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Parole
in bianco e nero
riceviamo
e pubblichiamo
Peter
Boom mi ha inviato questa storia, tutta vera, come la sua
vita e quella di Luca. Tratta di razzismo, omosessualità,
solitudine, religioni, omofobia, male di vivere quotidiano,
cronaca nera…
Cambiate
pagina subito se non vi aggrada. Non piacerà a molte e molti
la “storiaccia” che racconta, lo fà da una vita, anche di
raccontare e recitare fiabe ai bambini, in ospedale, fingendosi
un babbo natale malmesso che ha paura dei medici…
E’
stato e lo è, un padre, un amico, un fratello, un compagno
indispensabile, un irriducibile resistente laico, omosessuale,
in Italia.
Peter ha poco più di 70 anni, Luca presumo ne avesse almeno
la metà, Peter è olandese, bianco, Luca era somalo, nero.
Questa è la loro diversità.
Doriana
Goracci
LUCA
NON SOFFRE PIU’….
di Peter Boom
Ma come? Perché? Eh già … è saltato giù dal quinto piano e
questa volta finalmente gli è andata bene. Ha messo fine alla
sua vita torturata, lui un nero somalo adottato all’età di
due anni da gente caritatevole in una città della provincia
italiana: “Oh che bel bambinello, sorride, è pieno di vita,
tutto nero e col pisellino un po’ roseo, che dolce, ma poi
… il bambinello nero cresce e rimane nero ed è logico, anzi
logicissimo che qualcuno cominci a prenderlo in giro. Lui
non sembra curarsene troppo e mantiene il suo sorriso accattivante,
rimane ottimista, ingenuo, finché non scopre di essere una
seconda volta diverso, cioè gay, omosex. Quel che è peggio
gli piace anche travestirsi per divertirsi un po’ di sera.
In città lo sanno oramai tutti, la sua famiglia cerca di resistere
…. non ce la fanno e l’opinione pubblica è una brutta bestia,
sadica, cattivissima. Luca prova ancora a sorridere con quegli
occhi pieni di luce ma poi … non ce la fa più e salta da un
altissimo viadotto. Purtroppo non gli va bene perché disgraziatamente
un albero frena la sua rovinosa caduta. Sì, l’albero ha avuto
pietà!
Vigili del fuoco, poliziotti, medici, chirurghi, si sono tutti
prodigati per salvare quel ragazzo straziato e in coma. E’
uscito dal coma, una gamba più corta e numerosi altri disturbi
e lui pianpianino è tornato a sorridere. La ferita più grave
non la portava sul corpo ma nel profondo dell’anima. Una signora
giudice lo ha aiutato a trovare un lavoro e lui pulendo un
parco di motociclette continuava a studiare ed a leggere libri.
In quel garage, pur conoscendo la sua storia, continuarono
a prenderlo in giro per il suo essere nero e frocio, diverso.
Un giorno uno di quei “signori” è venuto a trovarlo, si è
denudato una certa parte del corpo e ha detto: “Dai, brutto
frocio negro fammi godere.” Luca non ha risposto a quel “signore”
così represso e se n’è andato, è fuggito a Roma dove l’ho
conosciuto nel 1998 in occasione della commemorazione del
gay siciliano Alfredo Ormando, il quale si era dato fuoco
con la benzina il 13 gennaio 1997 davanti al sagrato in piazza
San Pietro.
Luca sembrava di nuovo allegro liberatosi da quel orribile
clima provinciale che gli era diventato insopportabile, ma
dentro non stava bene, il trauma psichico infertogli con tanta
crudeltà e disprezzo era oramai irreparabile. Ogni tanto venne
ricoverato per farsi rimbambolire da potenti sedativi. Poi
… sembrava di nuovo guarito, la vita ricominciava quasi normalmente.
Grazie ad alcune persone ha poi trovato un lavoro degno presso
un Ministero. Luca era gentile con tutti, cercava sempre di
aiutare tutti, regalava un euro al drogato malmesso per strada
e ha ospitato un ragazzo disprezzato come lui. Quel ragazzo
però lo sfruttava, lo trattava male, lo minacciò sputandogli
in faccia, ma Luca sentiva profondamente il bisogno di un
po’ d’affetto, possibilmente di amore e più veniva bistrattato
più ripeteva che quel delinquente lo amava. Non voleva ammettere
a sé stesso di non essere benvoluto e forse questa bugìa detta
agli amici ma più che altro a sé stesso lo ha fatto sopravvivere
per un altro po’ di anni. Dovremmo tutti maledire i razzisti,
i finti religiosi, i politici omofobi, tutta gente che non
ha capito che sta di fatto maledicendo una parte di sé stessi.
Pietà per loro, ma …dobbiamo fermarli.
LA DOTTRINA DEL DISPREZZO
(Copyleft)
Sono nero, giallo, bruno, meticcio, bianco albino.
Sono un ebreo, sono vecchio, malato, bambino.
Sono arabo, sono nato nel Sud, di un’altra religione
, di nessuna religione.
Sono omosessuale, cieco e amo la natura.
Non so chi è mio padre, mia madre forse puttana.
Sono donna, sono povero, sono paria e andicappato.
La mia sedia a rotelle è questa società.
Sono un indiano, e sono meno di te e son strano, diverso.
La mia squadra di calcio non è la tua. Peccato.
Porto i capelli fuori moda e vestiti rattoppati.
Sono un animale, una pianta e rispetto la natura.
Sono tutto questo, sono la maggioranza!
E poi sono razzista, ma solo con i razzisti!
 
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