Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
11 ottobre 2009
tutti gli speciali

Quei pezzi di mafia dentro le istituzioni
riceviamo e pubblichiamo

In milioni di persone hanno seguito la trasmissione di Michele Santoro di giovedì 8 ottobre e altri milioni hanno letto i resoconti del giorno dopo tramite i quotidiani. Certo, prima ancora delle trasmissioni di Annozero, era già diffuso nell'opinione pubblica il sospetto che le stragi di Capaci e di via D'Amelio, dove sono stati uccisi i giudici Falcone e Borsellino, siano state preparate con l'ausilio di consistenti e determinanti complicità interne alle istituzioni.

Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, le affermazioni di Claudio Martelli, che si incrociano con la conferma dell'ex direttore degli affari penali del Ministero, fanno fare un salto di qualità alla ricerca della verità sulle stragi. Una verità che forse apre scenari inquietanti e terribili se dovessero venire alla luce reticolazioni di responsabilità trasversale tra mafia e Stato.

D'altronde, le minacce a Ruotolo e l'appello di Agnese Borsellino sono elementi indicativi di un momento molto delicato dagli esiti imprevedibili. Dagli anni ottanta in poi si è sentito parlare sempre più spesso di un cosiddetto "terzo livello" della mafia: "... un vertice politico-finanziario, una sorta di supercupola, formata da uomini politici, finanzieri, esponenti della massoneria, uomini dei servizi segreti ecc., che sarebbe sovrapposta alla commissione o cupola mafiosa, cioè l'organo direttivo a livello provinciale di Cosa nostra, organizzazione unitaria, piramidale e verticistica" (Csd G. Impastato).

L'attività intensa di depistaggio sulle indagini, le talpe che hanno fatto sparire prove dopo le stragi, il segreto di Stato apposto su movimenti e uomini dei servizi segreti sono fattori che rallentano la ricerca. Pertanto non vi sono ancora certezze, non possiamo sapere ancora se vi siano stati e chi siano i mandanti politici di quei macellai del 92.

L'unica cosa che possiamo fare è credere e sperare, con tutto il cuore, che le stragi di Capaci e di via D'Amelio, la cattura di Totò Riina, le omissioni investigative nel suo rifugio e la mancata cattura di Provenzano, non siano stati il frutto di un accordo tra Mafia e pezzi importanti delle istituzioni finalizzato a ricostruire un nuovo equilibrio di rapporti tra i vertici rinnovati di "Cosa nostra" e le frange inquinate trasversali del mondo politico.

Quelle frange che dovevano sopravvivere a tutti i costi sia al terremoto provocato da tangentopoli, sia alle insidie investigative destabilizzanti di due bravi magistrati onesti e coraggiosi come Falcone e Borsellino.

Domenico Ciardulli

per approfondire...

Dossier mafia e antimafia

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale