06 febbraio 2009

 
     

Decreto sicurezza : penalisti fortemente critici
di Mauro W. Giannini

"Esprimiamo grande soddisfazione per l’approvazione da parte del Senato dell’emendamento al disegno di legge sulla sicurezza della maggioranza che rende obbligatori l’arresto in flagranza e la custodia cautelare in carcere di chi commette il reato di violenza sessuale e limita fortemente la possibilità per i condannati di godere dei benefici premiali".

Lo hanno affermato, in una nota congiunta, i ministri della Giustizia, Angelino Alfano, e per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, secondo cui "Ancora una volta è stata data una risposta immediata alla richiesta delle cittadine e dei cittadini di riservare a chi commette delitti turpi come la violenza sessuale un trattamento adeguato alla gravità del reato".

Di tutt'altro avviso invece gli avvocati penalisti. Secondo l'Unione Camere Penali, "Gli emendamenti al disegno di legge sulla sicurezza approvati in queste ultime ore danno la misura di una concezione aberrante dello strumento penale, ancora una volta concepito ed utilizzato, anche a costo di incorrere in palesi censure di incostituzionalità, quale strumento di propaganda e di captazione di facile consenso".

In particolare, "L'emendamento in materia di 'stupro' è atto che offende i più comuni principi di civiltà giuridica e che mortifica, esso sì, l'indipendenza del giudice. Porre l'obbligo normativo di custodia cautelare sol perché si e' gravemente indiziati di un pur orribile delitto significa sacrificare sull'altare della consenso della piazza il principio di necessità ed adeguatezza della privazione della libertà di chi e' per dettato costituzionale presunto innocente, e con ciò delegittimare l'operato del giudice cui solo spetta valutare e dar conto della necessità di una misura di privazione della libertà e della sua adeguatezza a garantire prevenzione".

Inoltre, "Escludere la concessione delle misure alternative alla detenzione soltanto in forza del titolo di un reato significa - a giudizio dell'UCPI - negare quella necessità rieducativa della pena che, anch'essa, la Costituzione impone e di nuovo mortificare l'esercizio della giurisdizione".

Per quanto riguarda gli immigrati irregolari, secondo i penalisti, "Facoltizzare il medico a denunciare lo stato di clandestinità del proprio assistito significa violare uno dei principi deontologici fondanti la professione sanitaria e rappresenta un vero e proprio attentato al diritto alla salute costituzionalmente garantito. Si tratta di interventi che, così come altri già inseriti nel disegno di legge sulla sicurezza dei cittadini, danno la misura della profonda inciviltà giuridica che anima il nostro attuale legislatore ed essi sì impongono una ferma protesta ed opposizione nel segno del rispetto della Costituzione".

Speciale giustizia

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