20 marzo 2009

 
     

The Independent : Italia , come scompare il liberalismo
di Giulia Alliani

Alleanza Nazionale sta per confluire nel partito di Berlusconi. Si tratta dunque di mettere la parola fine al fascismo, in Italia? Se lo chiede Peter Popham, oggi, su "The Independent", e risponde di no, che, anzi, si tratterebbe del contrario. La fiamma fascista può spegnersi, ma ciò non significa che le idee fasciste siano scomparse dalla scena politica nazionale.

Quindici anni dopo lo scongelamento dei neo-fascisti ad opera di Berlusconi, il loro impatto sulla politica non é ma i stato così evidente, mai così preoccupante. Secondo Christopher Duggan, professore di storia italiana moderna all'università di Reading, autore di "The Force of Destiny: A History of Italy Since 1796", la fusione dei due partiti non segna la scomparsa delle idee e delle pratiche fasc iste, ma il trionfo di una lenta strategia di penetrazione: "Una situazione allarmante sotto moltissimi aspetti".

"La fusione dei partiti significa l'assorbimento delle idee dei post-fascisti ne l partito di Berlusconi (...) della tendenza a non vedere alcuna distinzione mor ale, e infine politica, tra i sostenitori del regime fascista e quelli della Res istenza. Così si dimentica il fatto che il Fascismo era favorevole alla guerra, che era razzista e illiberale e, nella pubblica opinione, passa tranquillamente l'idea che il Fascismo non era poi così male".

Un esempio relativo a questa svolta é il tipo di atteggiamento da riservare ai reduci della Repubblica di Salò, classificata dagli italiani del periodo postbell ico come il capitolo più nero della storia moderna della nazione. Piano, piano, ma con grande determinazione, Salò é stata riabilitata nella memoria degli Italiani. Il suggello é avvenuto in Parlamento, con la creazione di un nuovo ordine onorifico, l'Ordine di Cavaliere del Tricolore, che può essere conferito a coloro che hanno combattuto per almeno sei mesi con i partigiani contro i nazifascisti, oppure con le forze della Repubblica di Salò, per conto dei nazisti e contro i partigiani, oppure al Sud nelle forze comandate dal generale Badoglio.

In questo modo, ponendo sullo stesso piano morale e politico i soldati che hanno combattuto per lo stato fantoccio nazista e i partigiani, secondo Duggan, viene contrabbandata nell'opinione pubblica, l'idea di una intercambiabilità morale. Duggan pone in contrasto il periodo postbellico in Italia e in Germania, dove i processi di Norimberga e il repulisti nella vita pubblica, sotto il controllo al leato, produssero un nuovo panorama politico, mentre nulla di simile avvenne in Italia. Non c'è mai stata una cesura chiara e pubblica tra l'esperienza fascista e quanto è avvenuto dopo. La responsabilità va attribuita, in parte, agli alleati che, dopo la guerra, erano molto più preoccupati e impegnati a impedire l'avvento dei comunisti al potere.

"Il risultato è stato che molti anziani personaggi sono rimasti ai loro posti: nell'esercito, nella polizia e nella magistratura. Prendete il caso di Gaetano Azzariti, uno dei primi presidenti della Corte Costituzionale: eppure, ai tempi di Mussolini, era stato lui il presidente del tribunale che aveva il compito di far rispettare le leggi razziali. L'incapacità degli Alleati di esercitare una pressione sull'Italia in questo senso riflette un'idea che ancora circola: che il revival fascista non vada preso sul serio perché l'italia non ha poi una grande influenza. Mentre se la stessa cosa avvenisse in Germania o in Austria, allora sì che sarebbe il caso di preoccuparsi".

Il diffuso disprezzo per la Costituzione antifascista é testimoniato dalla profu sione di partiti che si ispirano a Mussolini, e dalle migliaia di persone che si recano ogni anno a Predappio, paese natale di Mussolini, il 20 di ottobre, per celebrare il ricordo della marcia su Roma. Ma - sostiene Duggan - ben più allarmante é ciò che, silenziosamente, sta accade ndo nelle menti degli italiani, nelle quali la continua erosione e il discredito gettato sulle istituzioni dello Stato finisce col fare il gioco di una elite di ttatoriale, proprio come accadde negli anni '20.

"Ciò che davvero preoccupa non é tanto la sistematica riabilitazione del fascismo, quanto l'erosione di tutti gli elementi dello Stato come, per esempio, la giustizia, con il risultato che le persone non aspettano altro che di gettarsi tra le braccia dell'unico uomo che, secondo loro, metterà tutte le cose a posto. Si creano rapporti molto personalizzati con il leader: Mussolini riceveva duemila lettere al giorno da gente che invocava il suo aiuto. Se lo stato non funziona, si ripone la propria fiducia in un uomo solo che, con una telefonata, sistemerà tutto".

"E' così che scomparve il liberalismo negli anni '20, con il continuo di scredito del Parlamento, tanto che, alla fine, Mussolini non ebbe bisogno di abo lirlo. Semplicemente decise di ignorarlo. Oggi, in Italia, sta succedendo qualco sa di molto simile".

Speciale stampa estera

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