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10 dicembre 2009
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Tagli al difensore civico : scippo ai danni dei cittadini
di avv. Samuele Animali*

E' previsto per domani (Venerdì 11 Dicembre) a Verona, l'ultimo appuntamento degli stati generali della difesa civica, una serie di assemblee che hanno chiamato a raccolta tutti i difensori civici italiani per rafforzare la Rete di rappresentanza con la quale ci si scambiano esperienze e si cerca di supplire alla mancanza in Italia di una difesa civica con competenze nazionali. Ma l'argomento più discusso è certamente la proposta legislativa, prima contenuta nella bozza di Carta delle autonomie, poi nella finanziaria, con la quale si vuole abrogare la difesa civica comunale per ricondurla alle Province, che peraltro sono libere di attivarla o meno.

Questa abrogazione della difesa civica comunale sta passando quasi senza che si senta una voce contraria e i difensori civici vengono dipinti alla stregua di un organo di sottogoverno, una poltrona da tagliare. La difesa civica spesso funziona bene e non è difficile documentarlo, perché a differenza di tanti altri organi ammministrativi le relazioni sono sempre pubblicate e sono ricche di dati oggettivi.

Che, peraltro, la difesa civica in Italia abbia bisogno di una riforma è fuori discussione: occorre impedire che la politica possa appropriarsi del Garante dei cittadini. In primo luogo bisognerebbe avere un sistema di nazionale ed obbligatorio di tutela non giurisdizionale dei diritti, basato sul principio di sussidiarietà (quando non c'è nella propria cittàn c'è un difensore civico di grado superiore a cui rivolgersi). Tutti gli europei, tranne gli italiani, hanno un difensore civico a cui rivolgersi: perché riduce il lavoro dei Tribunali, perché è un sistema per controllare l'operato della pubblica amministrazione e perché non sempre si può far ricorso al Giudice.

In secondo luogo bisognerebbe garantire un'elezione trasparente, con maggioranze qualificate ed audizioni pubbliche, lasciando che i nomi dei candidati emergano dalla società civile e selezionando preventivamente le candidature in base a competenze ed esperienze analiticamente documentate. Non sarebbe male mettere ordine nella giungla dei compensi (perché non viene fatto?), ma già oggi nella maggior parte dei casi sono piuttosto ridotti rispetto a quelli degli amministratori, e si tratta di un'attività che richiederebbe parecchia preparazione tecnica.

In realtà un difensore civico che fa il suo mestiere da' fastidio, perché controlla la politica e la pubblica amministrazione, denuncia gli abusi, le disfunzioni, i ritardi. E' per questo che spesso vengono scelti titolari deboli e poco credibili, oppure se ne scredita la figura o infine in molti Enti locali si decide di non istituirlo affatto.

L'aver messo mano al problema poteva essere un'occasione per renderlo più efficace e con il difensore civico rendere più efficace l'amministrazione. Invece ci si limita ad un taglio operato senza un criterio razionale, per cui potrebbe avere un difensore civico la Provincia con poche decine di migliaia di abitanti, mentre non ce l'avrà il Comune che ne conta qualche milione.

Non è nemmeno una questione di risparmio sui costi: semplicemente verranno trasferiti in capo ad un ente diverso. Sempre che Province e Regioni vogliano farlo funzionare, il difensore civico. Altrimenti sarà solo l'occasione buona per l'ennesimo scippo ai danni dei cittadini.

*difensore civico delle Marche Coordinatore nazionale dei difensori civici regionali e delle province autonome

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Dossier etica e politica

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