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Ancora
guerra nel menu
di
Doriana Goracci
La
Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne si
è conclusa con un Tacchino Graziato sotto gli occhi della
Famiglia Globale che dispensa i Menù di stagione, sorrisi
e ringraziamenti: tutti a Disneyland a vedere la prossima
puntata. Gli ingredienti per sfamare la Famiglia Americana
in questo fine anno 2009, sarà forse riconfermato: “Ci sceglie!
Noi siamo la Cucina che fornisce il Menù più pregevole del
mondo, anche per Obama”.
Il Menù non è nuovo: “Ci sono volute settimane, ma la decisione
è stata finalmente presa dopo l’ultimo Consiglio di Guerra,
nella serata tra lunedì e martedì: il presidente degli Stati
Uniti, Barack Obama, è pronto a inviare ingenti rinforzi in
Afghanistan per “finire il lavoro” e smantellare al Qaida.
Lo annuncerà in diretta televisiva la prossima settimana.
Secondo fonti di stampa Usa l’annuncio verrà fatto martedì
1 dicembre in diretta televisiva intorno alle 20 (alle due
di notte di mercoledì in Italia), e si tratta di 34 mila uomini
supplementari. Senza fornire cifre e senza indicare una data
esatta, lo stesso Obama ha detto che la nuova strategia afghana
verrà annunciata “presto”, e cioé poco dopo il giorno del
ringraziamento che cade giovedì. In
una conferenza stampa congiunta con il premier indiano Manmohan
Singh, rispondendo ad una domanda, Obama ha detto che é sua
intenzione “finire il lavoro” perché gli Usa non intendono
rimanere in eterno nel paese, ma che smantellare la rete terroristica
di al Qaida rappresenta “un interesse nazionale” e del mondo
intero, attraverso un’operazione definita di carattere “complessivo”…
E
nel lungo faccia a faccia a Palazzo Chigi con il segretario
generale della Nato Anders Fogh Rasmussen il tema centrale
è stato l’impegno italiano in Afghanistan. Una richiesta di
cui si è fatto ambasciatore Rasmussen ma che arriva direttamente
da Washington, tanto che oggi – negli Stati Uniti giorno del
Thanksgiving – Barack Obama dovrebbe annunciare un significativo
aumento del contingente Isaf. Non è un caso, dunque, che prima
dell’incontro tra il premier e il segretario della Nato il
presidente americano abbia deciso di chiamare Berlusconi.
Per illustragli «i punti salienti» della nuova strategia di
Washington che punta a «finire il lavoro» in Afghanistan e
per chiedere «il sostegno dell’Italia». Sostegno che è arrivato,
perché – è il ragionamento del Cavaliere – a Kabul è «in gioco
la credibilità della Nato anche per il futuro» e «dobbiamo
dimostrare di essere all’altezza della situazione». Da parte
sua, Obama elogia il «ruolo di leadership» svolto da Berlusconi
sulla questione afgana e sui numerosi altri teatri di crisi”.
E
forse sembriamo delle indecorose Matrioske agli Alleati, come
vengono chiamate” le bombe a frammentazione o a grappolo (appunto:
cluster bomb) che rilasciano sul terreno centinaia di ordigni
minori (mine antiuomo o granate esplosive) che tra il 10 e
il 40% non esplodono e restanocariche per anni sul terreno”,
patetiche sostenitrici dell’ Anonimo Nobel per la Pace alle
Donne d’Africa, donne in transito, non nell’esercito come
le donne soldato.“
Il
10 dicembre Barack Obama riceverà ad Oslo il Nobel per la
Pace, lo stesso che nel 1997 è stato dato agli attivisti della
campagna per la messa al bando delle mine anti-uomo. Ma il
presidente americano ha deciso di continuare a non firmare,
come i suoi predecessori, il Trattato per la messa al bando
delle mine antiuomo, entrato in vigore nel 1999 e firmato
da 156 paesi in tutto il mondo, ma non da Stati Uniti, Russia,
Cina ed India. Lo ha annunciato, rispondendo ad una domanda
durante un briefing con la stampa, il portavoce del dipartimento
di Stato, Ian Kelly: “questa amministrazione ha condotto una
revisione della politica sulle mine anti-uomo e deciso di
confermare quella in vigore: abbiamo determinato che non saremmo
in grado di garantire la nostra sicurezza nazionale, o gli
impegni assunto con amici ed alleati, se firmassimo la convenzione”.
“Gli esperti militari dicono che dopo lo sgancio la bomba
ruota a causa dell’aria che passa nelle alette di coda. Progettate
per distruggere un’ampia gamma di obiettivi terrestri, possono
perforare spessori di 250 mm. dopo che la rotazione provoca
l’apertura dell’involucro esterno e il rilascio delle granate…sul
banco degli imputati, in primo luogo, si ritrovano i “produttori”
che hanno le loro basi industriali in 34 paesi e che inviano
la loro “merce” in 75 nazioni, in ogni parte del mondo. E
così le “cluster” figurano negli arsenali di paesi come Italia,
Arabia Saudita, Eritrea, Etiopia, Francia, Gran Bretagna,
Israele, ex Jugoslavia, Marocco, Olanda, Nigeria, Russia,
Stati Uniti, Sudan, Tagikistan…”
La studiosa Benedetta Verrini, nel suo volume “Armi d’Italia”,
rileva che dal 5 al 10% delle bombe a grappolo rimane inesplosa
quando tocca il suolo: ” Nel solo 2003 le truppe angloamericane
sganciarono sull’Iraq circa 13mila bombe cluster, contenenti
un numero di sub munizioni compreso tra 1,8 e 2 milioni. E
poiché il libro in questione affronta il rapporto che l’Italia
ha con le cluster rileviamo subito – prendendo le pagine che
si riferiscono al nostro paese – che queste sarebbero prodotte
da alcune aziende di casa nostra. Ma se si parla di bombe
a grappolo che colpiscono in gran parte i bambini si deve
evidenziare l’altra piaga. Quella relativa alle decine di
migliaia di bambini soldato utilizzati dai gruppi armati non
governativi di ventiquattro Stati e territori, ma anche di
nove eserciti regolari”.
Qualcuno
ricorda il Rapporto 2008 della campagna internazionale “Stop
all’uso dei bambini soldato” ? In almeno quattordici Paesi,
i bambini sono stati reclutati in truppe di supporto all’esercito
regolare o in gruppi di civili costituitisi su base locale
per sostenere operazioni antisommossa o ancora in milizie
illegali o gruppi armati fiancheggiatori degli eserciti regolari.
Va aggiunto che alcuni Governi hanno arrestato arbitrariamente,
torturato e ucciso bambini sospettati di far parte dei gruppi
di opposizione armata. Non è poi infrequente il ricorso da
parte di eserciti governativi all’impiego di bambini come
spie o informatori. Ancora più grave è la sorte dei bambini
associati a gruppi armati e che in caso di cattura sono imprigionati
e trattati come nemici belligeranti dagli eserciti governativi,
anziché ricevere l’assistenza loro dovuta in base al diritto
internazionale, in quanto vittime prima che autori, comunque
non responsabili, di violenze.
Ma ieri è stato ribadito che siamo in regime di Austerità,
niente tagli all’Irap e altre amenità, i soldi, money, servono
ad inviare Forze di Carne sugli scenari della Guerra, servono
a costruire Nuove Carceri. E di nuovo non ci sarebbe niente
nelle agenzie di stampa battute ieri nella giornata Contro
la Violenza sulle Donne Internazionale, sottolineo, senonchè
quelle che si dicono Noi non siamo complici , sono state caricate
a Milano, per aver osato mostrare uno striscione in cui si
denunciavano le violenze subite dalle Donne nei Centri di
Identificazione: Vietato, anzi Vietatissimo.
Era
il 1 maggio 2005 quando Gianni Ballarini dalle pagine di Nigrizia
scriveva: Il “made in Italy armato” ha sostenitori a sinistra,
centro e destra del mondo politico italiano: dal gruppo dalemiano
ai falchi di Forza Italia e di An, come Previti, Berselli
e Pini. Una classe dirigente che vuole «riconciliare il paese
con la guerra».
 
Dossier
guerra e pace
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