07 settembre 2008

 
     

Leggi razziali : precisazione , la responsabilita' non fu del Re
di osservatoriosullalegalita.org

La responsabilita' delle leggi razziali varate dal governo Mussolini non e' da imputarsi al re di allora, che non aveva alternative alla firma in qualita' di capo dello Stato.

Lo precisa il Partito della Alternativa Monarchica in merito a quanto affermato dal TG1 di RAI Uno il 04/09/2008 sulle leggi razziali firmate da S.M. Vittorio Emanuele III, in un servizio giornalistico "teso a continuare la demonizzazione del Re".

Gli esponenti del partito sottolineano che le "leggi razziali non potevano che essere firmate dal Capo dello Stato perché suo dovere (Statuto Albertino) di Capo di Stato costituzionale. Inoltre egli non aveva alternativa: se non l'avesse fatto il fascismo avrebbe molto probabilmente rovesciato la Monarchia e il paese sarebbe caduto completamente nelle mani del fascismo".

Inoltre, aggiungono, "Vittorio Emanuele III firmò con riluttanza e inoltre fece di tutto per ostacolarle, rimandandole indietro, con Mussolini, diverse volte (pare sei volte), richiedendo modifiche ed eccezioni atte, nei limiti del possibile, a renderle più docili" e inoltre le leggi razziali non erano "tese allo sterminio degli ebrei, circostanza che si verificò solo ed esclusivamente nelle regioni sotto la Repubblica Sociale Italiana, stato satellite del Terzo Reich o dopo la deportazione verso altri territori" (le leggi razziali erano pero' gravemente discriminatorie, quindi lesive dei diritti umani, ndr).

Infine la nota del Partito della Alternativa Monarchica fa un paragone con un caso di attualita': "Nessuno, nel 2008, ha incolpato l'attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per quanto stabilito nei mesi scorsi circa le impronte digitali degli zingari rom. Il fatto che il provvedimento, a seguito delle proteste internazionali e nazionali, sia poi stato esteso a tutti i cittadini residenti sul territorio, non cambia nulla perché l'intenzione, che si traduce in discriminazione razziale, non muta".

"Inoltre ciò infrange una norma europea - continua la nota - perché la Romania è nell'Unione Europea dal gennaio 2007 e questo ingresso ha fatto dei romeni dei cittadini europei, quindi anche i rom sono diventati cittadini europei, visto che in Romania erano e sono cittadini romeni. Di ciò, pur ritenendolo discriminatorio, il P.d.A.M. non accusa Giorgio Napoletano, presidente in carica".

Il P.d.A.M. precisa di non sostenere in alcun modo le leggi razziali e neppure il delinquere ma solo "chiarire che la colpa delle leggi razziali deve essere imputata a chi le ideò, non di chi non aveva alternativa alla firma".

Speciale razzismo

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