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Migranti
, mimetismo e ghetti culturali
di
Saleh Zaghloul*
Capita
di chiedere ad un genovese (1) "ma come fai a dire che gli
immigrati sono tutti delinquenti quando Mohammed è
uno dei tuoi migliori amici?", e di sentirsi rispondere: "Mohammad
è bravo, ed è diverso dagli altri immigrati".
Specularmente, chi arriva intuisce subito che per farsi accettare
dagli italiani deve lanciare il messaggio di essere "diverso"
dagli altri migranti, e che occorre pagare il prezzo di dissociarsi
dalla propria cultura e religione d'origine. E' esperienza
comune, che nasce dalle chiacchiere e dai rapporti quotidiani,
ma in una ricerca di qualche anno fa si ritrovano, nero su
bianco, le stesse cose.
Nel
gennaio 2001 nel corso della iniziativa "Schegge di Nord Africa"
la Cgil presentò tredici interviste a donne nord africane:
al centro c'era il loro rapporto con la città e i suoi
abitanti. Bene, in dodici su tredici si trovano fasi come:
/... Non ho amici marocchini, a parte questa ragazza, perchè
hanno una mentalità diversa
Io vado più d'accordo con amici italiani che stranieri
Amicizia la faccio molto più volentieri con le persone
di cultura italiana
Ho più rapporti di amicizia con italiani che con connazionali
Mio nipote parla bene italiano, ha molti amici italiani, esce
sempre con loro
La maggior parte dei miei amici sono italiani.../
Al
grande investimento da parte dei migranti nel rapporto con
gli italiani corrisponde la grande fatica della società
italiana ad accettare ogni tipo di pluralismo. Sentirsi escluso
e rifiutato è forse il male peggiore che può
subire un essere umano, un male che colpisce l'equilibrio
psicologico delle persone e ti porta a gridare a gran voce:
"Non sono come gli altri, sono come te, accettami, anche io
non li sopporto".
Non
accettare la diversità degli altri ostacola il mescolarsi
delle persone e premia invece l'inutile e dannosa assimilazione
e il "mimetismo": si aprono le porte (dei mezzi di informazione,
della politica, ecc.) a coloro che parlano male della propria
religione, della propria cultura e degli altri migranti, e
chi non intende rinunciare alla propria diversità viene
sempre più spinto a vivere chiuso nella propria comunità
nazionale o religiosa.
Occorre
intervenire in tempo affinchè la nostra società
non sia sempre più suddivisa in molteplici ghetti materiali
e culturali ed affinchè non perda la grande ricchezza
delle diversità.
(1)
l'autore vive a Genova
*
da Osservatorio Ligure sull'Informazione
 
Dossier
immigrazione
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