05 marzo 2009

 
     

Darfur : Corte penale internazionale incrimina presidente del Sudan
di Carla Amato

La Corte penale internazionale ha emesso un mandato d'arresto per crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi in Darfur nei confronti del Presidente sudanese Omar al-Bashir, il primo capo di Stato in carica ad essere incriminato dal Tribunale. Al-Bashir è stato incriminato con due capi d'accusa per crimini di guerra e cinque per crimini contro l'umanità. Tuttavia, la Corte penale internazionale ha ritenuto non vi fossero prove sufficienti per accusarlo di genocidio, anche se tale conclusione e' solo temporanea.

La Procura della Corte, guidata dal procuratore Luis Moreno Ocampo, ha specificato che il presidente del Sudan e' sospettato di essere penalmente responsabile, di aver diretto dietro le quinte attacchi intenzionali contro una parte importante della popolazione civile del Darfur, con corredo di omicidi, stermini, stupri, torture e trasferimento forzato di un gran numero di civili, le cui proprieta' sono state saccheggiate.

In una reazione a caldo, il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon ha promesso che le ampie operazioni umanitarie e di mantenimento della pace delle Nazioni Unite in Sudan continueranno ed ha sottolineato come la Corte che ha incriminato Al-Bashir abbia uno status indipendente. Infatti essa e' promossa da oltre 200 fra Stati e organizzazioni non governative del mondo.

Ban, in una dichiarazione rilasciata dal suo portavoce, ha invitato il governo sudanese a continuare a cooperare pienamente con tutti i soggetti del corpo mondiale e di adempiere al suo obbligo di garantire la sicurezza della popolazione civile, del personale delle Nazioni Unite e di quello degli altri partner attualmente impegnati nelle operazioni di mantenimento della pace.

Infatti molte nazioni del mondo hanno schierato in Sudan - sotto l'egida dell'ONU e in attuazione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza - la piu' grande operazione di peacekeeping mai realizzata dall'organismo internazionale, per far fronte alla pesantissima situazione nella travagliata regione del Darfur.

Si stima che negli ultimi cinque anni siano circa 300.000 le persone morte nel Darfur, sia nei combattimenti, sia a causa di malattie, malnutrizione ed altri problemi indotti dalla guerra, che vede un'azione coordinata contro i ribelli (Movimento armato di liberazione del Sudan e Movimento Giustizia e Uguaglianza) da parte delle forze governative e dei miliziani arabi filogovernativi noti come Janjaweed.

La Corte penale internazionale gia' lo scorso anno aveva emesso mandati di arresto per Ahmad Harun, ex ministro sudanese dell'Interno e ora il ministro per gli affari umanitari, e Ali Kushayb, un leader Janjaweed, per crimini di guerra e contro l'umanita'. In quell'occasione il governo sudanese di era risentito, affermando che tali atti esulavano dalla giurisdizione della Corte.

Ma la Procura e' andata avanti ed ora ha asserito che, come presidente del Sudan e comandante in capo delle forze armate sudanesi, lo stesso Al-Bashir avrebbe diretto la campagna sanguinosa che ha fra i suoi strumenti principe gli attacchi contro i civili. In una nota la Corte ha affermato che la qualita' di presidente in carica di Al-Bashir non esclude la sua responsabilita' penale ne' gli concede l'immunita' contro l'azione legale intrapresa dinanzi al Tribunale penale internazionale

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