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27 febbraio 2009
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Laicita'
dello Stato : sospensione docente genera critiche Continuano le reazioni della societa' civile alla sanzione imposta all'insegnante di Terni reo di aver tolto il crocifisso dalla parete dell'aula prima di farvi lezione "rivendicando la libertà di non fare lezione sotto un simbolo appeso di una specifica confessione religiosa dietro la cattedra, invocando la libertà di insegnamento, la libertà religiosa e la laicità dello Stato e della scuola pubblica previste dagli articoli costituzionali". A seguito di un procedimento disciplinare attivato su impulso di una deliberazione degli studenti, presa a maggioranza, che chiedeva il ripristino del simbolo sulla parete e poi di un confronto serrato fra il dirigente scolastico e l'insegnate, l'11 febbraio 2009 il docente e' stato sospeso per un mese dall'insegnamento e dallo stipendio dal Consiglio di disciplina nazionale dell'Istruzione ed ha pertanto annunciato che farà "ricorso alla magistratura del lavoro e agli organi amministrativi". Si e' fatto notare che la sanzione e' stata estremamente significativa, visto che per reati ben piu' gravi fino a pochi anni fa docenti e bidelli condannati dalla magistratura ordinaria per violenza sessuale nei confronti dei propri alunni si sono visti commminare solo sospensioni dal servizio da uno a dieci giorni e dirigenti condannati dalla magistratura per 'peculato, truffa, abuso d'ufficio e falsità ideologica' hanno ricevuto circa 30 giorni di sospensione dal servizio. Ma l'inaprimento delle sanzioni e' effetto del ministero Fioroni. In difesa del docente si sono schierati fra gli altri i Cobas - che parlano di "discriminazione sui luoghi di lavoro" - l'Associazione Per la Scuola della Repubblica e il Comitato Nazionale Scuola e Costituzione. Anche l'Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno" ritiene "del tutto inaccettabile" la sospensiva a cui il docente è stato condannato "per aver fatto valere appieno il principio della laicità dello Stato costituzionalmente sancito". "In base a questo - spiega la vicepèresidente Maria Mantello - lo Stato repubblicano, non si può far portatore di una confessione religiosa, imponendo simboli religiosi nei luoghi pubblici, tanto più quando si tratta di un'aula scolastica, dove si educa all'appartenenza alla cittadinanza al di là delle preferenze religiose di singoli o gruppi. Fossero pure maggioritari. Se infatti, anche il 100% degli italiani fossero cattolici, cosa che non è, lo Stato non potrebbe farsi propagatore della confessione della chiesa romana e del suo simbolo". Mantello ricorda le diverse sentenze della Corte Costituzionale (in particolare, 203/1989), e della Corte di Cassazione (in particolare, 439/2000) che affermano la laicita' dello Stato, nonché quella emessa recentemente dalla Sesta sezione penale della Cassazione il 17 febbraio 2009, che "ha annullato senza rinvio perché il fatto non sussiste" la condanna per il giudice del Tribunale di Camerino, Luigi Tosti, a sette mesi di reclusione per interruzione di pubblico servizio e omissione di atti d'ufficio inflitta dalla Corte d'Appello dell'Aquila nel maggio 2007, perché il magistrato si era rifiutato di svolgere le sue funzioni nell'aula giudiziaria a causa della presenza di un crocifisso". ___________ NB:
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