22 maggio 2009

 
     

Berlusconi e l'allergia
di Alessandro Balducci

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha risposto alle cinque domande (perché Napolitano ha firmato il lodo Alfano che consente l'impunità a Silvio Berlusconi nel processo Mills?; perché non si è autoescluso dal lodo Alfano?; perché ha firmato in un solo giorno invece di rimandare la legge alle Camere?; perché ha firmato senza consultare la Corte per un parere preventivo?; perché ha firmato sapendo che in precedenza la Consulta aveva bocciato il lodo Schifani che del lodo Alfano è una fotocopia?) che Beppe Grillo aveva posto dal suo blog.

Di questi tempi, dove i politici difficilmente si premurano di rispondere alle domande che provengono dall'opinione pubblica, e' un buon segnale; segno che esistono ancora uomini delle Istituzioni che ritengono doveroso rendere conto alla gente del loro operato.

Mi volevo soffermare su un punto della risposta che Cascella, il capo ufficio stampa del Quirinale, ha fornito al comico genovese: "Già il 2 luglio 2008, autorizzando la presentazione alle Camere del disegno di legge del governo in materia, una nota del Quirinale riferì che 'punto di riferimento per la decisione del capo dello Stato è stata la sentenza n.24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge n. 140 del 20 giugno 2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato'. Nella stessa comunicazione si rilevò che, per quanto compete al capo dello Stato in questa fase, il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri 'è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza", poichè "la Corte non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale' e, inoltre, giudicò 'un interesse apprezzabile' la tutela del bene costituito dalla 'assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche', rilevando che tale interesse 'può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale', e stabilendo a tal fine alcune essenziali condizioni'.

C'e' una frase delle argomentazioni di Cascella che, alla luce dei recenti fatti e polemiche a proposito del processo Mills, lascia francamente un po' perplessi: e cioè quando si afferma l'interesse per il "bene" costituito dall'"assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche". Perché se il Quirinale aveva deciso di firmare la legge Alfano avendo in mente l'obiettivo di consentire che il presidente del Consiglio potesse svolgere con "serenità" il suo compito, occorre concludere che tale scopo - ahimé - non è stato raggiunto.

Le argomentazioni di Cascella, ineccepibili dal punto di vista giuridico, trovano poco riscontro nella realta' dei fatti. Il presidente del Consiglio, forte della protezione contro i processi a suo carico accordata dalla Legge Alfano, avrebbe potuto accettare "serenamente" la sentenza e le motivazioni della condanna all'avvocato Mills: tanto per lui non discende - e non discenderà - alcun pericolo di essere condannato per le presunte mazzette versate all'avvocato inglese affinché testimoniasse il falso nei processi "Guardia di Finanza" e "All Iberian". Inoltre, la sentenza e' stata emessa da un Tribunale di primo grado e, in quanto tale, può essere impugnata per il successivo giudizio d'Appello. Come se non bastasse, e' altamente probabile che l'intero procedimento venga fulminato dalla prescrizione prima di arrivare alla sentenza definitiva di Cassazione.

Non si riesce a capire quindi il motivo di tanto livore contro dei magistrati che stanno semplicemente adempiendo al loro dovere. Cosi' come non si riesce a capire gli attacchi alla giudice Gandus la cui idoneità a presiedere la corte del processo Mills è stata confermata sia dalla corte d'Appello che da una sentenza di Cassazione.

Il presidente del Consiglio, per quanto possa sentirsi "al sicuro" grazie allo scudo Alfano, è comunque allergico ai principi dello stato di diritto. Lui preferisce trasferire i processi dalle aule dei Tribunali alle platee vocianti, come ha fatto ieri partecipando all'assemblea annuale di Confindustria. Invece di parlare agli impreditori di come uscire dalla crisi e risolvere i problemi che attanagliano il paese in questa difficile congiuntura economica, ha preferito dare addosso ai magistrati e fornire la sua versione della vicenda Mills. E' un grave segnale perché, di fatto, questo modo di comportarsi delegittima il potere giudiziario lasciando intendere che gli unici magistrati buoni sono quelli che obbediscono agli ordini del capo.

Del resto, se il Cavaliere si ritiene innocente, aveva la possibilità di dimostrarlo con tutti i mezzi che la legge gli consente (e che di certo a lui non mancano): poteva andare ad esporre le sue ragioni di fronte al Tribunale, difendendosi nel merito, visto che dispone peraltro di un collegio difensivo costituito da avvocati-parlamentari di tutto rispetto. Invece ha preferito farsi confezionare dal Parlamento una legge che lo difendesse dalle inchieste in corso, salvo poi mettersi da attaccare tra gli applausi della platea consenziente le legittime sentenze dei magistrati.

L'accertamento della verità sui fatti e sui reati contestati a Mills ed a Berlusconi deve essere eseguita, come è effettivamente accaduto, di fronte ad un Tribunale della Repubblica nel contraddittorio tra le parti e nel pieno rispetto dei diritti sia degli imputati che delle vittime di tali reati. I processi che si svolgono in piazza o nelle platee, dove la colpevolezza o l'innocenza vengono stabilite in base al rumore degli applausi ed al gradimento nei sondaggi, di fatto stravolgono e distruggono quel sistema di regole che è il nostro Stato di Diritto, faticosamente conquistato dopo secoli di lotte e di guerre.

Duemila anni fa, in quel di Palestina, quando Ponzio Pilato decise di derogare alle regole del diritto Romano e fece decidere alla piazza vociante chi, tra Cristo e Barabba (un criminale comune), fosse innocente, sappiamo tutti come andò a finire.

Speciale giustizia

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