06 maggio 2009

 
     

Otto per mille e non solo... un pasticcio . Il parere
di Rodolfo Roselli*

Quando si tratta di gestire i soldi del pubblico , sistematicamente saltano fuori delle regole che nulla hanno a che fare con la razionalità.

Un chiaro esempio è il meccanismo di gestione dell'8 per mille, che nasconde trucchi e cerca di dimostrare una falsa onestà nella distribuzione. In sostanza si è trasformato da un contributo che secondo la legge è definito volontario, in un contributo automatico, imposto da una norma contestabile, che proprio per questa ragione, moralmente non dovrebbe essere accettata neppure dal maggiore beneficiario di questa destinazione.

Questo gettito è nato dal fatto che, dopo il Concordato con la Chiesa del 1929, veniva corrisposta dallo stato italiano una congrua, cioè una tassa per il sostentamento dei sacerdoti italiani. Con la revisione del Concordato del 1984, su suggerimento di Giulio Tremonti, che allora era consigliere del Ministro delle Finanze, venne proposta una sorta di tassa ecclesiastica da prelevare sul gettito fiscale dei contribuenti italiani. Sarebbe stato giusto che il prelievo avvenisse soltanto sul gettito di coloro disposti a scegliere esplicitamente la Chiesa Cattolica, ma esisteva il timore che la somma raccolta non fosse sufficiente a sostituire la vecchia congrua. Per questa ragione venne deciso che la percentuale a favore della Chiesa Cattolica non fosse solo di coloro che avessero espresso questa volontà ma fosse calcolata sul totale, cioè anche coloro che non avessero fatto alcuna scelta.

Già questo timore dimostra che la norma non era di tipo generale, ma solo costruita per favorire esclusivamente una parte in causa e quindi, dal punto di vista della razionalità, si partiva con il piede sbagliato. Ma l'art.37 che sancisce questa possibilità è stato applicato subito alla Chiesa Cattolica ma non a tutte le chiese e infatti solo recentemente il Consiglio dei Ministri ha deliberato di estenderlo anche alla Chiesa Valdese, salvo approvazione del Parlamento.

In realtà, secondo le rilevazioni ufficiali del Ministero delle Finanze fino al 2005, il numero di coloro che hanno fatto una scelta per la Chiesa Cattolica nel 1990 furono circa 15 milioni fino ad arrivare a circa 17 milioni nel 2005, su un totale di contribuenti di circa 50 milioni, e quindi la percentuale totale, che nel 1990 era del 76% è arrivata nel 2005 al 89%, mentre coloro che hanno scelto lo stato sono passati dal 22,31% fino al 7,60 % del 2005. Quindi apparentemente il declino della scelta verso lo stato ha favorito la scelta verso la chiesa. Per questo fatto lo stato è stato danneggiato due volte, una prima volta perché si sottrae del gettito esuberante per darlo alla Chiesa, e una seconda volta perchè la formula così inventata è diventata una misurazione della popolarità dello Stato rispetto alla Chiesa, una virtuale contrapposizione Stato/Chiesa che non dovrebbe avvenire.

Oltretutto, una buona parte dei soldi raccolti dalla Chiesa vengono spesi per una pressante pubblicità televisiva, notoriamente molto costosa, non bilanciata da eguale campagna né dello stato né degli altri beneficiari, trasformando un atto di coscienza volontario in una rissa commerciale. Ma inoltre questo meccanismo privilegia solo i soggetti che hanno stipulato una convenzione con lo stato italiano che deve essere regolarmente ratificata poi dal Parlamento, e quindi tutti coloro che non si riconoscono o non accedono a queste convenzioni, sono obbligati, con i loro simpatizzanti, a contribuire lo stesso forzosamente. Oltretutto queste convenzioni definiscono un confine discriminatorio tra coloro appartenenti alle chiese convenzionate e chi no. Questa oggi può essere definita una discriminazione razzista, tenendo conto che ad esempio la fede islamica non è convenzionata.

Occorre inoltre osservare che la maggioranza dei contribuenti non esprime la sua volontà e questi sono ben 22 milioni, perché erroneamente credono che la destinazione vada automaticamente allo stato, e nessuno li avverte esplicitamente di questo fatto. Con questa ripartizione a catena nel 2003 alla Conferenza Episcopale Italiana sono andati 1016 milioni di euro e allo stato 101 milioni. Ma i fondi destinati alla Chiesa, non sono solo quelli dell'8 per mille, ma anche i fondi per le scuole cattoliche, per gli insegnati di religione, per i grandi eventi, come le manifestazioni religiose e i viaggi del Papa, altri finanziamenti dello stato arrivano per gli istituti di sanità cattolici, cioè i circa 6000 centri medici, altri finanziamenti arrivano per la pubblica istruzione gestita dalla chiesa, seminari, scuole materne, scuole elementari e medie e anche università tra le quali 5 di queste assicurano agli allievi con la frequenza ai corsi il collocamento lavorativo post lauream, cosa che non esiste nelle università dello stato e quindi discrimina tutti gli studenti. E con tutto quanto detto, dunque, devono aggiungersi ogni anno altri circa 4 miliardi di euro.

Ma non finisce qui il finanziamento della Chiesa Cattolica a carico degli italiani, perché secondo il Concordato tutto il patrimonio mobiliare ed immobiliare della Chiesa non è soggetto né alle tasse nazionali e neppure a quelle locali, con un stima di esenzione di circa 9 miliardi e mezzo di euro anno. Tutti sappiamo che ogni esenzione viene poi ripagata da tutti noi. Inoltre nello stesso Concordato ogni ente ecclesiastico è immune dal rischio di fallimento e non può essere sottoposto al giudizio del rispettivo Foro di competenza. Quindi l'8 per mille è solo una piccola parte del tutto.

La filosofia del gettito dell'8 per mille era originariamente quella di destinare tale somma ad opere di beneficenza, ma questo non è vero perché ad esempio la Chiesa Cattolica dichiara di utilizzarli per pagare gli stipendi del clero, per la manutenzione delle chiese e invece per beneficenza, solo il 20% è destinato a questo scopo, infatti la CEI dichiara ufficialmente che (dati del 2004) che 442 milioni vanno a esigenze di culto e pastorali, 319 milioni per sostentamento del clero e 190 milioni per interventi caritativi. Occorre per precisione ricordare che buona parte di questo 20% è destinato a finanziare le missioni all'estero che notoriamente hanno, tra i loro compiti, anche il proselitismo religioso che non è carità. Altre chiese invece hanno sempre destinato l'intera somma a scopi sociali, senza utilizzare nulla per il proprio sostentamento. Inoltre nessuno conosce in dettaglio queste destinazioni perché la Chiesa Cattolica non pubblica nessun bilancio on-line della destinazione, e quelli parziali sono reperibili con molta difficoltà.

Ma anche lo Stato non vuole che nessuno sappia la destinazione. Questa, che in parte dovrebbe essere destinata alla Protezione Civile, va a finire non solo su progetti dello Stato gestiti dalla stessa CEI, ma anche altrove. Diversamente dal fine indicato dalla legge istitutiva, che destinava l'8 per mille per interventi straordinari per la fame nel mondo, per le calamità naturali, per assistenza ai profughi e per i beni culturali, sono stati invece utilizzati sia per finanziare le missioni militari all'estero, sia per evitare la bancarotta del Comune di Catania stracarico di debiti, sia per tappare i buchi nei comuni, creati per l'abolizione dell'ICI.

Erano ancora rimasti circa 3,5 milioni di euro, che invece i partiti si sono spartiti per coprire le spese della legge del 2004 che ha consentito loro di fare regali in tutti i collegi elettorali prima delle elezioni. Se questo non è voto di scambio con i nostri soldi e totalmente illegale, ditemi voi come definirlo. Ai beni culturali, alla fame nel mondo, ai rifugiati nemmeno un soldo.

Altre religioni, come la Chiesa Avventista, hanno rinunciato alla loro quota perché questa spartizione è ritenuta da loro immorale. Ma la poca moralità di questo meccanismo è resa evidente dalla resistenza con la quale lo stato, che si definisce laico, osteggia l'ingresso di altre religioni e quindi impedisce altre convenzioni. Un caso emblematico è costituito dalla religione islamica che indubbiamente costituisce una comunità numerosa. La confessione islamica ha stipulato con lo stato italiano una convenzione, necessaria per diventare beneficiaria di questo 8 per mille, da oltre dieci anni. Ma i parlamentari di schieramento cattolico impediscono regolarmente la ratifica da parte del Parlamento.

Il grosso timore è di tipo squallidamente economico, cioè che questa confessione, altrettanto fortemente organizzata come la cattolica, potrebbe raccogliere un numero di scelte esplicite talmente alto da spostare drammaticamente la quota della redistribuzione a loro favore. Ma questo caso potrebbe ripetersi in futuro in modo più vasto in funzione dell'allargamento dell'ecumenismo e quindi si potrebbe arrivare al punto che l'intero meccanismo non sarebbe più corrispondente allo scopo originario.

D'altra parte sia l'8 per mille sia il 5 per mille sono semplicemente una buffonata al fine di prenderci in giro e andrebbero definitivamente aboliti, anche perché pure i fondi del 5% destinati agli aiuti per il terzo mondo sono stati saccheggiati e dei 733 milioni del 2008, ne sono stati utilizzati per lo scopo solo 322, cioè lo 0,09% del PIL, quando lo stesso Silvio Berlusconi nel G8 si Genova aveva assicurato che per gli aiuti verso il terzo mondo sarebbe stato stanziato almeno l'1% del PIL.

La cosa più lineare sarebbe quella che ogni confessione fosse finanziata direttamente dai propri fedeli e che l'intero ammontare dell'8 per mille andasse destinato alla ricerca scientifica , con un rigoroso controllo delle destinazioni e bilanci trasparenti fino all'ultimo centesimo e pubblicati su internet. Se avvenisse tutto questo non solo saremmo tutti beneficiari dei progressi scientifici, ma sicuramente riceveremmo la benedizione dal cielo del "poverello d'Assisi".

* intervento su Radio Gamma 5 del 6.5.2009 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdi

Speciale etica e politica

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