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Iran
: armamenti e crisi interna
di
Shorsh Surme*
E’
mai possibile che Muhammad Ahmadinejad pensi solo agli armamenti
in un paese che ha dei problemi enormi: a cominciare delle
proteste dei giovani, la situazione economica, l’isolamento
dell’Iran dalla comunità internazionale?
E'
dal 12 giugno che i studenti e i giovani in generale continuano
a protestare per la riconferma di Ahmadinejad a presidente
della Repubblica Islamica dell’Iran. Parlo dei giovani e delle
donne, le donne sono il principale motore del progresso verso
il cambiamento, e volutamente non desidero parlare dei signori
cosidetti riformisti come l'ex primo ministro Mir Hossein
Mussawi o Hojjat al-Eslam Mehdi Karrubi, ex presidente e fondatore
dell'Associazione dei Clerici Combattenti, che in tutti questi
anni non hanno fatto niente per i giovani e per donne, che
sono la stragrande maggioranza della popolazione iraniana.
Quello
che sanno fare è solo mostrare i muscoli. Infatti, proprio
l'altroieri le Guardie della rivoluzione, corpo d'élite della
Repubblica islamica, hanno lanciato lo Shahab 1, 2 e 3 in
un frangente di forte tensione con l'Occidente sul nucleare
iraniano, dopo che la scorsa settimana lo stesso Ahmadinejad
aveva ammesso che stanno costruendo un secondo impianto per
l'arricchimento dell'uranio.
Il
regime islamico per la prima volta dalla caduta dello Shah
dell'Iran (1953-1979) affronta la sua prova più dura, ma non
contro i nemici di sempre, Israele, Stati Uniti o Sunniti,
ma di fronte ai suoi cittadini. Dal 1979, quando più di 5
milioni sono scesi nelle strade iraniane al seguito dell'Ayatollah
Ruhullah Khomeini al suo ritorno dal suo lungo esilio in Francia
per guidare la rivoluzione islamica, l'Iran non aveva rivissuto
le manifestazioni di massa che vediamo oggi, nate spontaneamente
in seguito alle critiche e dubbi sulla pulizia del processo
elettorale che ha avuto luogo il 12 giugno.
Dall'anno
559 aC, quando il Grande Ciro fondò l'impero persiano, la
vita di questa nazione è stata forgiata dalla sua lotta contro
le grandi potenze mondiali e la corruzione della loro stessa
élite. Ora, ancora una volta, l'Iran sta lottando per trovare
la strada giusta verso la libertà.
I popoli dell’Iran: Persiani, Curdi, Azeri Bakhtiary, Arabi,
Lor, Ebrei e Turkmeni sono consapevoli che Ahmadinejad sta
giocando con il fuoco e sta mettendo in rischio l’intero paese
e non solo, ma tutto il Medio Oriente già fragile, con il
pericolo di una nuova guerra.
*
giornalista curdo-iracheno
 
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