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Domanda
cattiva
di
Claudio Giusti*
L’
informazione italiana, per quanto riguarda i diritti umani,
sembra essere asservita a un paio di associazioni. Se quelle
si muovono lo fanno anche i media, altrimenti restano in letargo.
Eppure
su Internet ci sono dozzine di ottimi siti e sarebbe facile
per un giornale dedicare una pagina al giorno alla lotta per
i diritti dell’Uomo.
Ho
avuto, anche di recente, modo di verificarlo con la pena di
morte americana. Fatti eclatanti avvenuti in Ohio e Texas
sono passati sotto silenzio o quasi.
Voi
cosa ne pensate?
La domanda di Claudio Giusti vuole essere uno spunto di riflessione
per tutti i lettori e forse anche per la stampa, ma vorrei
dare una mia risposta, da presidente di una associazione impegnata
per i diritti umani.
Il
problema e' che le associazioni che vanno sui giornali in
materia di diritti (umani o civili) sono sponsorizzate politicamente.
Per quanto si dicano super partes o della societa' civile
i massimi dirigenti sono parlamentari o ex parlamentari o
esponenti di punta di partiti politici (e questo vale per
le 'associazioni' di destra e di sinistra) o sono platealmente
sostenitrici di partiti.
Ecco
perche' i giornali danno loro spazio, non perche' le considerino
autorevoli (cosa che poi appaiono di fronte all'opinione pubblica
grazie alla visibilita' mediatica), ma perche' fanno parte
della quota dei politici di riferimento di quella testata.
Per la stessa ragione partecipano in pole position ad avvenimenti
istituzionali o commissioni ministeriali di esperti (spesso
create ad hoc per accontentare le associazioni che portano
consensi elettorali) che danno loro ulteriore visibilita'
e fanno curriculum.
Per
queste ragioni le loro rampogne sui diritti sono sempre a
senso unico o - nel migliore dei casi - sono soft con una
parte politica e sferzanti con l'altra. Per contro, le poche
organizzazioni che possono davvero dirsi super partes non
sono controllabili nelle loro esternazioni (dettate solo dall'amore
per i diritti), quindi meglio ignorarli, sulla stampa e altrove.
Ovviamente
si tratta di scelte: dalla parte della visibilita' e dei finanziamenti
o esclusivamente da quella dei diritti senza guardare in faccia
a nessuno? Chi sceglie la seconda sappia che dovra' sudare
sangue ed avere davvero buoni argomenti per ottenere un trafiletto
in dodicesima pagina ogni paio d'anni. La scelta alla vostra
coscienza, ma anche al vostro pelo sullo stomaco!
Rita
Guma,
presidente dell'Osservatorio
*
membro del Comitato scientifico dell'Osservatorio
 
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