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Russia
: governo e condizionamento dei giudici ... come in Italia
?
di
Gabriella Mira Marq*
Le affinita' fra Putin e Berlusconi non sembrano limitarsi
alla loro antipatia per le domande indiscrete dei giornalisti
e alla passione per il controllo dei mezzi di informazione,
ma anche l'approccio alla magistratura e il tentativo di modificare
le leggi pro domo propria li trova evidentemente concordi.
Sono noti gli attacchi del governo italiano (e della maggioranza
che lo sostiene) alla Corte Costituzionale dopo la sentenza
sul Lodo Alfano, cosi' come e' noto il tentativo di intervenire
sulla composizione del CSM, l'organismo di autogoverno della
magistratura che, a sua volta, e' stato bersaglio di molte
feroci critiche governative.
L'ultimo
episodio moscovita riguarda due membri della Corte Costituzionale
russa che, dopo aver denunciato alla stampa una crescente
pressione sul sistema giudiziario del Paese, si sono dimessi
'forzatamente' da alti incarichi. Il giudice Anatoly Kononov
si e' dimesso dalla Corte Costituzionale, mentre il giudice
Vladimir Yaroslavtsev ha rassegnato le sue dimissioni da membro
del Consiglio della magistratura (equivalente del nostro CSM),
come ha comunicato alla stampa il portavoce della Suprema
Corte Yekaterina Sidorenko, la quale si e' premurata di sottolineare
che Yaroslavtsev sarebbe rimasto al suo posto alla Corte Costituzionale.
La
Corte Costituzionale russa ha giocato un ruolo chiave nella
tumultuosa politica dei primi anni '90, dichiarando illegale
un tentativo di colpo di Stato contro il presidente sovietico
Mikhail Gorbachev nel 1991 e abbattendo le leggi presentate
dal presidente Boris Yeltsin, ma non ha emesso una sentenza
importante contro il Cremlino in questi ultimi anni. Valentin
Kovalyov, un avvocato che e' stato ministro della giustizia
sotto la presidenza di Boris Yeltsin, ha detto al Moscow Times
che entrambe le dimissioni non hanno precedenti e che i due
alti magistrati - da lui ritenuti di grande valore professionale
e di elevati principi - avranno fatto tale difficile scelta
in quanto non debbono aver visto alcuna possibilita' di operare
correttamente nel loro ruolo.
La mossa arriva infatti dopo che i giudici avevano pubblicamente
accusato il Cremlino di schiacciare l'indipendenza del potere
giudiziario del Paese. Yaroslavtsev aveva rilasciato un'intervista
al quotidiano spagnolo El País il 31 agosto, affermando che
i giudici sono sempre piu' sottoposti alle pressioni del ramo
esecutivo del governo e dei servizi di sicurezza che gestiscono
il Paese come all'epoca sovietica ed ha detto di sentirsi
come se fosse finito sulle rovine della giustizia. Come esempio
di ampi poteri dei servizi di sicurezza, Yaroslavtsev ha citato
una decisione della Corte Costituzionale che a maggio ha respinto
una denuncia presentata dalla giornalista Natalya Morar, cui
i Servizi avevano impedito l'ingresso nel Paese dopo che la
donna aveva pubblicato relazioni critiche del potere sulla
rivista New Times.
L'intervista ha fatto infuriare i suoi colleghi, i giudici
della Corte costituzionale (19 membri), che lo hanno accusato
di violare il loro codice etico e una legge federale sulla
magistratura, ma che, invece di pubblicare una nota formale,
che avrebbe potuto portare al suo impeachment, hanno deciso
di chiedergli di dimettersi dal suo incarico di rappresentante
della Corte costituzionale presso il Consiglio dei giudici,
un organismo che sovrintende alla disciplina dei magistrati
in tutto il paese. Invito accolto senza commenti.
Successivamente, il giudice Kononov ha difeso Yaroslavtsev
in un'intervista rilasciata alla rivista Sobesednik, e cio'
ha provocato la reazione degli altri colleghi. Uno dei magistrati,
in condizioni di anonimato, avrebbe affermato che "L'intervista
è stata l'ultima goccia. ... Kononov si era sempre comportato
piu' come un difensore dei diritti umani che come un giudice".
Il presidente della Corte ha smentito che la causa delle dimissioni
siano pressioni subite dopo l'intervista, ed ha detto che,
nella sua lettera di dimissioni, Kononov aveva addotto motivi
di salute. Ha osservato, tuttavia, che i giudici si erano
lamentati, in passato, per le critiche espresse pubblicamente
da Kononov e ha accennato a una certa irritazione suscitata
dai toni usati da Kononov nelle sue numerose opinioni dissenzienti.
Gli analisti politici hanno ipotizzato che il controllo della
Corte costituzionale sia parte di un piano del Cremlino per
favorire il ritorno alla presidenza del primo ministro Vladimir
Putin qualora fossero indette elezioni prima del 2012, termine
del mandato del presidente Dmitry Medvedev. Prima della fine
del suo precedente mandato come presidente della Russia, Putin
aveva gia' cercato di far passare una legge che cancellasse
il limite di due mandati presidenziali e, in seguito, aveva
sponsorizzato l'elezione di Medvedev, assumendo l'incarico
di premier. Di recente, lo stesso Medvedev ha introdotto una
riforma che, da un lato, sostituisce l'attuale sistema in
cui i giudici della Corte Costituzionale eleggono il presidente
e i suoi due vice con un sistema in cui il presidente russo
nomina il trio e, dall'altro, prevede il raddoppio della durata
dei loro incarichi.
Una riforma che ha suscitato varie critiche. Anche il giudice
Kononov, nella sua intervista a Sobesednik, aveva commentato
la riforma di Medvedev definendola "antidemocratica e irrispettosa"...
*
si ringrazia Giulia Alliani
 
Dossier
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