13 gennaio 2009

 
     

Medio Oriente : la pace e' possibile ma bisogna cambiare
Pierangelo Monti*

"Quante volte i cannoni dovranno sparar - E quando la pace verrà?
Quanti bimbi innocenti dovranno morir - E senza sapere il perché?
Quanto giovane sangue versato sarà - Finchè un'alba nuova verrà?"

Ancora una volta ripenso a "Blowing in the wind" di Bob Dylan e mi pongo le stesse domande. L'esercito israeliano in questi 16 giorni ha ucciso 900 esseri umani (di cui 270 minori, 2 giornalisti, 6 medici, 2 operatori dell'ONU), la milizia di Hamas ne ha uccisi 10 (tre civili). La Striscia di Gaza è una striscia di sangue.

Il primo giorno dell'operazione "Piombo Fuso", colui che l'ha dichiarata, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, ha parafrasato la frase della Bibbia: «C'è un tempo per la calma - c'è un tempo per la guerra» (Qoelet 3,8). Ma perché non ispira la sua azione politica al comandamento biblico "Non uccidere"?

Gli assassini non si fermano neppure davanti ai bambini. Infatti sanno che sotto le bombe possono morire anche i civili. Ma per loro il fine giustifica i mezzi. Giustificano la loro crudeltà come autodifesa, anche quando danno delle stragi. E scordano sempre il perdono e la pietà! Ancora una volta i politici israeliani e i capi di Hamas affidano la sorte dei loro popoli alla forza delle armi. Una forza impari che causa sofferenze impari.

Israele da anni, con un potente esercito, tiene sotto assedio Gaza e la Cisgiordania; le milizie palestinesi da anni rispondono con attentati e con razzi artigianali. Ed ecco il 27 dicembre Israele ha iniziato i bombardamenti di Gaza, con l'obiettivo dichiarato di impedire il lancio di razzi Qassam. Hamas per dimostrare di non cedere allo strapotere israeliano e continuando nella politica di non riconoscimento dello stato ebraico, insiste con un assurdo e criminale lancio di razzi su centri abitati israeliani.

Così si ripete ogni giorno lo stillicidio di morti, feriti e edifici distrutti. Un milione e mezzo di esseri umani vive nel terrore, nella miseria, nel dolore, nell'odio, nell'impossibilità di uscire dall'incubo. E' sconfortante constatare come sono diffuse l'insensibilità, l'ottusità, la chiusura mentale, ma anche l'ignoranza e la non considerazione della storia, anche recente. A Gaza e in Libano 2 anni e mezzo fa accadeva più o meno la stessa tragedia. L'esercito israeliano giustiziò a Gaza i capi di Hamas con dei raid aerei, uccidendo decine di civili palestinesi, il 25 giugno 2006 miliziani di Hamas assalirono una base militare israeliana, uccidendo due soldati e catturando Gilad Shalit, soldato dell'IDF ancora nelle loro mani. Allora i raid aerei si intensificarono e causarono grandi distruzioni, 184 morti (42 bambini) e 720 feriti. Tra gli israeliani ci fu un soldato ucciso e 25 feriti (di cui 11 da razzi artigianali lanciati da Gaza).

Il 12 luglio 2006, dopo che alcuni membri di Hezbollah, varcando il confine israeliano, avevano ucciso tre soldati e ne avevano catturati altri due, iniziò la guerra israeliana al Libano degli Hezbollah, conclusasi con distruzioni immani, 60 israeliani e 900 libanesi morti. Allora il segretario generale aggiunto dell´Onu per i diritti umani, Jan Egeland, visitando Beirut accusò Israele di "violazione delle leggi umanitarie" del diritto internazionale: «Non potevo immaginare che la zona venisse spianata isolato dopo isolato. È terribile, vedo tanti bambini rimasti senza casa, feriti: questa è una guerra nella quale i civili pagano un prezzo sproporzionato in Libano e nel nord di Israele».

Il giornalista del quotidiano israeliano Haaretz Gidéon Lévy il 30 luglio 2006 scrisse: "La distruzione che noi seminiamo in Libano non è mostrata agli sguardi degli Israeliani. La distruzione che noi seminiamo in questo momento anche a Gaza - circa 120 uccisi dalla cattura di Gilad Shalit - ci tocca ancor meno. Gli ospedali di Gaza sono pieni di bambini bruciati, ma chi se ne preoccupa? L'oscurità della guerra nel nord copre anche loro."

La stessa strategia militare, la logica politica, la propaganda e la censura mediatica, la violenza, gli effetti mortali, sono oggi ripetuti. E se l'obiettivo dichiarato di Israele è quello di distruggere le basi di Hamas (non solo di lancio dei suoi razzi Qassam, infatti i bombardamenti hanno subito distrutto il Parlamento, il ministero dell'Istruzione e il ministero degli Interni), ebbene si tenga presente che, un anno dopo, Hamas ottenne la schiacciante maggioranza dei voti alle elezioni democratiche a Gaza (elezioni sollecitate dagli americani, di cui poi l'intero occidente condannò l'esito, isolando Gaza e il suo milione e mezzo di abitanti dal resto del mondo).

Quindi la guerra ha rafforzato Hamas e la guerra del Libano ha rafforzato la leadership di Nasrallah, leader del movimento sciita Hezbollah. E dall'altra parte, ecco cosa hanno ottenuto le azioni terroristiche di Hamas e di Hezbollah in Israele: lo spostamento sempre più a destra dell'elettorato ebraico, la continuazione della politica del governo Olmert, di occupazione dei territori, di costruzione del muro di divisione, l'assedio e ora la guerra a Gaza. Come non essere delusi da tanta ottusità di chi governa!? E come non esserlo per l'orientamento politico di palestinesi e israeliani, che danno retta e consenso a chi vuole sconfiggere i nemici con la violenza, a chi usa più la forza che la ragione, a chi non vuole il dialogo!?

Molti commentatori politici pensano che il principale motivo dell'operazione "Piombo fuso" è la ricerca di voti da parte di Barak, Livni e Olmert (opposti al candidato di destra Natanyahu), per le elezioni che ci saranno tra neppure un mese: dunque è purtroppo vero che l'elettorato israeliano chiede più durezza, più intolleranza e meno conciliazione. Dall'altra parte i Palestinesi di Gaza, esasperati da una interminabile disumana condizione di vita, si lasciano governare e votano chi non crede nel dialogo col nemico e lancia razzi contro i centri abitati israeliani, mettendo in conto di colpire innocenti e di ricevere la dura punizione israeliana.

Ma la colpa non è solo delle due parti in conflitto: una grande responsabilità è della comunità internazionale, che lascia incancrenire l'ingiustizia, non si attiva in un'opera di arbitraggio e di interposizione, non fa valere il diritto internazionale, non sanziona Israele che non ottempera alle risoluzioni dell'ONU e invece condanna all'isolamento Gaza perché governata da Hamas. Se fosse per questo Israele, per questa Palestina, per queste Nazioni Unite, per questi USA e quest'Europa ci sarebbe da disperare.

Ma grazie a Dio ovunque ci sono "coraggiosi costruttori di pace" (come li ha definiti il Papa nel messaggio dell'Epifania) che coi fatti ripetono che per arrivare alla pace in Medio Oriente bisogna cambiare, a tutti i livelli. Da sessant'anni il conflitto si aggroviglia nel circolo vizioso della violenza e dell'odio, della forza e della falsità, della chiusura e dell'orgoglio nazionalistico. I pessimi risultati e gli inestimabili costi umani ed economici delle guerre non bastano ancora per convincere tutti a convertirsi alla nonviolenza, al dialogo, allo spirito di fratellanza?

Dall'Italia potremmo assistere a quanto accade, come spettatori di uno spettacolo ripetitivo; ma non abbiamo il diritto di sentirci estranei. A Gaza non si sta girando un film. E se tra qualche giorno gli scontri finiranno (perché i signori della guerra avranno raggiunto alcuni loro obbiettivi), la situazione sarà peggio di prima. Potenti della terra: guardate i bambini di Gaza, i vivi e i morti! Guardate i loro genitori, i vivi e i morti! Guardate le loro case, rovinate e distrutte!

Dov'è il senso di umanità? Dov'è l'amore per il prossimo? Dove sono finiti i diritti umani che un mese fa avete esaltato nelle celebrazioni del sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani? Dov'è la lungimiranza politica? Non considerate ciò che centinaia di milioni di arabi pensano nel vedere le drammatiche immagini dei loro fratelli palestinesi di Gaza?

Si fermi subito questa guerra! Si metta fine all'assedio di Gaza! Si dia inizio a nuove trattative di pace, per il riconoscimento dei diritti di tutti, per la convivenza di palestinesi e israeliani in due stati finalmente riconosciuti, liberi e non più minacciati dalle armi!

Manifestiamo con coraggio e nonviolenza contro la guerra. Diamo ancora una possibilità alla pace.

* Socio del MIR e di Good Samaritan di Ivrea

Speciale pace

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