 |
Informazione
: battaglia politica senza esclusione di colpi
di
Guido Columba*
La
libertà di stampa è a repentaglio, intensificare la lotta
a difesa dei princìpi
Chi decide se una notizia è di interesse generale ?
La libertà di stampa è a repentaglio. Lo è da sempre, come
ricorda spesso il presidente dell’Ordine Lorenzo Del Boca,
secondo il quale deve essere difesa e reinventata ogni giorno.
A
mettere a rischio l’indipendenza dell’informazione sono, da
sempre, politici finanzieri, potenti in genere, piccoli e
grandi. Ciascuno per quello che può, e riesce, cerca di condizionare
l’informazione piegandola ai propri interessi.
In questo periodo il pericolo per la libertà di stampa è maggiore
che non in passato. Perché apertamente, programmaticamente,
ideologicamente, maggioranza parlamentare e governo affermano
che vi è troppa libertà di stampa e agiscono in modo concreto
perché sia ridotta e l’informazione possa o sia indotta a
riferire solo quello che loro ritengono conveniente. Il controllo
dell’informazione è, insomma, un obiettivo politico. Ed è
al centro di una battaglia politica condotta senza esclusione
di colpi. Per ottenere lo scopo maggioranza e governo agiscono
sul piano legislativo, amministrativo, giudiziario, e operano
con tutte le leve di cui dispongono. E’ un modo di considerare
l’informazione che cozza contro l’essenza stessa della libertà
della stampa, la quale o è completa o non è.
Tanto per capire: il Presidente della Commissione Giustizia
del Senato, Filippo Berselli, durante l’audizione del 22 luglio
ha ripetutamente chiesto, con aria provocatoria, a chi, secondo
noi, spettasse la responsabilità di decidere quali notizie
siano di interesse generale e, pertanto, possano essere rese
note. Era evidente che, orfano del Minculpop, era alla ricerca
di una qualche Autorità Superiore incaricata di dettare agli
organi di informazione: questo sì, questo no. Non lo sfiora
neanche l’idea che nella nostra organizzazione statale e sociale
il compito di decidere quale notizia abbia rilievo per i cittadini
spetti a chi ha una abilitazione professionale rilasciata
da un esame dello Stato e lo faccia per mestiere: cioè al
giornalista. Il
Dna dell’autoritarismo insito nella maggioranza parlamentare
e di governo è alla base dell’attuale offensiva contro la
libertà di stampa che deve, quindi, essere contrastata in
modo aperto e fermo. Cosa che sta avvenendo da tempo ma che,
davanti al moltiplicarsi e aggravarsi degli attacchi, deve
essere intensificata.
L’Unci
si è sempre schierata in modo chiaro e diretto contro i tentativi
di colpire il diritto di cronaca – quello dei cittadini di
essere informati in modo corretto, completo e tempestivo di
ciò che accade, e che ha come corrispettivo il dovere dei
giornalisti di farlo – e continuerà a farlo. Anzi moltiplicherà
il proprio impegno e incalzerà le altre organizzazioni del
giornalismo perché la difesa dei principi del giornalismo
sia sempre più forte e corale. A partire da quella giornata
di sciopero nazionale sospesa lo scorso luglio.
Ma la libertà di stampa o è completa o non è. Non è possibile
elogiare o difendere quella che ci piace e criticare e reprimere
quella che non ci piace. La pretesa del ddl Mastella di ridurre
la cronaca giudiziaria è stata fortemente e giustamente combattuta,
come sta avvenendo con il ddl Alfano, perché colpiva la libertà
di stampa. Non perché la prima sia stata presentata dal Guardasigilli
del governo Prodi e la seconda dal Guardasigilli del governo
Berlusconi. Pur tenendo conto delle implicazioni politiche
della situazione in atto, e dunque delle differenze degli
attori e delle forze che sono in campo, non si può dire: quella
testata sta onorando la libertà di stampa, quell’altra la
sta mortificando.
Anche se i modi di esercizio della libertà possono essere
ineleganti o velenosi. Perché non è così semplice, perché
le parti potrebbero invertirsi, perché non si può delegare
a scatola chiusa ad altri l'esclusiva di sventolare la bandiera
dei princìpi. Analogamente per quanto riguarda il tema delle
querele. Querelare un giornale è sempre negativo. Sia che
lo faccia il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi contro
Repubblica per le 10 domande alle quali non risponde. Sia
che lo abbia fatto, nel 1999, l’allora sindaco di Roma Francesco
Rutelli contro sei cronisti e un collaboratore del Tempo accusati
di partecipare “ad un unico disegno criminoso” per aver messo
in risalto, nei loro pezzi di cronaca, gli aspetti problematici
dei diversi aspetti della vita cittadina.
La
libertà di stampa, inoltre, ha strane sfaccettature. Nei giorni
scorsi il tribunale di Amsterdam ha inibito all’AP di continuare
a vendere fotografie del principe ereditario Willem Alexander,
della moglie Marina e dei loro tre figli in vacanza in Argentina.
Nella democraticissima Olanda è in vigore un codice di condotta
dei media che concede la possibilità di fotografare la famiglia
reale solo durante impegni ufficiali o in altre occasioni
concordate.
*
presidente dell'Unione Nazionle Cronisti Italiani
 
Speciale
libera informazione
|
|