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27 novembre 2009
tutti gli speciali

Ancora guerra nel menu
di Doriana Goracci

La Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne si è conclusa con un Tacchino Graziato sotto gli occhi della Famiglia Globale che dispensa i Menù di stagione, sorrisi e ringraziamenti: tutti a Disneyland a vedere la prossima puntata. Gli ingredienti per sfamare la Famiglia Americana in questo fine anno 2009, sarà forse riconfermato: “Ci sceglie! Noi siamo la Cucina che fornisce il Menù più pregevole del mondo, anche per Obama”.

Il Menù non è nuovo: “Ci sono volute settimane, ma la decisione è stata finalmente presa dopo l’ultimo Consiglio di Guerra, nella serata tra lunedì e martedì: il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è pronto a inviare ingenti rinforzi in Afghanistan per “finire il lavoro” e smantellare al Qaida. Lo annuncerà in diretta televisiva la prossima settimana. Secondo fonti di stampa Usa l’annuncio verrà fatto martedì 1 dicembre in diretta televisiva intorno alle 20 (alle due di notte di mercoledì in Italia), e si tratta di 34 mila uomini supplementari. Senza fornire cifre e senza indicare una data esatta, lo stesso Obama ha detto che la nuova strategia afghana verrà annunciata “presto”, e cioé poco dopo il giorno del ringraziamento che cade giovedì. In una conferenza stampa congiunta con il premier indiano Manmohan Singh, rispondendo ad una domanda, Obama ha detto che é sua intenzione “finire il lavoro” perché gli Usa non intendono rimanere in eterno nel paese, ma che smantellare la rete terroristica di al Qaida rappresenta “un interesse nazionale” e del mondo intero, attraverso un’operazione definita di carattere “complessivo”…

E nel lungo faccia a faccia a Palazzo Chigi con il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen il tema centrale è stato l’impegno italiano in Afghanistan. Una richiesta di cui si è fatto ambasciatore Rasmussen ma che arriva direttamente da Washington, tanto che oggi – negli Stati Uniti giorno del Thanksgiving – Barack Obama dovrebbe annunciare un significativo aumento del contingente Isaf. Non è un caso, dunque, che prima dell’incontro tra il premier e il segretario della Nato il presidente americano abbia deciso di chiamare Berlusconi. Per illustragli «i punti salienti» della nuova strategia di Washington che punta a «finire il lavoro» in Afghanistan e per chiedere «il sostegno dell’Italia». Sostegno che è arrivato, perché – è il ragionamento del Cavaliere – a Kabul è «in gioco la credibilità della Nato anche per il futuro» e «dobbiamo dimostrare di essere all’altezza della situazione». Da parte sua, Obama elogia il «ruolo di leadership» svolto da Berlusconi sulla questione afgana e sui numerosi altri teatri di crisi”. E forse sembriamo delle indecorose Matrioske agli Alleati, come vengono chiamate” le bombe a frammentazione o a grappolo (appunto: cluster bomb) che rilasciano sul terreno centinaia di ordigni minori (mine antiuomo o granate esplosive) che tra il 10 e il 40% non esplodono e restanocariche per anni sul terreno”, patetiche sostenitrici dell’ Anonimo Nobel per la Pace alle Donne d’Africa, donne in transito, non nell’esercito come le donne soldato.

Il 10 dicembre Barack Obama riceverà ad Oslo il Nobel per la Pace, lo stesso che nel 1997 è stato dato agli attivisti della campagna per la messa al bando delle mine anti-uomo. Ma il presidente americano ha deciso di continuare a non firmare, come i suoi predecessori, il Trattato per la messa al bando delle mine antiuomo, entrato in vigore nel 1999 e firmato da 156 paesi in tutto il mondo, ma non da Stati Uniti, Russia, Cina ed India. Lo ha annunciato, rispondendo ad una domanda durante un briefing con la stampa, il portavoce del dipartimento di Stato, Ian Kelly: “questa amministrazione ha condotto una revisione della politica sulle mine anti-uomo e deciso di confermare quella in vigore: abbiamo determinato che non saremmo in grado di garantire la nostra sicurezza nazionale, o gli impegni assunto con amici ed alleati, se firmassimo la convenzione”.

“Gli esperti militari dicono che dopo lo sgancio la bomba ruota a causa dell’aria che passa nelle alette di coda. Progettate per distruggere un’ampia gamma di obiettivi terrestri, possono perforare spessori di 250 mm. dopo che la rotazione provoca l’apertura dell’involucro esterno e il rilascio delle granate…sul banco degli imputati, in primo luogo, si ritrovano i “produttori” che hanno le loro basi industriali in 34 paesi e che inviano la loro “merce” in 75 nazioni, in ogni parte del mondo. E così le “cluster” figurano negli arsenali di paesi come Italia, Arabia Saudita, Eritrea, Etiopia, Francia, Gran Bretagna, Israele, ex Jugoslavia, Marocco, Olanda, Nigeria, Russia, Stati Uniti, Sudan, Tagikistan…”

La studiosa Benedetta Verrini, nel suo volume “Armi d’Italia”, rileva che dal 5 al 10% delle bombe a grappolo rimane inesplosa quando tocca il suolo: ” Nel solo 2003 le truppe angloamericane sganciarono sull’Iraq circa 13mila bombe cluster, contenenti un numero di sub munizioni compreso tra 1,8 e 2 milioni. E poiché il libro in questione affronta il rapporto che l’Italia ha con le cluster rileviamo subito – prendendo le pagine che si riferiscono al nostro paese – che queste sarebbero prodotte da alcune aziende di casa nostra. Ma se si parla di bombe a grappolo che colpiscono in gran parte i bambini si deve evidenziare l’altra piaga. Quella relativa alle decine di migliaia di bambini soldato utilizzati dai gruppi armati non governativi di ventiquattro Stati e territori, ma anche di nove eserciti regolari”.

Qualcuno ricorda il Rapporto 2008 della campagna internazionale “Stop all’uso dei bambini soldato” ? In almeno quattordici Paesi, i bambini sono stati reclutati in truppe di supporto all’esercito regolare o in gruppi di civili costituitisi su base locale per sostenere operazioni antisommossa o ancora in milizie illegali o gruppi armati fiancheggiatori degli eserciti regolari. Va aggiunto che alcuni Governi hanno arrestato arbitrariamente, torturato e ucciso bambini sospettati di far parte dei gruppi di opposizione armata. Non è poi infrequente il ricorso da parte di eserciti governativi all’impiego di bambini come spie o informatori. Ancora più grave è la sorte dei bambini associati a gruppi armati e che in caso di cattura sono imprigionati e trattati come nemici belligeranti dagli eserciti governativi, anziché ricevere l’assistenza loro dovuta in base al diritto internazionale, in quanto vittime prima che autori, comunque non responsabili, di violenze.

Ma ieri è stato ribadito che siamo in regime di Austerità, niente tagli all’Irap e altre amenità, i soldi, money, servono ad inviare Forze di Carne sugli scenari della Guerra, servono a costruire Nuove Carceri. E di nuovo non ci sarebbe niente nelle agenzie di stampa battute ieri nella giornata Contro la Violenza sulle Donne Internazionale, sottolineo, senonchè quelle che si dicono Noi non siamo complici , sono state caricate a Milano, per aver osato mostrare uno striscione in cui si denunciavano le violenze subite dalle Donne nei Centri di Identificazione: Vietato, anzi Vietatissimo.

Era il 1 maggio 2005 quando Gianni Ballarini dalle pagine di Nigrizia scriveva: Il “made in Italy armato” ha sostenitori a sinistra, centro e destra del mondo politico italiano: dal gruppo dalemiano ai falchi di Forza Italia e di An, come Previti, Berselli e Pini. Una classe dirigente che vuole «riconciliare il paese con la guerra».

per approfondire...

Dossier guerra e pace

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