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25 ottobre 2009
tutti gli speciali

Caso Marrazzo : debolezze , politica e grandi fratelli
riceviamo e rispondiamo

Il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo viene spiato e ricattato da agenti dell'Arma dei Carabinieri durante un incontro intimo in un'abitazione al piano terra di via Gradoli, zona Cassia (casualità vuole che fosse lo stesso condominio dove, 31 anni fa, è stato trovato un covo delle Brigate rosse dopo il sequestro di Aldo Moro).

Nel 2005 altri carabinieri scoprono che un giovane investigatore privato si apposta ogni mattina sotto il comitato elettorale di Marrazzo, in via Lega Lombarda. A bordo della sua Y-10 riprende le persone che entrano e escono dal portone. Ma anche le targhe delle auto a bordo delle quali si sposta Marrazzo. A mio avviso, all'uomo Piero Marrazzo, vittima di una spietata ragnatela criminale, va espressa, senza esitazione, piena solidarietà per una violenza privata dalla quale nessun cittadino appare protetto.

Il giudice Mesiano viene seguito e spiato fuori dal tribunale in momenti di vita privata e alcune sue abitudini diventano oggetto di una trasmissione televisiva che tenta di esporlo al pubblico ludibrio. Il direttore del quotidiano "Avvenire" Dino Boffo si dimette a seguito dell'attacco di un altro quotidiano il quale pubblica una lettera anonima su presunte vicende con risvolti omosessuali. Nel 2007, Silvio Sircana, portavoce di Prodi viene spiato e fotografato mentre si trovava in automobile su una strada romana frequentata da transessuali.

Su qualche testata giornalistica sembrano arrivare, con disinvoltura, in tempo reale, verbali riservati redatti da PM delle varie procure. L'ultimo verbale, relativo alla vicenda Marrazzo, è quello firmato da un procuratore aggiunto e di un sostituto il 22 ottobre e arrivato ad un quotidiano il giorno stesso. Tre dei carabinieri arrestati per la presunta estorsione al presidente della Regione Lazio avrebbero detto di essere vittime di una macchinazione che sta sopra di loro. L'Arma, intanto, si sarebbe riabilitata subito con l'arresto delle "mele marce".

Come non ricordare, in questo frangente, la talpa che informava gli stragisti su modalità e tempi di arrivo del Jet del Sisde dove si trovavano il giudice Falcone e la moglie. Come non ricordare il ruolo dell'agente Contrada nelle vicende palermitane o l'uomo dei Servizi segreti "senza volto" protagonista occulto del grande puzzle investigativo sulle stragi di mafia. Il filo conduttore degli avvenimenti sembra essere una sorta di "Grande Fratello" o, addirittura, nelle vicende specificatamente politiche, 2 "Grandi Fratelli", l'un contro l'altro armati, che si fanno la guerra utilizzando favori e complicità di nicchie contrapposte ben inserite nei gangli dello Stato. I due "Grandi fratelli" sparano attraverso i propri mezzi di comunicazione, i cosiddetti giornalisti e testate embedded.

La data di nascita dei due Grandi Fratelli è incerta. Quello che sembra certo è che essi incombono sulle vite di tutti, limitano la libertà di pensiero e di scelta privando i cittadini di informazioni importanti, condizionando pesantemente il fluire degli avvenimenti e pilotando così gli umori dell'opinione pubblica. Non possiamo trarre nessuna conclusione. La vicenda Marrazzo, come altre passate, rimane grottesca ed inquietante... non solo per quei giovani carabinieri "infedeli" della stazione Trionfale.

Domenico Ciardulli

Risponde Rita Guma:

Sicuramente questa lettera pone l'accento su un punto molto importante della vita del nostro Paese. Al di la' del fatto se i quattro Carabinieri abbiano agito da soli nella raccolta delle 'informazioni' e nei primi contatti ricattatori, la tempistica dei fatti lascia perplessi e, come giustamente ricorda Ciardulli, fatti analoghi accaduti nel lontano o vicino passato (comprese le dichiarazioni di Cossiga sulle infiltrazioni pilotate dalle massime istituzioni fra i manifestanti scomodi per giustificare il pugno duro delle Forze dell'Ordine) mettono una ipoteca negativa sulla vita publica italiana.

E che il pericolo non abbia un preciso colore politico lo dimostra il fatto che - al di la' delle dichiarazioni sdegnate di circostanza - la politica serri le fila attorno a personaggi controversi delle istituzioni, come avvenuto ad esempio in occasione del rinvenimento del dossier di Pio Pompa su magistrati, giornalisti e su alcune organizzazioni come il nostro Osservatorio, quando un documento del CSM che - a difesa dei magistrati presi di mira - condannava l'accaduto offrendo una credibile ricostruzione dei fatti, suscito' un violento coro bipartisan di proteste dal quale si salvarono solo alcune formazioni politiche minoritarie. Ne' i vari Copaco di ambo i segni politici hanno mai chiarito quella vicenda...

Colgo l'occasione per aggiungere qualche riflessione su privacy e informazione, perche' mi sembra che in questi giorni politici e commentatori abbiano fatto (strumentalmente o, piu' raramente, in buona fede) molta confusione fra situazioni diversissime fra loro.

Come risaputo, l'Osservatorio difende la privacy del cittadino quale diritto fondamentale, ma ritiene anche che la privacy di un politico sia meno privata di quella dei normali cittadini (risoluzione del Consiglio dei ministri del Consiglio d'Europa del 1998) e che in uno Stato democratico vicende anche private di interesse pubblico debbano essere conosciute dagli elettori (Corte Europea, sent. 7 lug. 2007 e varie altre pronunce).

Come stabilito anche da diversi tribunali europei, e' d'interesse pubblico cio' che ha effetti sulla cosa pubblica, quindi - al di la' ovviamente delle questioni penalmente rilevanti - i ricatti o i legami di dipendenza che espongano uomini delle Istituzioni ipotecando le loro scelte (che siano legislative o che riguardino personaggi da candidare o inserire nelle istituzioni), o infine fatti privati che tuttavia confliggano platealmente con le scelte legislative che le forze partitiche cui il politico fa riferimento vogliano attuare per il resto della popolazione.

In questo senso e' intrusione nella privacy lo scoop sessuale su un politico che predichi il libero amore, tuteli gli omosessuali e le coppie di fatto, poiche' si tratta solo di pruderie ne' quanto egli fa nel suo privato potrebbe minarne l'immagine pubblica, con cui e' coerente. Idem dicasi per aspetti sessuali inerenti la vita di un giornalista, anche se quanto scrive non e' coerente con quanto pratica. Infatti egli scrive a nome e nell0interesse dei cittadini (diceva Camus, "l'unica nostra giustificazione, se ne abbiamo una, e' che scriviamo a nome di chi non puo' farlo) e per giunta non limita le liberta' del cittadino in senso opposto al proprio stesso agire, perche' non ha poteri.

Di un politico invece che voglia imporre a tutti una visione tradizionale della famiglia, che emargini gli omosessuali, che progetti leggi punitive verso le prostitute e i loro clienti, che vari una legislazione contro i clandestini, e' giusto che si sappia se frequenta omosessuali o prostitute, se ha l'amante e figli fuori del matrimonio, se i suoi domestici sono immigrati regolari in regola con i contributi, etc, sia perche' il cittadino-elettore deve poter valutare l'incoerenza fra il pubblico e il privato di quel politico, sia perche' la vita privata di quel politico lo espone a ricatti e richieste di uso personalistico delle Istituzioni. Cosi' pure e' fondamentale sapere se egli ha interessi che confliggono con quelli dello Stato, poiche' egli e' in condizione di legiferare o distribuire appalti che portino vantaggio a lui anche in danno all'interesse pubblico.

Per questo - anche se condanniamo l'uso politico e ad orologeria che e' stato fatto di tutte queste 'rivelazioni' - ci sembra che i casi richiamati nella lettera siano diversi fra loro e, ovviamente, non possano essere assimilati a quelli che hanno visto come protagonista il presidente del Consiglio. Ad esempio il caso Boffo, non riguardando un uomo politico o un uomo delle istituzioni, e' stata una pura e semplice ritorsione politica senza alcun vantaggio per i cittadini. Anche il caso Mesiano non era motivato da alcun vantaggio per i cittadini, che deve essere il criterio dirimente per la scelta di pubblicare o meno fatti e immagini inerenti la privacy.

Aggiungo che Marrazzo (che in effetti a qualche rischio ha esposto pure l'istituzione, nel momento in cui si e' esposto al ricatto non denunciandolo e non dimettendosi prima dello scandalo) ha fatto bene a dimettersi (diversamente a quanto fatto dal premier), per non danneggiare l'Istituzione e la sua parte politica, ma che la mia solidarieta' va soprattutto alla moglie ed alle figlie di Marrazzo, incolpevoli vittime sia delle azioni del loro congiunto, sia del tritacarne mediatico conseguito alla divulgazione di questa vicenda.

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