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Suicidi
: dati e primati tra Francia e Italia
di
Doriana Goracci
Credo
che molti sappiano ma è bene ricordarlo, che in Francia si
è arrivati a venticinque suicidi in due anni tra i dipendenti
della France Telecom. Cosa succede in Italia?
Leggo
che ad agosto del 2009 “secondo il Rapporto Eures-Ansa 2009
sull’omicidio volontario in Italia, di cui è stata fornita
qualche anticipazione, il 90% degli omicidi-suicidi avviene
tra le mura domestiche. Sono quasi esclusivamente gli uomini
(93% dei casi) a programmare il “suicidio allargato” coinvolgendo
i propri familiari e/o partner. Le vittime degli omicidi sono
per la maggior parte donne (mogli, partner; 75% dei casi);
poi vengono gli uomini (25% dei casi); i figli e gli altri
componenti del nucleo familiare (19%). Nel 2008 gli omicidi-suicidi
sono stati 32 (25 nel 2007); il 60% nelle regioni del nord
Italia.
“C’è anche da annotare e sottolineare che “da gennaio a settembre
2009 nelle carceri italiane si sono tolti la vita 56 detenuti,
24 in più rispetto ai primi 9 mesi dello scorso anno e 25
in più rispetto allo stesso periodo del 2007. Di questo passo
a fine anno arriveremo a un numero di suicidi superiore a
70, un triste “primato”, mai registrato nelle nostre galere.
Nel solo mese di settembre, 8 detenuti sono morti suicidi,
il più giovane era un ragazzo cileno di 19 anni, che si è
ucciso nel carcere di Castrovillari (CS). Particolare scalpore
ha suscitato la morte di Sami Mbarka Ben Gargi, avvenuta a
Pavia: il detenuto ha portato fino alle estreme conseguenze
uno sciopero della fame di quasi due mesi, iniziato per protestare
contro una sentenza che riteneva ingiusta”.
Un
Convegno si è chiuso a Roma, il 10 settembre 2009, per la
Giornata Mondiale per la Prevenzione del suicidio 2009 con
la cifra italiana che oscilla tra i 3.500 e i 4.000 suicidi
l’anno: la regione che appare con il più alto tasso è il Friuli
Venezia Giulia, con il 9,8 e la più bassa la Campania con
il 2,6.” Nel
convegno furono tutti d’accordo nell’affermare il valore di
certi contenimenti drammatici, e i fattori di protezione,
quali: ” le buone relazioni familiari, una forte consapevolezza
del proprio valore e la fiducia in se stessi, la capacità
di chiedere aiuto, di confrontarsi con gli altri e di imparare,
l’interiorizzazione di valori e tradizioni della propria cultura,
una rete di buone relazioni con amici, vicini, compagni di
lavoro o di scuola, l’integrazione nel lavoro, nelle attività
culturali e di tempo libero, o anche fattori ambientali come
l’assenza dell’uso di droghe o tabacco, mangiare e dormire
in modo corretto, una buona attività fisica e la presenza
della luce del sole”.
Bene
benissimo…,mi sembrano tutte strade percorribili e in piano.
Torniamo invece in Francia, al lavoro “sparente” come la Sacra
Famiglia. Segnalo un articolo del 19 aprile 2006, sul Suicidio
Il rovescio del nostro mondo, tradotto in italiano da Express
Livres, del 17 apèrile 2006 e che invito a leggere, per intero.
E’ una recensione al libro pubblicato dai sociologi Christian
Baudelot e Roger Establet che raccoglie i dati sui tassi di
suicidio degli ultimi due secoli nel mondo e lo consiglio,
da leggere integralmente.
Tra le preziose e curiose informazioni si evince che : ” il
tasso di suicidio degli adulti è diminuito, mentre quello
dei giovani non cessa di aumentare nella maggioranza dei paesi
dell’OCSE soprattutto a partire dagli anni ’70. La Francia,
in particolare, si distingue per il suo elevato tasso di suicidi:
11.000 ogni anno…il tasso di suicidi è più alto nei paesi
più ricchi. I paesi più poveri, come l’Egitto, il Perù o la
Cina, fanno registrare i tassi più bassi…il suicidio non è
un affare da ricchi, come lo era nel diciannovesimo secolo,
ma un problema dei poveri: dipendenti, operai, disoccupati…
La miseria odierna consiste invece nel diventare povero in
un paese ricco, eventualità molto più sofferta che essere
povero in un paese povero… Non è nelle grandi città che ci
si dà la morte (il suicidio conosce i suoi tassi più bassi
nelle metropoli, a Parigi, Londra, New York), ma nelle campagne
diseredate: per la Francia, nelle zone rurali dell’Ovest,
in particolare la Bretagna… Ovunque le donne si suicidano
quattro volte meno degli uomini. La concezione femminile dell’esistenza,
della famiglia, del prendersi cura, è ancora un atteggiamento
saldo nel mondo odierno e le donne sono ancora coinvolte in
diffuse e protettive reti di rapporti familiari. Ma allora
perché la Francia resta uno dei paesi occidentali dove ci
si suicida più? Con 20 suicidi per 100.000 abitanti?.. Secondo
i due studiosi le ragioni di questo piazzamento sono da rintracciarsi
nella laicizzazione del paese e nella disgregazione della
famiglia. La religione ha perso gran parte della sua influenza
e il numero di divorzi appare più elevato rispetto agli altri
paesi…ci si suicida di più la domenica che il lunedì , l’estate
più dell’inverno, in tempo di pace piuttosto che in guerra.”
L’articolo si conclude così: ” Sarebbe interessante riuscire
a sapere qualcosa in più della situazione italiana”.
 
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