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02 dicembre 2009
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Rom : la sentenza su Angelica e la barbarie italiana
riceviamo e pubblichiamo

Dopo la recente sentenza del Tribunale dei Minorenni di Napoli che rifiuta le misure alternative al carcere per la giovane Romnì Angelica V. , ritengo che sia ormai un dato ufficiale: esistono in Italia due giustizie, che rispecchiano una generale perdita di civiltà e di senso etico della società italiana. Una giustizia per i potenti, capaci di sollevare clamori mediatici, farsi leggi ad personam e sfuggire ai processi in ogni modo possibile (“legittimo” ma anche illegale, penso alla corruzione dei giudici) e un’altra per i deboli, immigrati clandestini, ancora peggio se donne e “zingare”, per lo più minorenni, come nel caso di Angelica. Che nel processo tentano di dimostrare la propria innocenza, senza molta speranza, dato che la “comune esperienza” della popolazione italiana, le vuole a priori colpevoli.

A questo proposito, possiamo constatare che ormai il cerchio si è chiuso anche a Napoli, dove ormai si applica il richiamo di qualche anno fa dell’allora Guardasigilli della Lega, Castelli, a emettere sentenze che rispettino il “comune sentire degli Italiani” sulla questione “nomadi”. Personalmente, credo fermamente nell’innocenza di Angelica (nel merito del reato contestatole di tentata sottrazione di minore) e credo anche che, come diceva Pasolini a proposito delle sentenze della Sacra Rota negli anni ’60, è possibile da una sentenza del Tribunale, evincere l’oscurantismo della cultura che l’ha ispirata, legata a un pregiudizio bipartisan che sta portando oggi l’Italia fuori dall’Europa.

Nello specifico, la sentenza parla di “considerevole allarme sociale che il reato in contestazione ha determinato”, di “schemi tipici della cultura rom”, di “comune esperienza” riguardo ai comportamenti dei Rom. Ma “comune esperienza” di chi, domando io? Non certo della maggioranza dei magistrati italiani che si sono pronunciati su casi simili, i quali, come documenta lo studio dell’Università di Verona La zingara rapitrice, racconti, denunce, sentenze (1986-2007) (di Sabriba Cambini Tosi, ed. CISU), hanno riconosciuto la non attendibilità della versione fornita dai genitori in merito alle intenzioni reali della persona Rom approssimatasi ai loro figli, proprio perché influenzata da strutture pre-cognitive (il pregiudizio viscerale verso questa popolazione, di origine medievale), ancora così radicate nella mentalità dell’uomo comune, in Italia e nel 2009.

Abbiamo tentato ripetutamente, con l’avvocato di Angelica C. Valle, di portare all’attenzione del Tribunale questo studio, ma non ci è stata data la possibilità nel dibattimento, perché giudicato non rilevante ai fini della considerazione del caso singolo. Salvo, poi, giudicare invece rilevante la “comune esperienza”, che, pur essendo altrettanto estranea alla vicenda individuale, viene usata come pietra di appoggio della sentenza.

Al sottoscritto, come persona informata dei fatti, non è stata data adeguata possibilità di parlare della propria esperienza pregressa con i Rom ed esprimere un’opinione in merito. Dopo dieci anni di lavoro con i Rom per conto dell’Associazione Opera Nomadi Napoli, ritengo di essere in grado, tuttavia, di escludere qualsiasi fondatezza nell’addebito mosso ad Angelica in quanto facente parte di un gruppo etnico ben preciso, avendo imparato che la cultura rom non è assolutamente statica e immobile nel tempo, ma va evolvendosi continuamente sotto la pressione degli eventi storici che la condizionano (guerre dell’ex-Jugoslavia, miseria e marginalizzazione sociale della Romania odierna).

Pur ricorrendo oggi in mezzo a noi (spesso, ma non sempre) a espedienti di vario genere per sopravvivere, il furto di minori gagé non è mai stato dimostrato in sede giuridica fino a oggi, proprio perché i Rom, essendo particolarmente prolifici, non hanno bisogno di rubare i figli deli altri (qualcuno ricorda ancora i numerosissimi flop realizzati dalle forze dell’ordine nei campi rom, alla ricerca di A. Celentano e D. Pipitone)? Un’ultima riflessione sul ruolo della politica. Sono convinto che l’avere demandato ai Tribunali ogni forma di intervento verso la realtà rom a Napoli, è stato, più che un errore, una scelta politica ben precisa, che ha avuto il suo tornaconto in termini elettorali.

Si è voluto provocare un’escalation di tensione sui territori, per poi cavalcarla coi proclami sotto elezione (si ricordi il caso di Ponticelli nel 2008) e con il Commissariamento da parte del Ministro Maroni. Ma già da anni, il sottoscritto, insieme a Padre Alex Zanotelli, all’Opera Nomadi e al Comitato con i Rom, ha denunciato come scandalosa l’assenza di intervento strutturale della politica sulla questione dei campi rom a Napoli, che è l’unica responsabile nel generare il disagio dei minori portati a caritare in strada, invece di andare a scuola. I nostri sforzi di iscrizione scolastica non sono finora decollati (almeno per quanto riguarda i Rom rumeni di Poggioreale), a causa del disinteresse sostanziale delle istituzioni, anche qui purtroppo bipartisan, al di là delle chiacchiere e dei proclami ufficiali rimasti senza riscontri concreti.

La realtà è che centinaia di questi minori rom, soprattutto rumeni, negli ultimi anni sono stati prelevati dai vigili e affidati a comunità, recidendo i legami identitari, linguistici, culturali e affettivi con le legittime famiglie. Un vero e proprio genocidio culturale, invisibile e silenzioso, di cui i media non parlano abbastanza e non con la serietà che si richiederebbe.

Come ci mostra, infatti, anche La zingara rapitrice, l’evidenza dei dati dimostra che i veri rapitori di minori siamo noi gagé, con le nostre istituzioni ferocemente anti-zigane. Fa specie vedere che oggi, affondata una linea di intervento che negli anni passati aveva dato qualche seppure timido frutto (si pensi alla chiusura “civile” delle baraccopoli di Viale Cinzia nel 2004 e alla successiva creazione del Centro di Prima Ospitalità “G. Deledda” di Soccavo), sia destra che sinistra si ritrovino a Napoli sostanzialmente concordi a collaborare sulla questione “nomadi” su di un’impostazione “securitaria” imposta dalla Lega Nord che abbiamo sempre considerato fuorviante. Del resto, a Roma, le deportazioni di Rom dal centro-città nei campi di concentramento oltre il raccordo anulare, le ha iniziate il “democratico” Veltroni.

Persino i magistrati, in controtendenza nazionale rispetto al conflitto in corso con il presente governo, a Napoli sulla questione Rom si sono arresi all’impostazione ormai data per assiomatica, dei “nomadi” come principale minaccia alla sicurezza nazionale, insieme al terrorismo e alla mafia. La differenza è che, mentre nel Parlamento italiano siedono condannati per concorso esterno in associazione mafiosa che scrivono le leggi del nostro Stato (presunto) democratico, la giovane Angelica, (la quale ormai più tanto giovane dentro non deve più essere), ostinandosi incredibilmente a dichiararsi innocente contro il “comune sentire degli Italiani”, ancora aspetta un processo giusto che restituisca dignità e rispetto alla sua persona e al suo popolo.

Marco Nieli
Ex-Presidente dell’Opera Nomadi di Napoli

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