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21 marzo 2009
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Caffarella
: cosa accade a giustizia e informazione ? "Stavolta sono loro", titolava oggi in prima pagina a caratteri cubitali, un quotidiano di rilevanza nazionale [1], commentando l'arresto di altre due persone accusate dello stupro contro una minorenne nel parco della Caffarella. Allora dobbiamo desumere che i due presunti aggressori, di nazionalità romena, arrestati nel mese scorso e rispondenti ai nomi di: Alexandru Loyos e Karol Racz, non siano colpevoli. Ma prima di soffermarci su questo aspetto, è il caso di evidenziare alcuni particolari dalla lettura del resoconto di cronaca. Per esempio, che un notevole aiuto alle indagini è venuto dalle intercettazioni telefoniche, che il discutibile disegno di legge Alfano vorrebbe ridurre o limitare. Poi, che stavolta c'è anche la rispondenza delle analisi del DNA; ricordiamo che fu proprio a causa di questo tipo d'accertamento che Loyos e Racz furono scagionati e che il Tribunale del Riesame si convinse ad annullare la carcerazione preventiva in riferimento ai fatti della Caffarella. Certo che non possiamo fare a meno di ricordare l'incredibile gogna mediatica ai quali i due giovani romeni furono sottoposti, additati sin da subito come i "colpevoli" della violenza, prima ancora che ci fosse una sentenza del Tribunale. Forse perché bisognava dare in pasto all'opinione pubblica aizzata da continue campagne di (dis)informazione e da ossessivi allarmi sulla sicurezza e sulla criminalità da strada, i "mostri" da sbattere in prima pagina. E far vedere che la risposta dello Stato c'è ed è forte ed immediata. Peccato che i colpevoli non fossero loro. Allora viene spontanea qualche riflessione. La prima è che quando si comincia a cavalcare la tigre della "paura" non si è più in grado di stabilire con certezza dove si arriverà. Aver impostato le campagne elettorali sulla "guerra ai criminali di strada" e sulla "tolleranza zero" contro il crimine, poi conduce inevitabilmente a prendere delle cantonate. Le indagini, la ricerca dei colpevoli e della verità sono affari troppo importanti per farne oggetto e strumento di ricerca del consenso elettorale. Quando ci sono in gioco i diritti fondamentali dell'individuo, nonché i diritti delle vittime ad essere risarcite del danno subìto, sarebbe il caso di smorzare i toni da "caccia alle streghe" e lasciare che Polizia e Magistratura facciano il loro lavoro prendendosi tutto il tempo necessario a svolgere indagini serie ed accurate. In tutta questa vicenda si è avuta l'impressione che più che la ricerca dei colpevoli, fosse importante l'identificazione di un colpevole NEL PIU' BREVE TEMPO POSSIBILE: lo richiedeva il particolare clima di opinione creato dai media e da determinate forze politiche. In seguito si è scoperto che Loyos e Racz colpevoli non erano. La seconda riflessione riguarda la caratteristica di una buona parte della stampa e dell'informazione di essere asservita ad interessi economici e politici. Essitono, beninteso, delle lodevoli eccezioni nel panorama italiano, sia per la carta stampata che per la tv (internet risente meno della capacità di controllo da parte del potere): basti pensare alle interessantissime inchieste di "Report" e di "Presa diretta". Ma il nocciolo duro dei giornali e il sistema duopolistico Rai-Mediaset hanno smesso di fare informazione: fanno propaganda. E lo fanno, nel caso specifico, cercando di associare la criminalità e la delinquenza con una determinata etnia. In questo modo si lanciano alla cittadinanza messaggi inequivocabilmente razzisti e xenofobi. Come ha suggerito il giornalista Guido Ruotolo, sul suo blog, sarebbe il caso di smettere di parlare di "rom" o "romeni" accusati di stupro e parlare invece soltanto di "persone". E poi c'è un'altra riflessione che riguarda l'atteggiamento della classe politica. Mentre Loyos e Racz sono stati condannati dai media prima ancora che da un Tribunale, e quasi nessun politico ha invocato il "garantismo", quando è un politico o un potente ad incappare nelle maglie della legge scatta il garantismo a tutto campo; e se non basta, si propongono delle leggi per impedire di fare le intercettazioni e nel caso che vengano fatte, di impedire che vengano riferite all'opinione pubblica. Come appunto cerca di fare il già citato disegno di legge Alfano. Il risultato è quello di produrre una giustizia a due velocità, una giustizia che sicuramente non è nell'interesse del Cittadino, il quale invece ha necessità di essere protetto non solo dai criminali da strada ma anche da quelli in colletto bianco. I cittadini hanno il diritto fondamentale di essere informati su tutte le vicende di cronaca giudiziaria, sia che esse riguardino persone appartenenti ai ceti più in basso nella scala sociale, sia - e soprattutto - che riguardino banchieri, onorevoli, amministratori pubblici. Perché l'informazione corretta e pluralista E' ESSA STESSA UNA FORMA DI DIFESA: difesa dall'arbitrio e dall'arroganza. 1) Resto del Carlino, 21.03.2009 ___________ NB:
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