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05 novembre 2009
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Omicidio del rione Sanita' : dov'erano le ronde ?
di Alessandro Balducci*

Dopo che le indagini sull'omicidio di Mariano Bacioterracino, avvenuto nella scorsa estate nel quartiere Sanità, non erano ancora approdate a nulla di significativo, La Procura di Napoli ha deciso di mettere in rete il video - registrato da una telecamera privata - in cui si vede "in diretta" l'assassiinio dell'uomo. Una decisione forte, che ha suscitato anche delle polemiche, nel tentativo (o nella speranza!) che l'efferatezza di quelle immagini spingesse qualcuno dei testimoni dell'agguato omicida, a farsi avanti ed aiutare gli inquirenti nell'identificazione e nella cattura del colpevole.

Qualcuno ha obiettato: ma in questo modo l'autore dell'omicidio, dopo essersi visto sul filmato, avrà già provveduto ad espatriare per rendersi irreperibile. Probabilmente questo è quello che poi è avvenuto. Ma va anche detto che prima della diffusione delle immagini su internet, gli inquirenti non sapevano neanche il nome dell'autore: almeno, dopo la diffusione pubblica del filmato, si è riusciti ad avere nome e cognome dell'omicida. Prima della pubblicazione del video la cattura del colpevole era "missione impossibile"; adesso perlomeno è diventata "possibile".

Ma la cosa che più ha sorpreso tutti noi, vedendo quelle immagini, è la "tragica serenità" - per dirla con Saviano - rappresentata non solo dalla sequenza dell'omicidio (l'assassino uccide la sua vittima e se ne va senza neanche correre, come se avesse appena comprato un pacchetto di sigarette), ma anche dal comportamento dei passanti. Un venditore ambulante che, vedendo il cadavere steso a terra, semplicemente sposta il suo banchetto da un'altra parte, un'altra persona che passa scavalcando il corpo, come se si trovasse di fronte ad un ostacolo tipo una condotta dell'acqua in riparazione.

Questa "tragica serenità" ci fa ritornare in mente le immagini tragicamente normali di Sarajevo durante la guerra serbo-bosniaca (la gente che va a fare la spesa tra il tiro incrociato dei cecchini), o dal Darfur o dalla Sierra Leone dove i ribelli tagliavano le mani ai bambini. Immagini di normale violenza in paesi normalmente in guerra. Sarebbe ora che le persone che abitano in questo Paese - e la classe politica che lo governa - si rendessero finalmente conto che in alcune aree e regioni, lo Stato ha perso il controllo del territorio; la legalità ha ceduto il passo all'illegalità ed all'arbitrio; all'economia di mercato e della concorrenza è stata sostituita l'economia mafiosa che si regge sul pizzo e sulla concorrenza sleale. In poche parole: la forza della Legge ha ceduto il passo alla legge del più forte.

Durante una interessantissima puntata della trasmissione "Blu Notte", Carlo Lucarelli ha ricordato l'episodio - accaduto diversi anni fa - delle macchine dei camorristi che, in provincia di Caserta, hanno sfilato in corteo. Le auto della Polizia e dei Carabinieri, come è noto, in certe zone ed in certi quartieri, dominati dalla Camorra, neanche si azzardano ad entrare. E' allora giunto il momento di smettere con la riduzione dell'emergenza Sicurezza - complice anche un sistema d'informazione poco pluralista e controllato dai soliti noti monopolisti - ad un problema di rom che chiedono l'elemosina, o alla zingarella che scippa la borsetta o al lavavetri abusivo ai semafori. Sarebbe ora che la Questione delle questioni, e cioè il dominio territoriale delle mafie italiche e la lotta dello Stato contro questo dominio illegale, venisse posta al centro del dibattito politico e dell'azione di governo.

Centinaia di migliaia - meglio milioni- di Cittadini, non sono soggetti alla Costituzione ed alle Leggi dello Stato ma alle leggi di Cosa nostra, Camorra, 'Ndrangheta. E non si venga a dire che il problema delle mafie e del controllo che esse esercitano sull'economia e sulla società civile e politica sono limitate al Mezzogiorno. Solamente i ciechi non riescono a rendersi conto di come le infiltrazioni mafiose stiamo ormai inquinando e corrompendo i tessuti sociali ed economici di regioni come la Lombardia, il Veneto, l'Emilia Romagna, il Lazio. Nell'ambito dei paesi appartenenti al mondo industriale e retto dalle regole dello Stato di Diritto, l'Italia è l'unica nazione dove uno scrittore colpevole di aver descritto i meccanismi del potere camorristico e di aver contribuito, con la sua opera, alla diffusione della cultura della legalità, deve girare accompagnato da una scorta armata e fare una vita da recluso.

A proposito: dove erano le "ronde" nel quartiere Sanità? Dove erano i cittadini che in altre zone del paese vanno in giro con divise pagliaccesche a controllare che nessun barbone sieda sulle panchine e che nessun extra-comunitario si metta a chiedere l'elemosina agli incroci delle strade? E pensare che si è arrivati al punto di mettere a disposizione anche dei fondi pubblici per mantenere e sostenere queste bande di giustizieri caserecci. Soldi pubblici che senz'altro avrebbero trovato una migliore destinazione se fossero andati a rimpinguare le casse esauste della Polizia di Stato, alla quale in diversi casi, sono mancati persino i soldi per fare il pieno alle volanti. Speriamo che quel video, quella "tragica serenità" sbattuta sulla rete e in faccia all'opinione pubblica, serva almeno a rinsavire coloro che hanno la responsabilità della Sicurezza e dell'Ordine pubblico, e li spinga a cambiare l'ordine delle priorità nell'agenda della lotta al crimine.

* membro dei Probi Viri dell'Osservatorio

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Dossier mafia e antimafia

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