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Giornata
internazionale per i diritti delle persone disabili
di
Margherita Corriere*
Il
3 dicembre è la giornata internazionale per i diritti delle
persone disabili: lascia tanta amarezza constatare che ancora
nel 2009 occorre dedicare un giorno ad hoc alle persone portatrici
di handicap per ricordare alla collettività che esistono anche
loro, con il loro bagaglio di sofferenze, disagi e – ahimè
– tantissimi diritti negati.
Mi
domando quando finalmente esisterà una società veramente civile
in cui non ci sarà bisogno alcuno di dover istituire una “giornata”
per ricordare ai suoi componenti che i diritti non devono
subire discriminazioni, che sono uguali per tutti e che sono
imprescindibile substrato di una autentica democrazia.
Ma il quadro attuale purtroppo non è proprio idilliaco: c’è
tanta indifferenza o addirittura insofferenza per il disabile,
che viene considerato cittadino “scomodo”, quasi un peso per
una società di superuomini dediti a quell’effimero successo
promosso e sponsorizzato spesso da certi mass media.
Gia
da piccoli i disabili – specie quelli più gravi- non possono
esercitare pienamente i loro diritti fondamentali, quali quello
alla salute, allo studio, allo sviluppo e alla crescita della
loro personalità, alla loro integrazione sociale e alla riabilitazione
e valorizzazione delle capacità residue, perché una società
concretamente handicappata è incapace di promuoverli ed attuarli:
insufficienza di docenti di sostegno specializzati per le
singole patologie che siano di autentico supporto con rapporto
individualizzato per gli alunni disabili gravi, mancanza di
adeguati assistenti alla persona e alla comunicazione, carenza
di strutture riabilitative, incremento dei cosiddetti viaggi
della speranza, che spesso lasciano il posto solo alla disperazione
e alla desolazione più totale.
I disabili, poi, diventando adulti, rimangono ancora più soli,
degli uomini invisibili in una società dedita prevalentemente
al consumismo, all’arrivismo e che scambia la fiction per
realtà non esiste per loro il diritto al lavoro, il diritto
ad esistere realizzarsi e sentirsi parte della comunità di
cui solo apparentemente fanno parte.
Allora
ritengo che, perché questa ricorrenza del 3 dicembre abbia
un serio e concreto senso, dobbiamo cominciare tutti quanti
a farci un profondo esame di coscienza e a promuovere ed attuare
la cultura del rispetto e dell’attenzione per le fasce deboli...
e non solo per un giorno, ma per 365 giorni, e poi, ancora
per altri 365... e così via...
Solo
così potremo finalmente essere cittadini maturi e consapevoli
che i diritti non hanno handicap.
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avvocato, Componente Comitato tecnico-giuridico Osservatorio
sulla Legalità ed i Diritti
 
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