27 aprile 2009

 
     

Quale otto per mille ?
riceviamo e pubblichiamo

Torna il tempo della dichiarazione dei redditi, e nuovamente si presenta la possibilità, per ogni contribuente, di destinarne una piccola quota. Bastano un paio di firme sulle apposite schede da allegare alla dichiarazione Però, vediamo le cifre. Su 5.000 € di imposta pagata, 40 entrano nel giro dell’otto per mille, e 25 in quello del 5 per mille (ciascuno può calcolare gli importi che lo riguardano personalmente, semplicemente buttando l’occhio sul proprio 730, o sul proprio CUD). Una sommetta, che merita forse qualche informazione e qualche riflessione in più

IL CINQUE PER MILLE

Il sistema è abbastanza semplice : il 5 per mille dell’imposta pagata può essere destinata ad una organizzazione di utilità sociale, o di ricerca, o sportiva, indicandone il codice fiscale sulla dichiarazione I potenziali destinatari sono numerosissimi, più di quanto si pensi : solo a Moncalieri se ne contano 62 (!!!) Vedere per credere.

In alternativa, la somma può essere destinata al proprio Comune, per usi sociali (in tempi di federalismo e di sussidiarietà, questa possibilità è interessante; ma chi ci pensa ?) Non si trovano dati sull’ammontare delle somme effettivamente destinate in questo modo; comunque, se il contribuente non indica alcuna destinazione al proprio 5 per mille, la somma va (o meglio, rimane) allo Stato L’idea di dare dei soldi allo Stato suscita in molti delle reazioni allergiche. E’ forse più appagante destinarli alla bocciofila sotto casa; ma ce lo possiamo permettere ? Resta il fatto che lo Stato ha necessità di risorse. Quando servono, aumenta le tasse, come sta facendo in questi giorni per l’Abruzzo. Certo bisogna badare a come lo Stato le usa, ma questo discorso riguarda il mille per mille, non solo il 5.

L’OTTO PER MILLE

Qui il sistema è ancor più semplice, ma solo apparentemente. Le possibilità sono indicate sulla scheda : le confessioni religiose (quelle convenzionate) oppure lo Stato. Circa il 40% dei contribuenti esprime una scelta (nel 2002 : il 40,86% - per maggiori dettagli su questi dati e i successivi, in fondo)

Fra coloro che esprimono una scelta, quasi il 90% (2002 : 89,81) opta per la Chiesa cattolica (dove per chiesa si intende non le parrocchie, né le diocesi, ma la Conferenza episcopale italiana); meno dell’8% (7,74 !!!) sceglie lo Stato, il resto sono decimali che si dividono fra le altre confessioni. Il punto da sottolineare è che, a differenza del 5 per mille, le quote dell’8 per mille dei cittadini che non esprimono alcuna preferenza non rimangono allo Stato (che impone il tributo) ma si dividono nella stessa proporzione delle scelte espresse . Detto in altro modo, chi firma destina i fondi sia per sé, sia per chi non firma nulla; Cossiga chiamò questo sistema “contributo forzoso” In sostanza, dei 987 milioni di € dei fondi ripartiti nell’anno 2007, 887 milioni sono andati alla Chiesa, 86 milioni allo Stato. Ma il 60% che non esprime alcuna scelta, è consapevole di questo risultato ?

DOVE FINISCONO QUESTI SOLDI ?

Dal sito della Conferenza Episcopale non si reperiscono dati chiari ed esaustivi. Da altra fonte si trovano le seguenti informazioni : Ripartizione delle somme derivanti dall'8x1000 dell'IRPEF alla Chiesa Cattolica per l'anno 2008, pari a € 1.002.513.715,31 approvata dalla 58° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana marzo 2008

€ 373.000.000, 00 per il sostentamento del clero
€ 424.513.715, 31 per le esigenze di culto e pastorale, di cui 160 milioni alle diocesi, 110 milioni per costruzione di nuove chiese, 7 milioni per costruzione di case canoniche nel Sud d'Italia, 68 milioni per tutela e restauro dei beni ecclesiastici
€ 38.000.000,00 per le esigenze di culto e pastorale di rilievo nazionale
€ 32.513.715,31 per la catechesi e l'educazione cristiana
€ 9.000.000,00 ai Tribunali Ecclesiastici Regionali
€ 205.000.000, 00 per gli interventi caritativi, di cui 90 milioni alle diocesi, 30 milioni per esigenze caritative di rilievo nazionale, 85 milioni per gli interventi nei paesi del Terzo mondo

I quattro quinti sarebbero quindi destinati al mantenimento dell’apparato ecclesiale.

Queste somme non esauriscono affatto il complesso delle erogazioni, sovvenzioni, benefici fiscali che lo Stato presta nei confronti della Chiesa cattolica, ma una ricostruzione completa non è possibile in questa sede Lo Stato, secondo la legge istitutiva, doveva destinare la sua parte a fini di particolare valore sociale : fame nel mondo, assistenza ai rifugiati, calamità naturali, conservazione dei beni culturali. Per far questo, veniva e viene tuttora bandito un apposito concorso, raccolte domande da parte di organizzazioni di vario genere, ripartite le somme disponibili fra i progetti più validi. Per il 2008, l’apposito decreto destina a calamità naturali di vario genere “l’intera somma” di € 3.542.043,21.

Tre milioni e mezzo ? Ma non erano quasi novanta ? Il fatto è che la legge istitutiva dell’Otto per Mille è una legge ordinaria, derogabile con qualsiasi nuova legge via via approvata dal Parlamento. Cioè, basta l’ultimo comma di una legge finanziaria lunga cento pagine. In pratica da vari anni (da quando è arrivato Tremonti, diciamo) è invalso l’uso, in misura crescente e ormai assorbente, di stornare somme ad altri capitoli di spesa del bilancio dello Stato, di vario genere e destinazione.

In conclusione, con l’Otto per Mille si possono, firmando, rimettere i soldini in mano al Governo, che li usi come serve al momento (valgono al proposito le considerazioni esposte per il 5 per mille), oppure non far nulla e lasciare che vadano alla Chiesa (anche questa scelta merita una riflessione). O a un’altra confessione religiosa. C’è da chiedersi come si regolino i contribuenti di religione islamica, ormai numerosi, ma che ancora non sono riusciti a stipulare la convenzione richiesta per usufruire del sistema.

Pietro Borla

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