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02 dicembre 2009
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Migranti , mimetismo e ghetti culturali
di Saleh Zaghloul*

Capita di chiedere ad un genovese (1) "ma come fai a dire che gli immigrati sono tutti delinquenti quando Mohammed è uno dei tuoi migliori amici?", e di sentirsi rispondere: "Mohammad è bravo, ed è diverso dagli altri immigrati".

Specularmente, chi arriva intuisce subito che per farsi accettare dagli italiani deve lanciare il messaggio di essere "diverso" dagli altri migranti, e che occorre pagare il prezzo di dissociarsi dalla propria cultura e religione d'origine. E' esperienza comune, che nasce dalle chiacchiere e dai rapporti quotidiani, ma in una ricerca di qualche anno fa si ritrovano, nero su bianco, le stesse cose.

Nel gennaio 2001 nel corso della iniziativa "Schegge di Nord Africa" la Cgil presentò tredici interviste a donne nord africane: al centro c'era il loro rapporto con la città e i suoi abitanti. Bene, in dodici su tredici si trovano fasi come:
/... Non ho amici marocchini, a parte questa ragazza, perchè hanno una mentalità diversa
Io vado più d'accordo con amici italiani che stranieri
Amicizia la faccio molto più volentieri con le persone di cultura italiana
Ho più rapporti di amicizia con italiani che con connazionali
Mio nipote parla bene italiano, ha molti amici italiani, esce sempre con loro
La maggior parte dei miei amici sono italiani.../

Al grande investimento da parte dei migranti nel rapporto con gli italiani corrisponde la grande fatica della società italiana ad accettare ogni tipo di pluralismo. Sentirsi escluso e rifiutato è forse il male peggiore che può subire un essere umano, un male che colpisce l'equilibrio psicologico delle persone e ti porta a gridare a gran voce: "Non sono come gli altri, sono come te, accettami, anche io non li sopporto".

Non accettare la diversità degli altri ostacola il mescolarsi delle persone e premia invece l'inutile e dannosa assimilazione e il "mimetismo": si aprono le porte (dei mezzi di informazione, della politica, ecc.) a coloro che parlano male della propria religione, della propria cultura e degli altri migranti, e chi non intende rinunciare alla propria diversità viene sempre più spinto a vivere chiuso nella propria comunità nazionale o religiosa.

Occorre intervenire in tempo affinchè la nostra società non sia sempre più suddivisa in molteplici ghetti materiali e culturali ed affinchè non perda la grande ricchezza delle diversità.

(1) l'autore vive a Genova

* da Osservatorio Ligure sull'Informazione

per approfondire...

Dossier immigrazione

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