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Rapporto
2007 sulla criminalita' organizzata a Roma e nel Lazio
di
OTCSL*
Il Rapporto elaborato dall’Osservatorio Tecnico Scientifico
per la sicurezza e la legalità - nel rispetto dei compiti
assegnati all’organismo dalla legge regionale istitutiva e
sue successive modificazioni - ha lo scopo di compiere una
ricognizione dei punti di maggior rischio, riguardo alla presenza
delle organizzazioni criminali tradizionali nel Lazio, di
fornire una mappa geo-economica dei gruppi criminali più consistenti
e pericolosi, di indicare un quadro dei punti di maggiore
criticità. Per le caratteristiche dell’Osservatorio, non si
è inteso fare uno studio di tipo sociologico o criminologico,
né si è avuta la pretesa di dire parole conclusive sui ruoli
di questa o quella formazione o figura criminale, (anche perché
il fenomeno è in continua e rapida evoluzione), ma si è volutamente
impostato uno studio che, mettendo insieme il maggior numero
di dati e di informazioni ricavati dalle indagini e dalle
inchieste della magistratura e delle forze dell’ordine, prova
a fornire gli elementi essenziali di ricostruzione per tracciare
uno scenario della presenza attuale di formazioni mafiose
nel Lazio.
Il Rapporto dà per scontato il dato storico che fa risalire
la presenza di organizzazioni criminali nel Lazio già a decorrere
dagli anni 60 e prende in esame fatti e figure più rilevanti
a partire dal 2000 – in alcuni casi ripercorrendo vicende
criminali risalenti anche al decennio precedente - per concentrarsi
in particolare su quelli dell’ultimo quinquennio allo scopo
di individuare linee di tendenza indicative riguardo alla
maggiore o minore “qualità” e “quantità” della presenza nella
Regione di formazioni criminali negli ultimi anni. Dalla data
di istituzione dell’Osservatorio questa relazione è la prima
su questa materia. A questo lavoro preliminare dovranno seguirne
altri su specifici capitoli.
Il documento finale risulterà suddiviso in tre parti. La prima
affronta dinamiche generali, la seconda si occupa delle principali
formazioni criminali, la terza raccoglie episodi, inchieste
e operazioni delle forze di polizia a partire dall’anno 2000.
Magistratura, Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri hanno
svolto un lavoro encomiabile in questi ultimi anni. Dalle
loro inchieste è possibile calcolare una cifra approssimata
per difetto di 300 mafiosi operanti nel Lazio in forma stanziale,
mentre le organizzazioni criminali di cui è stata segnalata
l’operatività nell’area della Regione fluttuano da 60 a 67,
(la variazione del numero dipende in genere da processi di
accorpamento o smembramento per dinamiche interne delle famiglie
mafiose camorristiche e di ‘ndrangheta).
I comuni per i quali sono stati disposte commissioni di accesso
sono tre (Nettuno, Ardea, Fondi) un solo consiglio comunale
(Nettuno) è stato sciolto, in altri tre centri (Pomezia, Formia,
Minturno) indagini delle FF.OO. hanno individuato tentativi
di infiltrazione e condizionamento del tessuto politico o
amministrativo locale da parte delle organizzazioni criminali.
L’insieme del tessuto amministrativo e politico nella grande
maggioranza dei comuni della Regione finora ha mostrato una
buona tenuta, anche se, soprattutto in molti comuni delle
province di Roma, Frosinone e Latina, i tentativi di infiltrazione
della macchina amministrativa e politica sono in atto da tempo
e avvengono secondo un copione sperimentato: attraverso l’arrivo
di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei
settori dell’edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti
collusivi con il personale politico e amministrativo locale.
E’ bene, dunque, non abbassare la guardia essendo consapevoli
che la legalità e la democrazia è sempre messa a repentaglio.
Questa è la prima raccomandazione che l’Osservatorio si sente
di dare a tutela delle istituzioni locali ed ai partiti che
le esprimono.
Secondo
alcuni dati riportati da organi di informazione su 378 comuni
laziali sarebbero una cinquantina i comuni ove risulterebbero
attività della criminalità. A giudizio dell’Osservatorio,
e come si può desumere dai due capitoli che raccolgono episodi,
inchieste e operazioni delle forze di polizia a partire dal
2000 e dalle mappe, il dato purtroppo risulta di molto inferiore
al reale. Lo è anche se si assume come riferimento piuttosto
che la presenza “per comuni” quella per “aree di infiltrazione”.
Ove i “comuni”, in assenza di specifici fatti, sono indicativi
solo per la localizzazione di attività, come appare più corretto,
anche allo scopo di non arrivare a fuorvianti equazioni in
assenza di elementi specifici e di fatto. Questi dati emergono
analizzando le inchieste delle DDA siciliane, calabresi e
campane perché molti mafiosi operanti in territorio laziale
mantengono collegamenti funzionali con la rispettiva casa
madre o perché, come le ‘ndrine calabresi, da essa dipendono,
oppure perché hanno comunque bisogno di un retroterra regionale
cui fare riferimento e a cui appoggiarsi.
Le
inchieste condotte dalle Procure di Roma e le investigazioni
delle FFOO svolte in particolare negli ultimi cinque anni
sui delitti che risultano avere una matrice chiaramente rinviabile
alla criminalità organizzata di tipo mafioso, segnalano una
presenza non trascurabile di figure e cosche appartenenti
a Cosa Nostra che dal punto di vista numerico sono inferiori
a quelle di appartenenti alla Camorra e alla ‘Ndrangheta.
Contestualmente appaiono stabilizzate le presenze di centri
criminali di matrice rumena, cinese e nigeriana, e, sotto
traccia, cioè rivolta soprattutto al riciclaggio, ma non per
questo meno preoccupante, di matrice russa. Allo stato delle
cose mafie italiane e mafie straniere convivono senza conflitti
tra di loro e fanno affari in comune (stupefacenti ed armi).
C’è una presenza vasta e variegata di formazioni criminali
di alto o altissimo profilo, soprattutto italiane, con interessi
coincidenti anche se non mancano episodi di contrasto insorti
o di volta in volta per la piega che possono assumere alcuni
affari che provocano omicidi o attentati che lasciano intravedere
l’esistenza di scontri.
Il dato di fondo, però, è che, tranne qualche increspatura
che caratterizza periodicamente i rapporti, il quadro che
emerge è di una forte stabilità intercosche. Ciò fa pensare
all’esistenza di una sorta di organismo che svolge non solo
il ruolo di “camera di composizione” dei conflitti ma di vero
e proprio regolatore degli interessi, degli affari e delle
presenze, garantendo l’immutabilità della condizione di Roma
“città aperta a tutte le mafie” che è la prima condizione
perché avvengano e siano garantiti in sicurezza lucrosi guadagni
per tutti. Il termine “camera di composizione”, secondo l’Osservatorio,
rende meglio l’idea di una sede non formale, intercosche,
agile, duttile, in grado di assumere decisioni rapide e di
farle rispettare.
I
punti di criticità e di emergenza secondo l’Osservatorio sono
le seguenti:
1) l’insediamento stabile di famiglie criminali della camorra,
in particolare casalesi, nei territori delle province di Latina
e di Frosinone. In vaste aree della provincia di Latina e
nelle aree più ricche del su della provincia di Frosinone
si può parlare di forme di controllo di segmenti del territorio
o in altri casi di controllo attraverso la creazione di condizioni
di monopolio delle attività illecite tradizionali (stupefacenti,
estorsioni, usura) dell’esercizio della violenza l’intervento
“in” (cioè con forme di partecipazione “legale”, o titolarità
esclusiva) e “su” (attraverso forme di pressione estorsiva
o condizionamento usurario) attività economiche sul territorio;
2) l’insediamento stabile di famiglie criminali della camorra,
della ndrangheta, di Cosa Nostra, nonché di famiglie criminali
autoctone sulla fascia costiera delle province di Latina,
di Roma e in parte di quella di Viterbo, dove in particolare
quelle della ndrangheta condizionano e controllano prevalentemente
la fascia costiera sud della provincia di Roma, quella della
camorra la fascia costiera nord . Si tratta comunque di aree
nelle quali sono parimente fortemente presenti (basta pensare
al litorale della città di Roma) anche potenti formazioni
mafiose (Cuntrera-Caruana)e locali (Fasciani);
3) l’insediamento stabile di famiglie criminali della camorra
e della ‘ndrangheta in alcuni quartieri della Capitale. Un
insediamento cominciato attraverso il trasferimento dalle
aree di origine di intere famiglie, e proseguito con il controllo
del traffico e dello spaccio al dettaglio di sostanze stupefacenti
e contemporaneamente o successivamente l’avvio di attività
commerciali. Anche in questi casi non è esagerato parlare
di forme di controllo di segmenti significativi del territorio.
4) Sono in atto precisi accordi e varie interazioni tra il
cartello camorristico dei Casalesi e famiglie della ndrangheta
nel territorio della provincia di Latina, in materia di stupefacenti,
estorsioni, usura e anche sul versante dei traffici legali
,quali il controllo di pezzi della grande distribuzione, di
strutture di commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli;
5)
Accordi e comunque interazioni pare esistano tra personaggi
di spicco già appartenenti alla Banda della Magliana e famiglie
della ‘ndrangheta e della camorra, in particolare con le famiglie
del cartello dei Casalesi. I settori di intervento della criminalità
organizzata sono: il mercato ortofrutticolo di fondi sotto
assedio, e insieme molte aziende di distribuzione di prodotti
ortofrutticoli e agroalimentari, poi gli appalti. E’ dimostrata
la presenza di imprese legate alla camorra nella realizzazione
dell’Alta Velocità sul tratto Roma Napoli. C’è un’aggressione
anche al settore delle agenzie portuali e turistiche, considerate
strategiche anche per altri traffici, come le imprese impegnate
in edilizia, strutture alberghiere, settore della ristorazione,
smaltimento dei rifiuti, supermercati, e infine l’affare del
momento, i centri commerciali (anche se in alcune aree della
regione l’operazione è cominciata da tempo). Oltre che nel
centro di Roma ci sono negozi legati alla camorra collocati
in alcuni di questi Centri Commerciali.
E
poi sul fronte delle attività illegali: il Lazio è la seconda
regione italiana nella graduatoria di diffusione del reato
d’usura, per il traffico di stupefacenti segue la Lombardia
precede la Campania. Sul versante dei sequestri di beni si
deve annotare che fino al dicembre 2006 erano stati messi
322 sigilli , il 4% degli oltre 7mila. Il Lazio è in graduatoria
solo dietro alla Sicilia, alla Calabria e alla Campania. Significativa
anche la graduatoria relativa ai procedimenti penali per reati
direttamente di mafia o collegati. Secondo i dati delle Relazioni
Annuali della DDA 2006-2007, i procedimenti avviati dalla
Dda di Roma nel 2005 sono stati 204 (droga, tratta e associazione
mafiosa), più che a Reggio Calabria (189). Trend confermato
per il periodo luglio 2006 giugno 2007: 143 procedimenti avviati
alla Dda di Roma in graduatoria dietro solo alle principali
distrettuali antimafia di Calabria Campania e Sicilia e alla
Dda di Milano.
E’
di tutta evidenza che le organizzazioni criminali tradizionali
e quelle provenienti da altre nazioni sono attratte dalle
opportunità offerte non solo da un tessuto economico di forte
appetibilità ma anche dal fatto che la Capitale e la regione
sono il luogo di decisione e di pianificazione delle grandi
iniziative economiche, per le realizzazione di infrastrutture,
di distribuzione dei fondi necessari allo sviluppo. Se a questo
si accosta il dato ormai incontrovertibile che tra gli “scopi
sociali” di ogni organizzazione mafiosa grande o piccola è
iscritto l’obiettivo di infiltrarsi nelle amministrazioni
locali , di condizionare o prendere parte direttamente alla
formazione delle decisioni politiche allora appare di tutta
evidenza come sia necessario guardare alla concreta realtà
di Roma e del Lazio senza paraocchi ideologici di opposte
tendenze: una che teorizza una sorta di negazionismo che nega
in toto una presenza della criminalità mafiosa a Roma e nel
Lazio, l’altra al contrario è propensa all’allarmismo, sostenendo
in buona sostanza che tutto è mafia e che il Lazio è occupato
da tutte le mafie nazionali ed anche straniere.
All’Osservatorio
sembra invece più corretto delineare le tendenze che emergono
dalle inchieste e dalle indagini di magistratura e delle forze
dell’ordine segnalando alle autorità regionali e nazionali,
con responsabilità e senza alcuna enfasi, le emergenze e i
punti di criticità.
*
linee di sintesi del 'Rapporto sulle presenze della criminalità
organizzata a Roma e nel Lazio' dell’Osservatorio Tecnico
Scientifico per la sicurezza e la legalità del 12 maggio 2007.
Si ringrazia Fillea-Cgil
 
Dossier
mafia e antimafia
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