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Omicidio
del rione Sanita' : dov'erano le ronde ?
di
Alessandro Balducci*
Dopo che le indagini sull'omicidio di Mariano Bacioterracino,
avvenuto nella scorsa estate nel quartiere Sanità, non erano
ancora approdate a nulla di significativo, La Procura di Napoli
ha deciso di mettere in rete il video - registrato da una
telecamera privata - in cui si vede "in diretta" l'assassiinio
dell'uomo. Una
decisione forte, che ha suscitato anche delle polemiche, nel
tentativo (o nella speranza!) che l'efferatezza di quelle
immagini spingesse qualcuno dei testimoni dell'agguato omicida,
a farsi avanti ed aiutare gli inquirenti nell'identificazione
e nella cattura del colpevole.
Qualcuno
ha obiettato: ma in questo modo l'autore dell'omicidio, dopo
essersi visto sul filmato, avrà già provveduto ad espatriare
per rendersi irreperibile. Probabilmente questo è quello che
poi è avvenuto. Ma va anche detto che prima della diffusione
delle immagini su internet, gli inquirenti non sapevano neanche
il nome dell'autore: almeno, dopo la diffusione pubblica del
filmato, si è riusciti ad avere nome e cognome dell'omicida.
Prima della pubblicazione del video la cattura del colpevole
era "missione impossibile"; adesso perlomeno è diventata "possibile".
Ma la cosa che più ha sorpreso tutti noi, vedendo quelle immagini,
è la "tragica serenità" - per dirla con Saviano - rappresentata
non solo dalla sequenza dell'omicidio (l'assassino uccide
la sua vittima e se ne va senza neanche correre, come se avesse
appena comprato un pacchetto di sigarette), ma anche dal comportamento
dei passanti. Un venditore ambulante che, vedendo il cadavere
steso a terra, semplicemente sposta il suo banchetto da un'altra
parte, un'altra persona che passa scavalcando il corpo, come
se si trovasse di fronte ad un ostacolo tipo una condotta
dell'acqua in riparazione.
Questa
"tragica serenità" ci fa ritornare in mente le immagini tragicamente
normali di Sarajevo durante la guerra serbo-bosniaca (la gente
che va a fare la spesa tra il tiro incrociato dei cecchini),
o dal Darfur o dalla Sierra Leone dove i ribelli tagliavano
le mani ai bambini. Immagini di normale violenza in paesi
normalmente in guerra. Sarebbe ora che le persone che abitano
in questo Paese - e la classe politica che lo governa - si
rendessero finalmente conto che in alcune aree e regioni,
lo Stato ha perso il controllo del territorio; la legalità
ha ceduto il passo all'illegalità ed all'arbitrio; all'economia
di mercato e della concorrenza è stata sostituita l'economia
mafiosa che si regge sul pizzo e sulla concorrenza sleale.
In poche parole: la forza della Legge ha ceduto il passo alla
legge del più forte.
Durante una interessantissima puntata della trasmissione "Blu
Notte", Carlo Lucarelli ha ricordato l'episodio - accaduto
diversi anni fa - delle macchine dei camorristi che, in provincia
di Caserta, hanno sfilato in corteo. Le auto della Polizia
e dei Carabinieri, come è noto, in certe zone ed in certi
quartieri, dominati dalla Camorra, neanche si azzardano ad
entrare. E' allora giunto il momento di smettere con la riduzione
dell'emergenza Sicurezza - complice anche un sistema d'informazione
poco pluralista e controllato dai soliti noti monopolisti
- ad un problema di rom che chiedono l'elemosina, o alla zingarella
che scippa la borsetta o al lavavetri abusivo ai semafori.
Sarebbe ora che la Questione delle questioni, e cioè il dominio
territoriale delle mafie italiche e la lotta dello Stato contro
questo dominio illegale, venisse posta al centro del dibattito
politico e dell'azione di governo.
Centinaia
di migliaia - meglio milioni- di Cittadini, non sono soggetti
alla Costituzione ed alle Leggi dello Stato ma alle leggi
di Cosa nostra, Camorra, 'Ndrangheta. E non si venga a dire
che il problema delle mafie e del controllo che esse esercitano
sull'economia e sulla società civile e politica sono limitate
al Mezzogiorno. Solamente i ciechi non riescono a rendersi
conto di come le infiltrazioni mafiose stiamo ormai inquinando
e corrompendo i tessuti sociali ed economici di regioni come
la Lombardia, il Veneto, l'Emilia Romagna, il Lazio. Nell'ambito
dei paesi appartenenti al mondo industriale e retto dalle
regole dello Stato di Diritto, l'Italia è l'unica nazione
dove uno scrittore colpevole di aver descritto i meccanismi
del potere camorristico e di aver contribuito, con la sua
opera, alla diffusione della cultura della legalità, deve
girare accompagnato da una scorta armata e fare una vita da
recluso.
A
proposito: dove erano le "ronde" nel quartiere Sanità? Dove
erano i cittadini che in altre zone del paese vanno in giro
con divise pagliaccesche a controllare che nessun barbone
sieda sulle panchine e che nessun extra-comunitario si metta
a chiedere l'elemosina agli incroci delle strade? E pensare
che si è arrivati al punto di mettere a disposizione anche
dei fondi pubblici per mantenere e sostenere queste bande
di giustizieri caserecci. Soldi pubblici che senz'altro avrebbero
trovato una migliore destinazione se fossero andati a rimpinguare
le casse esauste della Polizia di Stato, alla quale in diversi
casi, sono mancati persino i soldi per fare il pieno alle
volanti. Speriamo che quel video, quella "tragica serenità"
sbattuta sulla rete e in faccia all'opinione pubblica, serva
almeno a rinsavire coloro che hanno la responsabilità della
Sicurezza e dell'Ordine pubblico, e li spinga a cambiare l'ordine
delle priorità nell'agenda della lotta al crimine.
*
membro dei Probi Viri dell'Osservatorio
 
Dossier
mafia e antimafia
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