riconosce all'atto pubblico. Stabilisce infatti l'art. 2700 c.c. che l'atto pubblico fa prova, fino a querela di falso, sia della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, sia delle dichiarazioni delle parti in esso riportate, sia degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza od essere stati da lui compiuti." Marino nota poi che il disegno di legge per l'attribuzione ai notai di competenze su separazioni e divorzi "stride totalmente con tutti progetti di legge di riforma dell’ordinamento forense nei quali si riconosce la funzione ed il valore della specializzazione forense". L’AIAF denuncia con forza tale tentativo che intende portare a conoscenza dei cittadini "perché gli stessi siano informati dei rischi che corrono i loro diritti". ___________ NB:
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