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09 ottobre 2009
tutti gli speciali

Nobel per la pace ad Obama , ma la pace e' tutta da fare
riceviamo e pubblichiamo

La pace è tutta da fare, intanto il Nobel per la Pace è Fatto. E’ passato attraverso questo nome, Obama, malgrado i tentativi di darlo a certe donne molto meno note, colorate e abbronzate anche loro, quelle africane. Sarebbe stato un anomalo Nobel, perchè collettivo e non singolare.Passa che un presidente americano è in perenne Missione di pace, per i popoli sfruttati e deboli, attraverso i suoi eserciti, l’esercito più grande del mondo, inviato per la Pace…congiuntamente all’Isaf e alla Nato e alle Armi, in cui gli Usa sono, noi secondi, nell’esportazione i primi. E registrare morti, catastrofi e stragi non accidentali, gli Errori e gli Orrori della guerra, non mi diverte affatto, lo considero un impegno, ieri oggi e domani, ancora più grande. E l’ Immaginario collettivo della Pace nonviolenta continua a camminare, anche attraverso questo Nobel, molto immaginario.

E se fosse mai stato singolare, ringrazio in ogni caso, Piedad Cordoba Ruiz, colombiana e abbronzata naturale, che non è passata alla riscossione dell’ambito premio, ma è stata proposta, con richiesta inviata a Strasburgo, da rappresentanti di reti e organizzazioni in Italia.

Ritengo quindi che questa sia la Giornata Giusta per pubblicare un Comunicato, che avrei dovuto scrivere nei prossimi giorni, del Patto permanente contro la guerra, di cui mi sento e sono parte da anni, che potrete leggere in fondo. Ci si augura il Disarmo, la Nonviolenza, Ali Gigantesche che portino via tutte le Missioni con le loro armi, dalla Terra. Sarà un bel giorno, e non solo per me e altr* 4 gatt* , offrire Giornate memorabili per donne e uomini comuni e in Pace, piuttosto quello che mi ritrovo a fare, quotidianamente cronista di nero profondo, internazionale, da un Paese piccolo come uno Stivale, senza nessun mio Ordine e Iscrizione.

TODO CAMBIA! Come canta Mercedes Sosa e noi con lei, per sempre: con al collo una kefia , sperando in una Libertà non camuffata da alcun velo.

Doriana Goracci

Ministro La Russa si vergogni! Il 4 novembre in piazza ma per il ritiro dei militari italiani dall’Afghanistan

Riteniamo vergognosa e ingannevole la proposta avanzata dal Ministro della Difesa La Russa di introdurre per la seconda domenica di novembre una Giornata dedicata ai “Caduti nelle missioni di pace”.
La riteniamo vergognosa perchè in un paese come l’Italia muoiono ogni anno centinaia di lavoratori e operai sul lavoro e nessuno ha mai proposto nè misure concrete per impedire questa strage nè di dedicargli una giornata di celebrazione; la riteniamo vergonosa perchè la guerra sul lavoro miete molte più vittime della guerra guerreggiata in cui i governi spediscono i militari italiani; la riteniamo vergognosa perchè il Ministero della Difesa ha sistematicamente misconosciuto la causa di servizio per i militari italiani impegnati in missioni all’estero e deceduti a causa dell’uranio impoverito.
La riteniamo infine ingannevole perchè ormai sia l’opinione pubblica che gli Stati Maggiori, sanno benissimo che missioni come quella in Afghanistan non possono essere mascherate da missioni di pace ma sono a tutti gli effetti operazioni di guerra. Continuare a nascondere questa realtà alla gente e continuare a mistificare sui termini è un inganno che non può essere più tollerato.
La maggioranza della popolazione italiana, così come quella statunitense e britannica, vuole il ritiro dei militari dall’Afghanistan e la destinazione delle risorse per le spese militari a interventi assai più urgenti sul piano sociale, del sostegno al reddito, al lavoro, ai servizi pubblici.
Anche per questo il 4 novembre, giornata delle Forze Armate, il Patto contro la Guerra, sarà in piazza in diverse città italiane per protestare contro la prosecuzione della guerra in Afghanistan, per il ritiro delle truppe italiane, per il taglio delle spese militari e la loro destinazione alle spese sociali.
Il Patto contro la Guerra- Roma (vi aderiscono la Rete Disarmiamoli, Rete Semprecontrolaguerra, Cobas, RDbCub, Sinistra Critica, Rete dei Comunisti, Partito Comunista dei Lavoratori , la WILPF, Mondo senza guerre, Rete 28 aprile ed altre associazioni)

Gentile Doriana, sempre impegnata per la diffusione delle notizie scomode, delle voci che non vengono udite nel frastuono delle dichiarazioni roboanti (ma spesso prive di fondatezza o di concreto seguito), come vede abbiamo pubblicato.

Vorrei tuttavia notare che - al di la' dei meriti di centinaia o migliaia di altre persone piu' o meno note impegnate per la pace nel mondo e per i diritti a prezzo anche di enormi sacrifici - la ricaduta di un riconoscimento ad un presidente USA che si e' perlomeno impegnato - nei primi otto mesi di mandato - per un cambiamento nell'approccio alla poltica estera e globale e nel disarmo atomico (inducendo il Consiglio di Sicurezza ad approvare all'unanimita' la sua mozione sulla non proliferazione nucleare*), e' una ricaduta mondiale, ed il peso morale che ne deriva per lui stesso e per il suo staff molto piu' significativo oggi che un domani, a giochi fatti.

Lasciare l'Afghanistan? Noi non chiudiamo gli occhi di fronte alle morti di civili causate dalla 'missione di pace', ne' crediamo alla buona fede di alcuni degli Stati partecipanti alla missione (come sempre accade per le missioni nei Paesi ricchi di risorse naturali o con posizione orogeografica nodale). Ma non dimentichiamo neppure che la minaccia per quelle genti e' considerevole, visto che i Talebani sono quelli del burqa (e relativa spersonalizzazione) alle donne, quelli della distruzione dei capolavori culturali risalenti ai secoli passati, quelli che destinano molti proiettili e candelotti non all'"invasore" ma ai propri compatrioti considerati collaborazionisti perche' vanno a votare. Noi non dimentichiamo i tribunali tribali e gli orrori giuridici che producono. Fatti, questi, che crescerebbero senza controllo qualora la sovranita' tornasse "al popolo" (come si dice, ma di fatto a chi fra il popolo ha le armi, anche quelle del fanatismo religioso).

L'opinione pubblica dei Paesi europei chiede di investire i finanziamenti usati in Afghanistan in servizi nel proprio Paese? Sono certa che avra' i suoi buoni motivi per trarre questa conclusione, tuttavia - ammesso che la scelta di costoro sia altruistica e non invece egoistica e che l'opinione pubblica abbia sempre ragione (anche nel caso dei linciaggi, dell'odio per il diverso, delle persecuzioni spesso l'opinione pubblica era d'accordo, anzi, li chiedeva a gran voce) - ritengo che l'opinione pubblica tema anche molto il terrorismo internazionale e l'espansione dei regimi islamici integralisti, questioni su cui avrebbe un impatto significativo l'abbandono improvviso dell'Afghanistan alla sua sorte...

Penso quindi che alcune scelte vadano fatte per gradi, non ideologicamente (e quindi tutto bianco o tutto nero comunque vada) ma con la corretta valutazione dei rischi, mediando e trovando soluzioni per salvaguardare i diritti di chi resta e si prepara ad essere vittima dei nuovi dirigenti. Mi pare che gia' Obama abbia fatto un passo in questa direzione affermando che ridurra' l'azione sul fronte afghano (anche l'opinione pubblica statunitense, secondo i sondaggi, e' nettamente contraria ad accrescere la presenza USA in Afghanistan e un terzo di essa chiede proprio il rimpatrio delle truppe). Un passo, appunto, non un salto nel buio.

Fra l'altro non tutte le missioni "riescono col buco", ma alcune volte e' grazie ad esse che le popolazioni sono state liberate dai tiranni e le carceri sono state svuotate dai perseguitati politici ed etnici. E' successo a noi (e ad altri Paesi europei) alla fine della seconda guerra mondiale, e' successo alle diverse popolazioni asiatiche vittime delle angherie giapponesi in quello stesso conflitto. Credo che le vittime di Pol Pot - come di altri dittatori sanguinari - la invocassero ogni giorno, una missione di pace internazionale (armata, ovviamente, per fronteggiare gli invasati sostenitori del leader)...

Forse qualcuno puo' dire che a volte il rimedio e' quantomeno confrontabile con il male, perche' negli anni '40 milioni di innocenti morirono sotto le bombe, atomiche e non, ma su quelle ceneri sono nate alcune democrazie ancora oggi viventi, in cui poter anche esprimere liberamente il proprio dissenso per le missioni internazionali senza finire nel gulag, nel campo di rieducazione o in quello di concentramento. Con un brivido possiamo interrogarci su cosa sarebbe oggi il mondo che definiamo "libero" se all'epoca non ci fosse stato un intervento armato esterno.

Si tratta solo di trovare chi diriga la barra nella giusta direzione, cerchi in prima battuta di esperire tutte le strade della diplomazia e faccia solo interventi militari indispensabili, legali, giusti e proporzionati (certo sperando che non ce ne sia piu' bisogno).
Penso che il Comitato del Nobel abbia la sensazione di averlo trovato, questo qualcuno, e credo che sperarlo anche noi non sia un grave peccato.

Rita Guma

* La mozione approvata dal Consiglio ONU, presieduto per l'occasione da Obama, chiede ai Paesi firmatari del "Trattato di non proliferazione nucleare" di mantenere il loro impegno a non sviluppare armi atomiche, ed esorta gli Stati che non ne fanno parte ad aderire. La risoluzione invita altresi' i Paesi a consentire agli ispettori internazionali il controllo di materiale esportato che potrebbe servire a costruire una bomba. L'obiettivo finale e' "mettere sotto chiave tutti i materiali nucleari entro quattro anni", evitare la costruzione di nuovi ordigni nucleari ed arrivare al disarmo globale.

per approfondire...

Dossier pace

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