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Pressioni
politiche sul notaio del Comune : e' la legge , bellezza !
di
Flavia Fulvio*
Nel
1948, Pietro Calamandrei rivolgeva una interpellanza al Ministro
della Pubblica Istruzione On. Gonella, per conoscere i criteri
che avevano ispirato il provvedimento con il quale non era
stato confermato come direttore della Scuola Normale Superiore
di Pisa il prof. Luigi Russo - un laico - che teneva tale
ufficio dal 1944.
Calamandrei
osservava: "non vorrei che si instaurasse anche in Italia
il sistema che un tempo era usato negli Stati Uniti d’America:
il sistema degli 'spogli', col quale il nuovo presidente,
appena eletto, distribuiva tutti gli uffici e impieghi pubblici
ai suoi elettori, agli appartenenti al proprio partito, come
una preda di guerra. Questo vorrebbe dire la corruzione di
tutta l’Amministrazione”. Purtroppo
oggi ci siamo arrivati, grazie ad una legislazione che, invocando
l'efficienza, in realta' la nega e nel contempo calpesta la
legalita' e la trasparenza amministrativa.
Tutto
parte con la legge 142 e poi con la legge 241 del 1990. Entrambe
furono presentate come esempi di ammodernamento e simboli
di progresso. E il deleterio processo è stato portato a compimento
negli anni 90. La legge 81 del 93, sulla nomina diretta dei
Sindaci, tutt’oggi sbandierata come la legge che garantisce
il migliore sistema elettorale, conferiva al sindaco un potere
enorme, potendo scegliersi tutto il suo apparato. O meglio
le segreterie scelgono sia i partner politici e soprattutto
i funzionari e i pubblici dipendenti non soggetti a concorso.
E infine, nel 97, la legge Bassanini, la cosiddetta legge
sullo snellimento dell’azione amministrativa, propagandata
come quella che avrebbe permesso ai cittadini di esercitare
appieno i propri diritti attraverso, per esempio, lo strumento
del’autocertificazione (Strumento che in realtà esisteva già
dal lontano 1968, con la legge n.15). Essa da un lato ha proclamato
il principio della separazione dei poteri tra i politici,
chiamati a individuare gli indirizzi di governo, e i funzionari
pubblici, titolari in via esclusiva del potere gestionale
per attuare l’indirizzo politico, ma dall’altro - subordinando
la nomina del funzionario alla discrezionalità piena del politico
- ha di fatto asservito quest'ultimo alla stessa politica,
mortificando il ruolo dei funzionari pubblici soggetti a nomina,
in spregio all’obbligo costituzionale del pubblico concorso.
In questo ambito, è chiamato ad operare il segretario comunale,
il garante della legittimità e della correttezza dell’azione
amministrativa dell’Ente locale. Ed infatti, cessato il mandato
del Sindaco che ha nominato il segretario, cessa anche l’incarico
di quest’ultimo e il Sindaco neo eletto ha 4 mesi di tempo
per decidere se mantenere in carica il segretario o disfarsene,
indipendentemente dai risultati raggiunti e dalla professionalita'
e correttezza dimostrata nel precedente quadriennio. Il tutto
in stridente contrasto con lo spirito degli artt. 97 e 98
Cost. che vogliono il dipendente pubblico sottratto ai condizionamenti
politici.
Condizionamenti
cui, e' evidente, il segretario sara' tentato di assoggettarsi
sia in quei fatidici quattro mesi e sia nel corso della sua
attivita', per non mettere a rischio il proprio posto di lavoro,
che potrebbe essere trasferito ad altri che abbiano una maggiore
affinita' politica o peggio partitica con il Sindaco neoeletto.
In definitiva, il segretario comunale e' nominato in base
ad un metodo di "spoil system", proprio quello che, come diceva
Calamandrei, "vorrebbe dire la corruzione di tutta l’Amministrazione”.
Altro che legalita' e trasparenza!
E
non si tratta solo di una questione di principio, una questione
- come pensano alcuni - di 'moralismo', perche' saranno i
cittadini a pagare questo vulnus alla legalita' e trasparenza,
con l'assenza di controllo sugli atti, rischi di pilotaggio
delle gare d'appalto, problemi di correttezza del bilancio
comunale, etc etc etc
E' importante che i cittadini siano consapevoli di questo,
e che - invece di assecondare l'italica propensione al clientelismo,
al do ut des, alla raccomandazione, chiedano in modo
pressante trasparenza dell'azione amministrativa, nomine e
licenziamenti motivati e non una gestione della cosa pubblica
che diventi un feudo personale.
*
esperta di diritto amministrativo, componente del Comitato
Tecnico-Giuridico dell'Osservatorio
 
Dossier
etica e politica
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