16 settembre 2008

 
     

Afghanistan : ONU , vittime civili cresciute del 40%
di Tara Fernandez

Il numero dei civili morti in Afghanistan e' cresciuto del 40% nei primi otto mesi del 2008 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E' la denuncia del nuovo Alto Commissario per i diritti umani, Navi (Navanethem) Pillay, che - riportando i dati rilevati dall'unita' per i diritti umani della Missione di assistenza dell'ONU in Afghanistan (UNAMA) - ha espresso la sua preoccupazione e chiesto impegno per la protezione dei civili.

UNAMA ha infatti registrato un totale di 1.445 vittime civili nei primi otto mesi di quest'anno, con un aumento del 39% rispetto allo stesso periodo nel 2007, quando vi sono stati 1.040 morti. "Invito tutte le parti in conflitto a rispettare il diritto umanitario internazionale, e al fine di garantire che sia fatto ogni sforzo per evitare l'uccisione di civili", ha affermato il Commissario per i diritti umani.

Pillay ha detto che "I Talebani e altri gruppi ribelli devono desistere da pratiche che si traducano in enormi indiscriminate perdita di vite umane". Pillay ga detto che "Vi è una lunga storia di impunità in Afghanistan, che ha bisogno di cambiamento". Ma non e' aumentato solo il numero di uccisioni da parte dei Talibani e di altri forze antigovernative - quasi raddoppiato rispetto ai primi otto mesi del 2007 - sono cresciuti notevolmente anche i numeri delle persone uccise dal governo e dalle forze militari internazionali.

"Vi è un urgente bisogno di un migliore coordinamento tra il governo afgano e le forze militari internazionali per migliorare la protezione dei civili e la sicurezza e il benessere delle comunita' complite dalla guerra", ha detto Pillay, secondo cui "E 'anche indispensabile che vi sia una maggiore trasparenza nelle procedure di responsabilità per le forze internazionali coinvolte in incidenti che causano vittime civili", ad esempio con una valutazione rapida ed indipendente dei danni e di un giusto e coerente sistema di pagamento dei risarcimenti ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime.

Il mese scorso e' stato tra le piu' neri, con 330 civili uccisi, tra cui almeno 92 segnalati nel corso di una operazione che coinvolgeva forze afghane e internazionali a Shindand, e anche l'uccisione di quattro membri di organizzazioni non governative da parte dei Talebani il 13 Agosto, nella provincia di Logar. L'Alto Commissario ha osservato che questo e' il maggior numero di civili morti in un solo mese dalla fine della guerra e del regime dei Talebani alla fine del 2001.

Pillay ha anche denunciato che gli "Attacchi mirati agli operatori umanitari non sono solo di per se' atroci, hanno anche conseguenze negative di ampia portata per i più poveri e più vulnerabili fra la popolazione" ed ha rilevato che oltre ai civili morti e feriti causati direttamente dal conflitto, gli Afgani continuano a dover fronteggiare spostamenti, la distruzione delle proprietà immobiliari e di altre attivita', nonche' interruzioni dei servizi di assistenza sanitaria, istruzione, alloggio e altri servizi essenziali.

Navanethem Pillay, sudafricana, classe 1941, e' subentrata il 1° settembre 2008 a Louise Arbour nel ruolo di Alto Commissario ONU assegnatole dall'Assemblea generale. Avvocato, a suo tempo difese gli attivisti anti-apartheid esposti alla tortura, aiutando a ristabilire i diritti fondamentali per i detenuti a Robben Island. E' stata docente universitaria e Vice-Presidente dell'Università di Durban Westville. Dopo la fine dell'apartheid, ha contribuito alla tutela dei diritti della donna nella Costituzione sudafricana ed e' stata nominata giudice della Corte Suprema del Sudafrica.

Nello stesso anno e' stata scelta come membro della Corte penale internazionale per il Ruanda, di cui e' poi stata anche presidente. In tale veste ha svolto un ruolo cruciale nella giurisprudenza sullo stupro come genocidio, come pure su questioni di liberta' di parola e di propaganda dell'odio. Nel 2003, fu nominata giudice della Corte penale internazionale all'Aia, ruolo rivestito fino all'attuale nomina.

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