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Nobel
per la pace ad Obama , ma la pace e' tutta da fare
riceviamo
e pubblichiamo
La
pace è tutta da fare, intanto il Nobel per la Pace è Fatto.
E’ passato attraverso questo nome, Obama, malgrado i tentativi
di darlo a certe donne molto meno note, colorate e abbronzate
anche loro, quelle africane. Sarebbe stato un anomalo Nobel,
perchè collettivo e non singolare.Passa che un presidente
americano è in perenne Missione di pace, per i popoli sfruttati
e deboli, attraverso i suoi eserciti, l’esercito più grande
del mondo, inviato per la Pace…congiuntamente all’Isaf e alla
Nato e alle Armi, in cui gli Usa sono, noi secondi, nell’esportazione
i primi. E registrare morti, catastrofi e stragi non accidentali,
gli Errori e gli Orrori della guerra, non mi diverte affatto,
lo considero un impegno, ieri oggi e domani, ancora più grande.
E l’ Immaginario collettivo della Pace nonviolenta continua
a camminare, anche attraverso questo Nobel, molto immaginario.
E se fosse mai stato singolare, ringrazio in ogni caso, Piedad
Cordoba Ruiz, colombiana e abbronzata naturale, che non è
passata alla riscossione dell’ambito premio, ma è stata proposta,
con richiesta inviata a Strasburgo, da rappresentanti di reti
e organizzazioni in Italia.
Ritengo
quindi che questa sia la Giornata Giusta per pubblicare un
Comunicato, che avrei dovuto scrivere nei prossimi giorni,
del Patto permanente contro la guerra, di cui mi sento e sono
parte da anni, che potrete leggere in fondo. Ci si augura
il Disarmo, la Nonviolenza, Ali Gigantesche che portino via
tutte le Missioni con le loro armi, dalla Terra. Sarà un bel
giorno, e non solo per me e altr* 4 gatt* , offrire Giornate
memorabili per donne e uomini comuni e in Pace, piuttosto
quello che mi ritrovo a fare, quotidianamente cronista di
nero profondo, internazionale, da un Paese piccolo come uno
Stivale, senza nessun mio Ordine e Iscrizione.
TODO
CAMBIA! Come canta Mercedes Sosa e noi con lei, per sempre:
con al collo una kefia , sperando in una Libertà non camuffata
da alcun velo.
Doriana
Goracci
Ministro La Russa si vergogni! Il
4 novembre in piazza ma per il ritiro dei militari italiani
dall’Afghanistan
Riteniamo vergognosa e ingannevole la proposta avanzata dal
Ministro della Difesa La Russa di introdurre per la seconda
domenica di novembre una Giornata dedicata ai “Caduti nelle
missioni di pace”.
La riteniamo vergognosa perchè in un paese come l’Italia muoiono
ogni anno centinaia di lavoratori e operai sul lavoro e nessuno
ha mai proposto nè misure concrete per impedire questa strage
nè di dedicargli una giornata di celebrazione; la riteniamo
vergonosa perchè la guerra sul lavoro miete molte più vittime
della guerra guerreggiata in cui i governi spediscono i militari
italiani; la riteniamo vergognosa perchè il Ministero della
Difesa ha sistematicamente misconosciuto la causa di servizio
per i militari italiani impegnati in missioni all’estero e
deceduti a causa dell’uranio impoverito.
La riteniamo infine ingannevole perchè ormai sia l’opinione
pubblica che gli Stati Maggiori, sanno benissimo che missioni
come quella in Afghanistan non possono essere mascherate da
missioni di pace ma sono a tutti gli effetti operazioni di
guerra. Continuare a nascondere questa realtà alla gente e
continuare a mistificare sui termini è un inganno che non
può essere più tollerato.
La maggioranza della popolazione italiana, così come quella
statunitense e britannica, vuole il ritiro dei militari dall’Afghanistan
e la destinazione delle risorse per le spese militari a interventi
assai più urgenti sul piano sociale, del sostegno al reddito,
al lavoro, ai servizi pubblici.
Anche per questo il 4 novembre, giornata delle Forze Armate,
il Patto contro la Guerra, sarà in piazza in diverse città
italiane per protestare contro la prosecuzione della guerra
in Afghanistan, per il ritiro delle truppe italiane, per il
taglio delle spese militari e la loro destinazione alle spese
sociali.
Il Patto contro la Guerra- Roma (vi aderiscono
la Rete Disarmiamoli, Rete Semprecontrolaguerra, Cobas, RDbCub,
Sinistra Critica, Rete dei Comunisti, Partito Comunista dei
Lavoratori , la WILPF, Mondo senza guerre, Rete 28 aprile
ed altre associazioni)
Gentile
Doriana, sempre impegnata per la diffusione delle notizie
scomode, delle voci che non vengono udite nel frastuono delle
dichiarazioni roboanti (ma spesso prive di fondatezza o di
concreto seguito), come vede abbiamo pubblicato.
Vorrei tuttavia notare che - al di la' dei meriti di centinaia
o migliaia di altre persone piu' o meno note impegnate per
la pace nel mondo e per i diritti a prezzo anche di enormi
sacrifici - la ricaduta di un riconoscimento ad un presidente
USA che si e' perlomeno impegnato - nei primi otto mesi di
mandato - per un cambiamento nell'approccio alla poltica estera
e globale e nel disarmo atomico (inducendo il Consiglio di
Sicurezza ad approvare all'unanimita' la sua mozione sulla
non proliferazione nucleare*), e' una ricaduta mondiale, ed
il peso morale che ne deriva per lui stesso e per il suo staff
molto piu' significativo oggi che un domani, a giochi fatti.
Lasciare l'Afghanistan? Noi non chiudiamo gli occhi di fronte
alle morti di civili causate dalla 'missione di pace', ne'
crediamo alla buona fede di alcuni degli Stati partecipanti
alla missione (come sempre accade per le missioni nei Paesi
ricchi di risorse naturali o con posizione orogeografica nodale).
Ma non dimentichiamo neppure che la minaccia per quelle genti
e' considerevole, visto che i Talebani sono quelli del burqa
(e relativa spersonalizzazione) alle donne, quelli della distruzione
dei capolavori culturali risalenti ai secoli passati, quelli
che destinano molti proiettili e candelotti non all'"invasore"
ma ai propri compatrioti considerati collaborazionisti perche'
vanno a votare. Noi non dimentichiamo i tribunali tribali
e gli orrori giuridici che producono. Fatti, questi, che crescerebbero
senza controllo qualora la sovranita' tornasse "al popolo"
(come si dice, ma di fatto a chi fra il popolo ha le armi,
anche quelle del fanatismo religioso).
L'opinione pubblica dei Paesi europei chiede di investire
i finanziamenti usati in Afghanistan in servizi nel proprio
Paese? Sono certa che avra' i suoi buoni motivi per trarre
questa conclusione, tuttavia - ammesso che la scelta di costoro
sia altruistica e non invece egoistica e che l'opinione pubblica
abbia sempre ragione (anche nel caso dei linciaggi, dell'odio
per il diverso, delle persecuzioni spesso l'opinione pubblica
era d'accordo, anzi, li chiedeva a gran voce) - ritengo che
l'opinione pubblica tema anche molto il terrorismo internazionale
e l'espansione dei regimi islamici integralisti, questioni
su cui avrebbe un impatto significativo l'abbandono improvviso
dell'Afghanistan alla sua sorte...
Penso
quindi che alcune scelte vadano fatte per gradi, non ideologicamente
(e quindi tutto bianco o tutto nero comunque vada) ma con
la corretta valutazione dei rischi, mediando e trovando soluzioni
per salvaguardare i diritti di chi resta e si prepara ad essere
vittima dei nuovi dirigenti. Mi pare che gia' Obama abbia
fatto un passo in questa direzione affermando che ridurra'
l'azione sul fronte afghano (anche l'opinione pubblica statunitense,
secondo i sondaggi, e' nettamente contraria ad accrescere
la presenza USA in Afghanistan e un terzo di essa chiede proprio
il rimpatrio delle truppe). Un passo, appunto, non un salto
nel buio.
Fra
l'altro non tutte le missioni "riescono col buco",
ma alcune volte e' grazie ad esse che le popolazioni sono
state liberate dai tiranni e le carceri sono state svuotate
dai perseguitati politici ed etnici. E' successo a noi (e
ad altri Paesi europei) alla fine della seconda guerra mondiale,
e' successo alle diverse popolazioni asiatiche vittime delle
angherie giapponesi in quello stesso conflitto. Credo che
le vittime di Pol Pot - come di altri dittatori sanguinari
- la invocassero ogni giorno, una missione di pace internazionale
(armata, ovviamente, per fronteggiare gli invasati sostenitori
del leader)...
Forse
qualcuno puo' dire che a volte il rimedio e' quantomeno confrontabile
con il male, perche' negli anni '40 milioni di innocenti morirono
sotto le bombe, atomiche e non, ma su quelle ceneri sono nate
alcune democrazie ancora oggi viventi, in cui poter anche
esprimere liberamente il proprio dissenso per le missioni
internazionali senza finire nel gulag, nel campo di rieducazione
o in quello di concentramento. Con un brivido possiamo interrogarci
su cosa sarebbe oggi il mondo che definiamo "libero"
se all'epoca non ci fosse stato un intervento armato esterno.
Si tratta solo di trovare chi diriga la barra nella giusta
direzione, cerchi in prima battuta di esperire tutte le strade
della diplomazia e faccia solo interventi militari indispensabili,
legali, giusti e proporzionati (certo sperando che non ce
ne sia piu' bisogno).
Penso
che il Comitato del Nobel abbia la sensazione di averlo trovato,
questo qualcuno, e credo che sperarlo anche noi non sia un
grave peccato.
Rita
Guma
*
La mozione approvata dal Consiglio ONU, presieduto per l'occasione
da Obama, chiede ai Paesi firmatari del "Trattato di
non proliferazione nucleare" di mantenere il loro impegno
a non sviluppare armi atomiche, ed esorta gli Stati che non
ne fanno parte ad aderire. La risoluzione invita altresi'
i Paesi a consentire agli ispettori internazionali il controllo
di materiale esportato che potrebbe servire a costruire una
bomba. L'obiettivo
finale e' "mettere sotto chiave tutti i materiali nucleari
entro quattro anni", evitare la costruzione di nuovi ordigni
nucleari ed arrivare al disarmo globale.
 
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