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Asia
e diritti : ASEAN vara Commissione ma senza poteri
di
Gabriella Mira Marq*
Venerdi',
in occasione del suo vertice annuale, l'Associazione dei Paesi
del Sudest dell'Asia, ASEAN, ha inaugurato una Commissione
per i diritti umani, suscitando reazioni contrastanti. Le
organizzazioni di difesa dei diritti umani nella regione non
ritengono infatti che la composizione della Commissione garantisca
indipendenza dai governi, alcuni dei quali si contraddistinguono
per feroci violazioni dei diritti. I
componenti del nuovo organismo per i diritti sono stati scelti
dagli stessi governi il cui operato andra' ad esaminare. Peraltro
il lavoro della commissione sarà quello di promuovere i diritti
umani, ma non avra' alcun potere di indagare i governi o di
imporre sanzioni.
L'ASEAN,
un gruppo di dieci Stati (Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos,
Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Tailandia, Viet Nam)
fu istituito oltre quattro decenni fa come baluardo contro
il comunismo ma che negli ultimi anni, ha adottato accordi
per il libero scambio con gli altri paesi della regione e
inciso sull'economia dei Paesi membri. Vi figura il Myanmar,
la cui giunta militare detiene la leader dell'opposizione
Aung San Suu Kyi e altri dissidenti politici e che ha risposto
con estrema violenza a pacifiche manifestazioni di monaci
buddisti e studenti. Ma anche altri Paesi del gruppo si caratterizzano
per persecuzioni politiche, etniche o religiose, per le pressioni
sulla stampa o per l'uso disinvolto del carcere e della pena
di morte.
L'inaugurazione
della 'Commissione intergovernativa per i diritti umani' e'
stata rovinata dall'assenza dei leader di alcuni dei piu'
grandi Paesi del Sudest asiatico, come l'Indonesia, le Filippine
e la Malesia, che hanno adotto motivi inadeguati per la loro
defezione. Nel
suo discorso di apertura, il primo ministro della Thailandia,
Abhisit Vejjajiva, ha spiegato
che la Commissione "promuovera' e proteggera' i diritti umani
attraverso la sensibilizzazione dell'opinione pubblica e l'istruzione"
ed ha riconosciuto che i poteri della Commissione sono troppo
limitati, spiegando tuttavia che questo passo e' parte di
un processo "evolutivo". Secondo
il primo ministro thailandese, "La questione dei diritti umani
non sta nella condanna, ma nella consapevolezza, nella realizzazione
e nel miglioramento. Non e' solo dimostrare al mondo che i
diritti umani sono una priorita', ma anche mostrare il modo
realistico e costruttivo per affrontarli."
Nonostante
la propria riluttanza ad intervenire nelle questioni interne
degli Stati membri, nel 2007 l'ASEAN aveva fatto pressioni
in occasione della crisi del Myanmar, ma sia l'associazione
degli Stati del sudest asiatico, sia la neonata commissione
debbono affrontare molti ostacoli, fra cui i contrasti fra
i Paesi membri.
Le
relazioni tra la Thailandia e la Cambogia sono peggiorate
per una disputa di confine e negli ultimi dodici mesi gli
scontri alla frontiera hanno prodotto sette morti. La Cambogia
nazionalista e autoritaria del primo ministro Hun Sen fornisce
regolarmente motivi di diatribe con la Thailandia ed ha offerto
asilo a Thaksin Shinawatra, il primo ministro thailandese
deposto da un colpo di Stato militare nel 2006, in barba al
mandato d'arresto emesso dalle autorita' di quel Paese. L'Indonesia
e la Malesia non sono riuscite a risolvere le dispute per
il territorio dell'isola di Borneo. Ma dispute territoriali
minano anche le relazioni tra le Filippine e la Malesia e
Singapore e la Malesia. Nel Mar Cinese Meridionale, Brunei,
Malaysia, Filippine e Vietnam sono invece in contrasto per
le rispettive pretese su aree ricche di giacimenti di gas
naturale.
*
si ringrazia Claudio Giusti
 
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