17 gennaio 2009

 
     

Caso Battisti : Napolitano rammaricato scrive a Lula
di Tara Fernandez

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Presidente della Repubblica Federativa del Brasile, Inàcio Lula da Silva, una lettera personale per esprimere profondo stupore e rammarico per la decisione del ministro brasiliano della Giustizia, Tarso Genro, di concedere lo status di “rifugiato politico” a Cesare Battisti, per il quale l’Italia ha avanzato richiesta di estradizione a seguito della condanna all’ergastolo perché giudicato colpevole, tra altri delitti, di quattro omicidi per finalità di terrorismo.

Nella lettera, che richiama i lineamenti dell’ordinamento costituzionale e giuridico italiano e le garanzie che esso ha offerto e offre nel perseguire anche i responsabili di reati di terrorismo, il Capo dello Stato si rende interprete della vivissima emozione e della comprensibile reazione che la grave decisione ha suscitato nel paese e tra tutte le forze politiche italiane.

Cesare Battisti fu condannato con sentenze definitive all'ergastolo e ad un periodo di isolamento diurno, oltre che per banda armata, rapine, armi, gambizzazioni, per ben quattro omicidi: in due di essi (omcidio del maresciallo Santoro, Udine 6.6.78; omicidio dell'agente Andrea Campagna, Milano 19.4.79), egli sparò materialmente in testa o alle spalle delle vittime; per un terzo (macellaio Lino Sabbadin, Mestre 16.2.79) partecipò materialmente facendo da copertura armata al killer Diego Giacomini; per il quarto (Pieluigi Torregiani, Milano 16.2.79) fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore.

Gli omicidi Sabbadin e Torregiani, infatti, Spiego' anni dopo il PM del processo, Armando Spataro, "furono compiuti a distanza di un'ora l'uno dall'altro, nello stesso giorno (16.2.79, appunto, a pochi giorni dagli omicidi di Guido Rossa ed Emilio Alessandrini), perchè responsabili, secondo 'la giustizia proletaria', di avere reagito a rapine che avevano subito poco tempo prima. Furono uccisi perchè mai avrebbero dovuto reagire ai proletari costretti alle rapine per sopravvivere. La stessa organizzazione (Proletari Armati per il Comunismo -P.A.C.), di cui Battisti era uno dei capì, organizzò i due omicidi in contemporanea per darvi maggior risalto: un gruppo agì a Mestre (tra essi Battisti), un altro a Milano".

Battisti evase da una prigione italiana nel 1981. Fuggito in Francia, ha potuto vivere per molti anni indisturbato e considerato un intellettuale e quasi un perseguitato politico, grazie alla dottrina del presidente Mitterrand, il quale aveva promesso asilo ai terroristi che avessero rinunciato alla vita armata. A seguito della mutata visione dei politici al governo e - vista la pendenza della richiesta di estradizione da parte dell'Italia - Battisti era poi stato arrestato e successivamente posto sotto controllo giudiziario, ma gli era stato interdetto di lasciare l'Ile de France e imposto l'obbligo di firmare settimanalmente presso il palazzo di giustizia di Parigi. Egli fuggi' invece all'estero.

Arrestato in Brasile, i giudici locali risposero negativamente alla sua richiesta di essere considerato rifugiato politico. Decisione che e' stata invece ribaltata a livello governativo.

Speciale terrorismo

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