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Il
sangue dei vinti e la memoria storica
di
Piero Stagno
Ieri
sera RAI 1 ha trasmesso "Il sangue dei vinti" tratto dal libro
di Pansa, che rientra in un piano volto a falsificare la storia,
cioè a mettere sullo stesso piano chi combatté per l'onore
e la libertà della Patria e chi combatté al servizio del tedesco
invasore, cioè per il disonore e la schiavitù della Patria.
Infatti bisogna scegliere fra i due campi: se si dice che
i repubblichini combattevano per la Patria, ciò implica che
erano traditori della Patria, oltre ai combattenti per la
libertà sui monti e nelle città, i Martiri di Cefalonia, Generale
Gandin in testa, l'Ammiraglio Bergamini, il Generale Ferrante
Gonzaga, le centinaia di migliaia che, nonostante lusinghe
e minacce, preferirono il campo di prigionia tedesco all'adesione
alla repubblica di Salò (la stragrande maggioranza lo fece
in primis per il giuramento di fedeltà al Re, che fu invece
rinnegato da chi passò con i repubblichini).
Va
anche ricordato che i repubblichini erano peggio dei tedeschi,
come mi hanno confermato testimoni oculari; per esempio le
fucilazioni della Benedicta (oltre 100) furono perpetrate
dai bersaglieri repubblichini.
Nel
merito del libello di Pansa, propongo di seguito la lettera
che inviai a Pansa (che non mi ha mai risposto) nel 2006.
18/7/2006
Egregio Dottor Pansa,
ho letto "Il sangue dei vinti", libro nel quale Lei cerca
di far credere una novità quanto era già noto a tutti, che
cioè dopo la Liberazione, moltissimi fascisti furono assassinati,
cui si aggiunsero vendette private ed omicidi che con la politica
avevano poco o nulla a che fare.
Dico
a ragion veduta "noto a tutti" perché in casa mia, che era
piuttosto apolitica, si diceva che dopo la Liberazione era
meglio non andare in certe strade al mattino presto perché
c'era il morto e che la cosa fosse di pubblico dominio è chiaramente
spiegato dal più bel racconto di Guareschi, "due mani benedette":
se lo rilegga e rifletta che se Guareschi pubblicò quel racconto
nell'immediato dopoguerra e nessuno se ne meravigliò, fu perché
tutti sapevano che quelle cose erano successe. Per citare
un libro, fra tanti, Bocca lo scrisse nel suo libro "l'Italia
partigiana" a pag 524: "la città più dura è Torino centinaia
di fascisti uccisi, file di cadaveri sul Lungopò".
In realtà pensando alla scia di ferocia e di sangue che i
repubblichini lasciarono dietro di sé (Benedicta, Voltaggio,
Masone, Passo Mezzano, Turchino, Barbagelata, Squazza, Castellaccio,
Forte di San Martino, Calvari, Cichero, San Colombano Certenoli,
Olivetta, Cravasco, Rossiglione, per citare solo i fatti più
noti della provincia di Genova) ci sarebbe da meravigliarsi
se non fosse successo qualcosa del genere (è un giudizio storico,
non morale, perché la responsabilità è sempre individuale).
Entrando
nei contenuti, mi sono soffermato in particolare su una parte
che parla di Liguria: Ho visto che "Livia" Le parla di Faloppa,
Spiotta e Veneziani. Anzitutto Spiotta (che si chiamava Vito
e non Umberto, "Livia" o ha fatto confusione o non era ben
documentata) e Veneziani furono condannati a morte al termine
di un regolare processo (sono contro la pena di morte in maniera
assoluta e non approvo) e quindi non rientrano nel quadro
"giustizia sommaria" e Faloppa è riuscito a fuggire. Secondariamente,
ha chiesto a "Livia" chi erano i tre personaggi? O "Livia"
non lo sapeva, o Lei non glielo ha chiesto.
Essi appaiono in parecchi documenti della Resistenza, valga
per tutti quanto scrive Brizzolari pubblicando l'archivio
di Taviani (Un archivio della Resistenza in Liguria, Genova
1974) a pagina 102:.... "Faloppa, vice federale, denunciò
Bigoni (il questore) a Mussolini perché non era abbastanza
duro. Tuttavia figura di primo piano negli ambienti polizieschi
genovesi restò sempre il commissario dott. Giusto Veneziani,
capo della squadra politica della questura, di un fanatismo
forsennato, servizievole strumento del tedesco ed accanito
seviziatore: col tempo, però lo stesso Veneziani verrà superato
dall'infernale figura di Vito Spiotta, che imperverserà soprattutto
nel Chiavarese (era capo della Brigata nera)...."
Spiotta fu quello il 21 maggio 1944 fece fucilare sulla piazza
di Borzonasca il primo caduto della Resistenza Genovese (Raimondo
Saverino "Severino"- aggiunta 2009: Severino era siciliano
e lo scorso giugno, nel corso di un viaggio in Sicilia, davanti
al Municipio di Licata ho visto un quadro col suo ritratto
ed una didascalia che ne narrava l'assassinio) e gli negò
l'assistenza religiosa urlandogli "un cane come te non ha
bisogno del prete per andare all'inferno"; il 27 maggio poi
Spiotta fece saccheggiare ed incendiare Cichero, "il covo
dei ribelli"; nel verbale della seduta del CLN per la liguria
del 9 ottobre 1944 si legge: "il delegato del PS segnala l'intollerabile
condizione prodottasi a Chiavari in conseguenza delle atrocità
perpetratevi da Vito Spiotta; si calcola che egli faccia uccidere
da 5 a 9 persone alla settimana (forse a questo si riferiva
"Livia" quando Le disse che era "uno che non andava per il
sottile") e che le vittime ammontino a circa un centinaio".
Nella
seduta del 29 marzo 1945 il CLN della Liguria deliberò: "....
di proclamare criminali di guerra e di darne immediata notizia
agli alleati: Vito Spiotta e Livio Falloppa per il cinico
sadismo dimostrato nella persecuzioni contro i patrioti sia
nella zona di Chiavari sia in quella di Genova. Il nome del
dottor Veneziani viene pure segnalato quale zelante esecutore
degli ordini delle SS persecutore degli antinazifascisti."
Il comitato deliberò pure di inviare una lettera a Veneziani,
al suo aiutante Buccelli ed a Falloppa, di cui ecco i testi
datati 5 aprile:
-
a Veneziani: "il Comitato di Liberazione Nazionale ha più
volte preso in esame il vostro caso, veramente singolare ed
eccezionale......vi ricorda, ancora una volta, che il vostro
operato sarà giudcato dai tribunali del popolo."
-
a Buccelli : Il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria
ha preso in esame il vostro caso e lo zelo che voi esplicate
alle dipendenze del famigerato psicopatico Veneziani. Vi rendiamo
noto che si sta archiviando la documentazione delle vostre
attività le quali verranno presto giudicate dal Tribunale
del popolo.
-
a Falloppa: "Al Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria
continuano a pervenire informazioni e documenti sull'attività
criminosa svolta da elementi da voi dipendenti, a danno della
popolazione e, particolarmente, dei patrioti. ......Il Comitato
di Liberazione Nazionale per la Liguria vi notifica che il
Tribunale del Popolo giudicherà la vostra diretta responsabilità
in tali atti criminosi e fin d'ora ne va archiviando la inoppugnabile
documentazione".
Perché
"Livia" non Le ha parlato di chi erano i tre personaggi e
quindi "il famigerato psicopatico Veneziani" nel Suo libro
è diventato "uno che inflisse colpi duri ai GAP comunisti",
probabilmente con efferate torture come fece con Giacomo Buranello
il 2 marzo 1944 ("viene condotto in questura e affidato all'ufficio
politico del dott. Veneziani. I servi dello straniero, che
lo interrogano, sfogheranno su di lui loro più sadici istinti
e le torture causeranno sofferenze inaudite. Esasperati dal
silenzio del comandante i traditori tormenteranno con il fuoco
le parti più sensibili del corpo, ma Giacomo, insanguinato
con il volto tumefatto e la pelle annerita dalle percosse
e dalla tortura del fuoco, resisterà impavido", Brizzolari
cit. pag. 110) e chissà quanti altri?
Certo che se la qualità del resto del Suo libro è come questo
capitolo della parte terza c'è proprio da stare freschi, come
diciamo a Genova. In effetti, mi pare che Lei con questo libro
abbia assunto, nei confronti dei fascisti - che, non dimentichiamolo,
ci sono ancora, sono persuasi di aver avuto ragione e ci vogliono
riprovare - lo stesso ruolo che gli indipendenti di sinistra
ebbero nei confronti del PCI.
Ed
invece non va dimenticato che i repubblichini erano, a tutti
gli effetti, traditori della Patria e servi del tedesco invasore
- se vuole Le posso inviare la dimostrazione storica (che
parte dal 25 luglio) - e non possono, in alcun modo, essere
messi sullo stesso piano di chi lottò per l'onore e la libertà
della Patria (anche se parte di questi avevano anche altri
fini che però non si concretizzarono).
 
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