30 gennaio 2009

 
     

Codice TV : Columba, non complici di bavagli a liberta' stampa
di osservatoriosullalegalita.org

Il presidente dell'Unione Nazionale Cronisti Italiani, Guido Columba, in una lettera ai presidenti e segretari di Fnsi e Ordine dei Giornalisti, Natale, Siddi, Del Boca e Iacopino, sulla questione dei processi in tv, solleva alcune importanti questioni relative al “Codice di autodisciplina sulle corrette modalità di rappresentazione dei procedimenti giudiziari nelle trasmissioni radiotelevisive” prospettato dal Garante per le Comunicazioni Corrado Calabro' e su cui i giornalisti dovrebbero tenere alta l'attenzione.

Si tratta infatti, secondo Columba, di "Una iniziativa che Fnsi e Ordine non possono in alcun modo condividere, poiché sarebbero conniventi e complici di una nuova pesantissima ed indebita interferenza nella libertà di stampa e nell’esercizio della professione di giornalista". "C’è chi sostiene che le sanzioni saranno comminate solo alle aziende e non ai singoli. Ma nel testo questa garanzia non c’è. - evidenzia Columba nella lettera - E le aziende multate pesantemente non si rivarranno sui singoli e, soprattutto, non attueranno anche loro una forma di censura preventiva per evitare guai ? E se la vicenda riguarda solo le aziende, perché serve la copertura degli organismi dei giornalisti?".

Il presidente UNCI riporta la frase “Nel circuito informazione-giurisdizione possono verificarsi interferenze nocive quando si manifesti tendenza a trasmodare con inversione dei ruoli, potendo gli operatori dell’informazione divaricare la direttrice parallela celebrando in sede impropria, in forma libera e ai fini anticipatori i processi in corso e potendo dall’altro lato i giudici cedere alla tentazione di porsi come fattori della pubblica opinione, ad essa direttamente indirizzando messaggi fuori o addirittura dentro gli atti tipici della loro funzione” che definisce "un giochetto di parole".

Columba sottolinea che "in base al testo del codice su cui si sta lavorando, i partecipanti all’avventura avviata da mesi – Rai, Mediaset, La7, Sky, Frt, Aeranti, e altre aziende del settore, più Fnsi e Ordine – si 'obbligano' a costituire una associazione che ha il compito di vegliare sul rispetto del codice e di comminare 'le relative sanzioni a carico dei trasgressori' Di quale natura e di che entità queste sanzioni siano, peraltro, non è indicato: ci saranno e basta".

Il presidente UNCI spiega che "molti programmi televisivi vengono realizzati da conduttori o programmisti - registi che non sono tenuti a rispettare le norme professionali e deontologiche dei giornalisti. Quindi è necessario che qualcuno dica loro come devono comportarsi quando parlano di vicende giudiziarie. Ed ecco che scatta il riflesso della censura: invece di obbligare le aziende ad affidare trasmissioni del genere solo a giornalisti, con la garanzia preventiva che saranno svolte secondo i dettami di legge, professionali ed etici, si preferisce fare un bel codice. E avere nello zaino una bella riserva di sanzioni. Così se per caso qualche giornalista vero dovesse sbagliare è tutto pronto per una bella punizione".

"Come sempre avviene - denuncia Columba - gli attentati alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini di essere informati - le vicende del ddl Alfano sulle intercettazioni lo riprovano – vengono infiocchettati dentro sproloqui di attestazioni sulla virtù salvifica per la democrazia della libertà di informazione. Più se ne parla, più si vuole limitarla".

"Sui comportamenti dei giornalisti vigila l’Ordine, su quelli dei magistrati il Csm - conclude Columba invitando il vertici del sindacato e dell'Ordine dei giornalisti a reagire - E’ tutto quello che serve".

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