13 febbraio 2009

 
     

Caso Englaro : elogio del boia
di Claudio Giusti*

A parte un paio di malati terminali, ammazzati dal boia un attimo prima che lo facesse la natura, gli altri 1.150 uccisi da quella che gli americani chiamano giustizia erano in salute, ventilavano autonomamente e non venivano nutriti con un sondino: quindi paragonare la morte di Eluana Englaro alle uccisioni giudiziarie è una corbelleria che non meriterebbe di essere confutata, se non fosse che è diventata una specie di bandiera di sedicenti difensori della vita.

Tralascio la storia personale e istituzionale di codesti difensori e mi concentro sull’equazione che ci è stata proposta fra il padre di Eluana e un boia. Il boia uccide per denaro e la sua identità è tenuta segreta, per via dell’universale disprezzo che questa professione suscita anche fra i più accesi sostenitori del patibolo.

Da lungo tempo la sua è una specie in via di estinzione, almeno nel mondo civilizzato, e solo alcune barbare propaggini dell’umanità ne utilizzano ancora i servigi. Che sia lo Sceriffo di Nottingham o il linciatore statunitense poco cambia: per tutti è un individuo odioso e repellente.

Ora veniamo al Padre.

Beppino Englaro non ha ucciso sua figlia Eluana, perché:

"Pur escludendosi l'eutanasia, ciò non significa obbligare il medico a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza infaticabilmente creatrice. In tali casi non sarebbe una tortura inutile imporre la rianimazione vegetativa, nell'ultima fase di una malattia incurabile? Il dovere del medico consiste piuttosto nell'adoperarsi a calmare le sofferenze, invece di prolungare più a lungo possibile, e con qualunque mezzo e a qualunque condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va verso la conclusione".
Cardinale Villot, 1970.

"L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all' 'accanimento terapeutico'. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente".
Catechismo della Chiesa Cattolica 2278

* membro del Comitato scientifico dell'Osservatorio

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