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Avviso
di garanzia e crisi del '94 : ancora la stessa bugia
di
Piero Stagno
Cari
amici, in questi giorni ho sentito varie volte dire che non
si ripeterà la storia del '94 in cui la magistratura lo fece
cadere (Berlusconi, ndr); quest'insistenza conferma il rapporto
assai difficile con la verità che lo contraddistingue da sempre,
ma fa anche temere che a forza di ripetere una menzogna essa
diventi una verità. Ho scritto tre volte in materia negli
anni passati (2006 e 2003) e quindi mi permetto di reinviare
due lettere del primo febbraio 2003, a cui non ho ho nulla
da togliere né da aggiungere, se non che sembrano scritte
oggi. Giudicate voi. Un caro saluto.
Piero Stagno
scritto il 1/2/2003 Cari amici, a proposito della sentenza
della Cassazione, si continua a far paragoni col '94 dicendo
che allora il Governo cadde per la nota vicenda dell'avviso
di garanzia e quindi per colpa della Procura di Milano. Siccome
la mia memoria aveva un ricordo dei fatti alquanto diverso,
sono andato a riprendermi cosa ne disse allora la Civiltà
Cattolica: per chi non conosce la rivista dei Reverendi Padri,
essa esce due volte al mese e, dall'inizio, 1850, ha tre rubriche
fisse di cronaca: Chiesa, Italia, Estero.
Delle
vicende del governo di allora si occupò in due numeri: il
17 dicembre 1994 (la difficile navigazione del Governo Berlusconi)
e il 21 gennaio 1995 (crisi del Governo Berlusconi). Vi ripropongo
quindi, in calce, i brani salienti delle due cronache (sforbiciando
assai, perché sono abbastanza lunghi, ma chi vuole può leggersi
i testi originali, alla Berio ce l'avranno), anche perché
ho pensato che una cronaca scritta da Gesuiti ad una distanza
dai fatti di una/due settimane ha il grande pregio di cogliere
meglio i motivi di fondo e di dare quindi una sintesi più
attendibile.
La
conclusione che ne ho tratto è che chi dice che fu l'avviso
di garanzia a travolgere il Governo MENTE SAPENDO DI MENTIRE,
perché il Governo cadde per le sue contraddizioni interne,
comunque ognuno può valutare personalmente (se ha la forza
di arrivare in fondo).
ecco
la sintesi
Nel
numero del 17 dicembre 1994 (Civ. Catt. 1994 IV 600-609) i
reverendi Padri dicevano: "Nei mesi di ottobre e novembre
il Governo....ha avuto una difficile navigazione..........I
fatti più notevoli avvenuti nei mesi di ottobre e novembre
sono il conflitto fra il Governo e la Procura di Milano, gli
scioperi contro la legge finanziaria, l'alluvione del Nord
Italia, le elezioni amministrative del 20 novembre, l'invio
di una avviso di garanzia...., le divisioni della maggioranza.
....Di questi fatti daremo una rapida informazione"....
(che dura per 7 pagine, quindi per essere fatta da un gesuita
è veramente rapida).
Segue una lunga e precisa cronistoria del "dissidio fra il
Governo ed il pool mani pulite", che parte dal 14 luglio "decreto
Biondi" e finisce a novembre con l'ispezione ministeriale
alla Procura e la rimessione a Brescia (29 novembre) per legittima
suspicione dell'inchiesta Cerciello (poi comunque condannato),
di cui era difensore Taormina. La cronaca termina con queste
parole ...."Iniziava la delegittimazione morale, prima
che giuridica, di Mani Pulite"; evidentemente la storia
si ripete. Col titolo "Muro contro muro fra Governo e sindacati.
L'accordo del 1° dicembre" segue la cronistoria dello scontro
fra Sindacati e Governo (noto di passaggio che la materia
dello scontro non era solo la riforma previdenziale, ma anche
"condono edilizio e patteggiamento fiscale, cioè su provvedimenti
una tantum e di esito molto incerto quanto all'afflusso previsto
di 25.000 miliardi nelle casse dello stato" (la storia
si ripete),. quindi sciopero generale il 14 ottobre e manifestazione
di un milione di persone il 12 novembre, in cui i tre segretari
(Cofferati, D'Antoni e Larizza) chiesero di non porre la fiducia
sulle pensioni, che invece fu posta il 15, perché la Lega
se no avrebbe votato contro.
"Così....riportò un successo, ma a costo di scontentare
un partito della maggiornaza, la Lega". fu poi raggiunto
con i Sindacati un accordo il 1° dicembre, in cui, sostanzialmente,
la riforma previdenziale era accantonata.
Sotto il titolo "un difficile novembre per il Governo..."
la rivista passa in rassegna le critiche di Fazio sul pessimo
andamento dei conti pubblici, l'alluvione (quella del Tanaro,
per intenderci), la protesta studentesca, e poi aggiunge "Ma
le difficoltà maggiori il Governo le incontrò al suo interno,
a motivo del disaccordo su punti qualificanti fra la Lega
dell'On. Bossi e gli altri partiti di Governo: disaccordo
che portò la Lega a votare con l'opposizione contro taluni
provvedimenti presentati dal Governo......In realtà il dissidio
maggiore era fra la Lega ed Alleanza nazionale. Così il 18
novembre il Governo fu battuto...."
Col titolo "avviso di garanzia...." la Rivista dice "il
peggio.... avvenne il 22 novembre. In quel giorno si conobbero
i risultati del primo turno delle elezioni amministrative
del 20 novembre", con una grave sconfitta di forza Italia....era
dunque finita la luna di miele fra il presidente del Consiglio
e gli ....italiani...."; dopo alcune righe prosegue: "
un secondo - e assai più grave - colpo...fu l'avviso di
garanzia.... ...protestò la sua innocenza: 'non ho mai corrotto
nessuno, non mi dimetto e non mi dimetterò. Non voglio che
il voto degli italiani venga tradito e rinnegato' ..dichiarò
in un messaggio televisivo.....Annunziò quindi che le sue
eventuali dimissioni avrebbero portato ad elezioni anticipate
(mia nota, la storia si ripete). Cosa che non piacque al Presidente
Scalfaro, il quale.....redasse una nota in cui diceva che
..... il Governo dipendeva dalla fiducia e sfiducia del parlamento
ed indire nuove elezioni era prerogativa del capo dello Stato."
Con
il titolo "conclusione" la rivista dice, fra l'altro "l'onorevole
Bossi...avrebbe accettato di continuare a far parte di Governo
nel quale era sempre crescente e sempre più determinante l'influsso
dell'On. Fini e di Alleanza nazionale, e di una maggiornaza
in cui la Lega era insidiata sotto il profilo elettorale da
forza Italia....?."
Nel numero del 21 gennaio (Civ. Catt. 1995 I 178-187) la rivista
fa la cronistoria della caduta del Governo Berlusconi e riferisce
sui ballottaggi del 4 dicembre, con vittoria delle opposizioni,
sulle dimissioni di Di Pietro dalla magistratura (il 2 dicembre),
la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge Mammì (che
mi pare tuttora inapplicata) e l'approvazione della legge
finanziaria (20 dicembre) e fa un resoconto dettagliato della
crisi del Governo. Sotto il titolo "la crisi del Governo..."
la rivista riferisce sui fatti: " La crisi ....era iniziata
con il suo interrogatorio...avvenuto il 13 dicembre. ... In
serata lesse alla TV un comunicato nel quale diceva: 'Non
esistono contro di me né documenti né testimonanze di accusa.....Non
ho alcuna intenzione di desistere'. Era la risposta che egli
dava all'on. Bossi, il quale il 12 dicembre aveva affermato:
'questo Governo muore fra poche settimane. In settimana, intanto,
creiamo il polo liberaldemocratico con i popolari. Tra meno
di un mese verranno i primi vagiti della Seconda Repubblica'.
In realtà la maggioranza che sosteneva il Governo non era
mai stata compatta: in essa la Lega si sentiva a disagio,
sia per il fatto di essere insieme ad Alleanza nazionale...sia
per il fatto che forza Italia ne minacciava l'esistenza.......
Di qui la richiesta dell'onorevole Bossi di compiere una 'verifica'
dopo l'approvazione della Legge finanziaria. A metà dicembre,
senza attendere l'approvazione definitiva della Legge finanziaria
l'on. Bossi accelerò la crisi, stringendo un accordo con l'On,.
Buttiglione per la creazione di un polo liberaldemocratico
e firmando una mozione di sfiducia al Governo insieme con
il PPI. Nello stesso giorno (17 dicembre) una seconda mozione
di sfiducia fun presentata dal PDS.....Si giunse così al 21
dicembre ....ribadì anzitutto 'la sovranità appartiene al
popolo e..chiunque operi contro questa volontà offende lo
spirito e l'anima della Costituzione.....il suo mandato parlamentare
diventa carta straccia'... nel suo discorso l'on. Bossi disse:
'Lei non è un uomo della Provvidenza. Tutt'altro. Non ha rispettato
i patti, il suo governo è stato un fallimento completo, perché
non ha combinato nulla. Quindi la Lega le toglie la fiducia'...".
la rivista poi riferisce l'intervento dell'on Berlinguer e
circa l'intervento di Buttiglione dice:"aveva rivendicato
il 'carattere parlamentare della nostra Costituzione', affermando
che 'in Parlamento le maggioranze di governo nascono, si dissolvono,
si ricostruiscono. È dunque perfettamente legittimo che questa
maggioranza si dissolva in Parlamento ed in Parlamento se
ne costituisca una diversa'.... Il 22 dicembre, prima che
il Parlamento votasse le mozioni di sfiducia.....rassegnò
le dimissioni del suo Governo nelle mani del Presidente della
Repubblica"
Fin qui la storia, che mi pare provi al di là di ogni dubbio
che l'avviso di garanzia ebbe al più una parte di contorno,
ma non fu affatto determinante nella caduta del Governo, originata
da uno scontro politico al suo interno. Segue poi la discussione,
tuttora attuale, sulla fonte della legittimazione politica
del Governo, in cui la rivista espone i due punti di vista,
per propendere verso chi vede la legittimazione del Governo
dipendere dalla fiducia del Parlamento, perché così dice la
Costituzione, che non era cambiata (neppure ora): "non
ci si può appellare alla sovranità popolare contro il Parlamento"
(anche perché, aggiungo io, c'è l'art. 69 della Costituzione;
"il parlamentare rappresenta l'intera nazione ed esercita
il suo ufficio senza vincolo di mandato").
scritto il 1/2/2003
Cari amici, ritorno sulla crisi di Governo del '94 per proporvi
cosa ne scrisse Aggiornamenti Sociali (un'altra rivista dei
Reverendi Padri) nel febbraio 1995 (Aggiornamenti Sociali
è mensile). Come vedrete, in questa cronaca dell'avviso di
garanzia non c'è nessuna traccia, a dimostrazione della sua
irrilevanza nella crisi. La rivista pubblicò integralmente
l'intervento dell'On. Buttiglione (che, non dimentichiamolo,
aveva firmato la mozione di sfiducia con l'on. Bossi) il 21
dicembre 1994 alla Camera durante il dibattito sulla fiducia.
Naturalmente ve ne risparmio il testo integrale, ma vi riporto
di seguito il riassunto dei Reverendi Padri: "Buttiglione
dapprima smonta la tesi del 'tradimento' e dello 'scippo',
ricostruendo accuratamente la genesi di una maggioranza frutto
di un'abile operazione elettorale, coronata peraltro da un'intesa
parlamentare, e rivendicando la legalità costituzionale di
un eventuale governo sorretto da una nuova maggiornaza, in
ragione del carattere parlamentare della nostra democrazia;
argomena poi in sette punti l'inopportunità politica di un
immediato ritorno alle urne e, infine, avanza la proposta
di un governo tecnico-politico che raccolga largo consenso
in Parlamento intorno ad un programma esenziale di risanamento
economico e di riforme elettorali-istituzionali (comprensivo
di una legge antitrust in materia televisiva - sottolineatura
mia) assolutamente inidilazionabili e comunque preliminari
ad un proficuo appello agli elettori".
I Reverendi padri poi fanno i loro commenti: "Al momento
in cui scriviamo non conosciamo l'esito di una crisi che si
profila difficile, Possiamo solo fare nostre le tesi seguenti:
1) la crisi si è prodotta per le contraddizioni interne alla
maggioranza e per il logoramento della sua leadership; 2)
è assolutamente legittima la formazione in parlamento di una
nuova maggioranza; 3) sarebbe tuttavia sommamente opportuno
che essa fosse adeguatamente estesa, dovendo provvedere al
varo di riforme delle regole che auspicabilemente godano di
un largo consenso; 4) vanno fermamente riprovate le forzature
e l'esasperazione polemica di chi si comporta come se la nostra
Repubblica parlamentare fosse una democrazia plebiscitaria;
5) vivo apprezzamento esprimiamo per l'alto e difficile ruolo
di garanzia sin qui esercitato dal Presidente della Repubblica,
pur pressato da più parti e, in qualche caso, fatto oggetto
di intimidazioni e insolenze."
Cosa ve ne pare ? Sia l'intervento di Buttiglione, sia le
considerazione della rivista sembrano scritti oggi.
 
Il
trionfo della bugia (Berlusconi e i magistrati)
Dossier
etica e politica
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