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Rom
: la sentenza su Angelica e la barbarie italiana
riceviamo
e pubblichiamo
Dopo
la recente sentenza del Tribunale dei Minorenni di Napoli
che rifiuta
le misure alternative al carcere per la giovane Romnì
Angelica V. , ritengo che sia ormai un dato ufficiale: esistono
in Italia due giustizie, che rispecchiano una generale perdita
di civiltà e di senso etico della società italiana. Una giustizia
per i potenti, capaci di sollevare clamori mediatici, farsi
leggi ad personam e sfuggire ai processi in ogni modo possibile
(“legittimo” ma anche illegale, penso alla corruzione dei
giudici) e un’altra per i deboli, immigrati clandestini, ancora
peggio se donne e “zingare”, per lo più minorenni, come nel
caso di Angelica. Che nel processo tentano di dimostrare la
propria innocenza, senza molta speranza, dato che la “comune
esperienza” della popolazione italiana, le vuole a priori
colpevoli.
A
questo proposito, possiamo constatare che ormai il cerchio
si è chiuso anche a Napoli, dove ormai si applica il richiamo
di qualche anno fa dell’allora Guardasigilli della Lega, Castelli,
a emettere sentenze che rispettino il “comune sentire degli
Italiani” sulla questione “nomadi”. Personalmente, credo fermamente
nell’innocenza di Angelica (nel merito del reato contestatole
di tentata sottrazione di minore) e credo anche che, come
diceva Pasolini a proposito delle sentenze della Sacra Rota
negli anni ’60, è possibile da una sentenza del Tribunale,
evincere l’oscurantismo della cultura che l’ha ispirata, legata
a un pregiudizio bipartisan che sta portando oggi l’Italia
fuori dall’Europa.
Nello
specifico, la sentenza parla di “considerevole allarme sociale
che il reato in contestazione ha determinato”, di “schemi
tipici della cultura rom”, di “comune esperienza” riguardo
ai comportamenti dei Rom. Ma “comune esperienza” di chi, domando
io? Non certo della maggioranza dei magistrati italiani che
si sono pronunciati su casi simili, i quali, come documenta
lo studio dell’Università di Verona La zingara rapitrice,
racconti, denunce, sentenze (1986-2007) (di Sabriba Cambini
Tosi, ed. CISU), hanno riconosciuto la non attendibilità della
versione fornita dai genitori in merito alle intenzioni reali
della persona Rom approssimatasi ai loro figli, proprio perché
influenzata da strutture pre-cognitive (il pregiudizio viscerale
verso questa popolazione, di origine medievale), ancora così
radicate nella mentalità dell’uomo comune, in Italia e nel
2009.
Abbiamo
tentato ripetutamente, con l’avvocato di Angelica C. Valle,
di portare all’attenzione del Tribunale questo studio, ma
non ci è stata data la possibilità nel dibattimento, perché
giudicato non rilevante ai fini della considerazione del caso
singolo. Salvo, poi, giudicare invece rilevante la “comune
esperienza”, che, pur essendo altrettanto estranea alla vicenda
individuale, viene usata come pietra di appoggio della sentenza.
Al
sottoscritto, come persona informata dei fatti, non è stata
data adeguata possibilità di parlare della propria esperienza
pregressa con i Rom ed esprimere un’opinione in merito. Dopo
dieci anni di lavoro con i Rom per conto dell’Associazione
Opera Nomadi Napoli, ritengo di essere in grado, tuttavia,
di escludere qualsiasi fondatezza nell’addebito mosso ad Angelica
in quanto facente parte di un gruppo etnico ben preciso, avendo
imparato che la cultura rom non è assolutamente statica e
immobile nel tempo, ma va evolvendosi continuamente sotto
la pressione degli eventi storici che la condizionano (guerre
dell’ex-Jugoslavia, miseria e marginalizzazione sociale della
Romania odierna).
Pur
ricorrendo oggi in mezzo a noi (spesso, ma non sempre) a espedienti
di vario genere per sopravvivere, il furto di minori gagé
non è mai stato dimostrato in sede giuridica fino a oggi,
proprio perché i Rom, essendo particolarmente prolifici, non
hanno bisogno di rubare i figli deli altri (qualcuno ricorda
ancora i numerosissimi flop realizzati dalle forze dell’ordine
nei campi rom, alla ricerca di A. Celentano e D. Pipitone)?
Un’ultima riflessione sul ruolo della politica. Sono convinto
che l’avere demandato ai Tribunali ogni forma di intervento
verso la realtà rom a Napoli, è stato, più che un errore,
una scelta politica ben precisa, che ha avuto il suo tornaconto
in termini elettorali.
Si è voluto provocare un’escalation di tensione sui territori,
per poi cavalcarla coi proclami sotto elezione (si ricordi
il caso di Ponticelli nel 2008) e con il Commissariamento
da parte del Ministro Maroni. Ma già da anni, il sottoscritto,
insieme a Padre Alex Zanotelli, all’Opera Nomadi e al Comitato
con i Rom, ha denunciato come scandalosa l’assenza di intervento
strutturale della politica sulla questione dei campi rom a
Napoli, che è l’unica responsabile nel generare il disagio
dei minori portati a caritare in strada, invece di andare
a scuola. I nostri sforzi di iscrizione scolastica non sono
finora decollati (almeno per quanto riguarda i Rom rumeni
di Poggioreale), a causa del disinteresse sostanziale delle
istituzioni, anche qui purtroppo bipartisan, al di là delle
chiacchiere e dei proclami ufficiali rimasti senza riscontri
concreti.
La realtà è che centinaia di questi minori rom, soprattutto
rumeni, negli ultimi anni sono stati prelevati dai vigili
e affidati a comunità, recidendo i legami identitari, linguistici,
culturali e affettivi con le legittime famiglie. Un vero e
proprio genocidio culturale, invisibile e silenzioso, di cui
i media non parlano abbastanza e non con la serietà che si
richiederebbe.
Come
ci mostra, infatti, anche La zingara rapitrice, l’evidenza
dei dati dimostra che i veri rapitori di minori siamo noi
gagé, con le nostre istituzioni ferocemente anti-zigane. Fa
specie vedere che oggi, affondata una linea di intervento
che negli anni passati aveva dato qualche seppure timido frutto
(si pensi alla chiusura “civile” delle baraccopoli di Viale
Cinzia nel 2004 e alla successiva creazione del Centro di
Prima Ospitalità “G. Deledda” di Soccavo), sia destra che
sinistra si ritrovino a Napoli sostanzialmente concordi a
collaborare sulla questione “nomadi” su di un’impostazione
“securitaria” imposta dalla Lega Nord che abbiamo sempre considerato
fuorviante. Del
resto, a Roma, le deportazioni di Rom dal centro-città nei
campi di concentramento oltre il raccordo anulare, le ha iniziate
il “democratico” Veltroni.
Persino
i magistrati, in controtendenza nazionale rispetto al conflitto
in corso con il presente governo, a Napoli sulla questione
Rom si sono arresi all’impostazione ormai data per assiomatica,
dei “nomadi” come principale minaccia alla sicurezza nazionale,
insieme al terrorismo e alla mafia. La differenza è che, mentre
nel Parlamento italiano siedono condannati per concorso esterno
in associazione mafiosa che scrivono le leggi del nostro Stato
(presunto) democratico, la giovane Angelica, (la quale ormai
più tanto giovane dentro non deve più essere), ostinandosi
incredibilmente a dichiararsi innocente contro il “comune
sentire degli Italiani”, ancora aspetta un processo giusto
che restituisca dignità e rispetto alla sua persona e al suo
popolo.
Marco
Nieli
Ex-Presidente dell’Opera Nomadi di Napoli
 
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