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Observer
: il silenzio dell'Europa democratica su Berlusconi
di
Giulia Alliani
"Dopo
la guerra, il continente si trovò unito in opposizione alla
prepotenza dei singoli leader. Purtroppo quei tempi sono finiti":
questa l'amara riflessione che fa da titolo all'analisi di
Nick Cohen sull'Observer di oggi.
"Per
Germania e Italia, che avevano sofferto sotto la dittatura
fascista, e per Francia, Olanda, Belgio e Lussemburgo che
avevano sofferto sotto l'occupazione fascista, non c'era nulla
di positivo da ricordare degli anni di guerra" prosegue Cohen,
che spiega: " Il Mercato Comune Europeo dei Sei promise la
libertà da un passato orribile, e ha continuato a prometterlo.
Grecia, Portogallo e Spagna confermarono la presa di distanza
e la reazione alla dittatura al momento del loro ingresso.
Dopo la caduta del Muro, l'Europa allargò i propri confini
offrendo agli ex sudditi dell'impero comunista una vita migliore
nel rifugio della democrazia... L'Europa sostituì il terrore
dei totalitarismi con le convenzioni sui diritti umani e con
i trattati di pace."
"Certo,
é facile ridursi all'esasperazione per la monotonia delle
sue complicate risoluzioni e per le interminabili riunioni,
ma decine di milioni di persone hanno accettato il rischio
di barattare la sovranità nazionale con la libertà dalle dittature
della nostra epoca. Questo scambio non é più possibile. Le
dittature dei nostri giorni si presentano sotto molte forme,
ma la forma dominante consiste in un capitalismo di stato
o in un'oligarchia in cui il capo, o una cricca che comanda,
controllano la cosa pubblica e le sinecure che ne derivano.
Non si tratta di dittature in senso stretto. I capi tollerano
le elezioni, se é possibile manipolarne i risultati, e permettono
le critiche, se queste non raggiungono le masse..."
"La
settimana scorsa, al Parlamento Europeo, i rappresentanti
socialisti hanno tentato di far diventare un caso europeo
il tema della corruzione dello stato italiano, ma i conservatori
"moderati" del Partito Popolare Europeo gli si sono rivoltati
contro. Joseph Daul, alleato di Nicolas Sarkozy, era particolarmente
irritato all'idea che i rappresentanti della sinistra osassero
insinuare che l'Italia non fosse "un paese democratico dove
si rispetta il principio di legalità". I seguaci di Angela
Merkel si rifiutavano di accettare il fatto che l'Europa dovesse
difendere i diritti fondamentali degli italiani. I cosiddetti
"moderati" erano così rabbiosi per l'affronto al buon nome
di Berlusconi che, non solo si sono opposti ad un intervento,
ma hanno anche cercato di impedire che avesse luogo il dibattito..."
"A
Bruxelles, la maggioranza ha i suoi buchi neri: quando i suoi,
apparentemente rispettabili, democratici scoprono che un loro
amico conservatore sta costruendo uno stato degli amici degli
amici nel cuore d'Europa, non protestano, ma impegnano invece
tutte le loro energie più appassionate per rimproverare aspramente
i suoi avversari... L'aspetto più eloquente dei caudilli dei
nostri giorni é la disinvoltura con la quale mettono da parte
pretese differenze ideologiche per riconoscersi tra di loro
come membri di una massoneria internazionale di autocrati.
Berlusconi denuncia i pubblici ministeri che definisce 'comunisti',
eppure chiama l'ex KGB Vladimir Putin 'il suo grande amico'.
Il preteso socialista Chavez fa amicizia con il reazionario
islamico Ahmadinejad. Ciò che unisce i grandi boss del ventunesimo
secolo ha più importanza di ciò che li tiene divisi."
"L'Europa
democratica, tuttavia, non vuole unirsi contro di loro ergendosi
in difesa dei suoi valori più cari. Il suo silenzio su Berlusconi,
frutto talora di codardia, altre volte di compromessi, mina
la possibilità di opporsi a una politica corrotta in qualsiasi
altra parte d'Europa e, in particolare, nelle deboli democrazie
dell'Est postsovietico, e toglie, inoltre, significato alla
condanna delle violazioni dei diritti democratici al di là
dei suoi confini. Per la prima volta nella sua storia, la
reputazione dell'Europa come forza del bene appare precaria.
Manca poco che appaia falsa".
 
Berlusconi
e l'immunita': ma negli altri Paesi non c'e'
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