![]() ![]() |
|||
|
09 settembre 2008
|
|||
|
|
|||
|
Malati
della PA : non vale la Costituzione Caro direttore, riguardo al decreto Brunetta per la PA che introduce il nuovo regime per le assenze per malattia (ora esteso anche alla scuola) quello che non e' stato proprio considerato (dal governo, ma anche da gran parte della pubblica opinione) e' che ci sono molte patologie che richiedono - per la guarigione o per evitare peggioramenti - attivita' fisica, passeggiate all'aria aperta e/o contatti con l'esterno. Parlo ad esempio di patologie cardiache, polmonari, intestinali, cancro, leucemia e depressione, tutte malattie che possono impedire il lavoro per periodi piu' o meno lunghi ma che non devono determinare l'uccisione morale e fisica del malato costringendolo in casa (in particolare il depresso chiuso in casa rischia il suicidio e il malato grave rischia la depressione). C'e' poi il malato che vive solo e che con le fasce orarie previste dal governo non puo' nemmeno riposare, dovendo stare attento all'arrivo del medico dalle 8 del mattino alle 8 di sera. La norma del governo mira solo ad accontentare la maggioranza della popolazione che ha in odio gli impiegati pubblici ritenendoli privilegiati e non pensa ai diritti del malato, che pero' si possono evincere dalla lettura della Costituzione: Art. 3. "Tutti i cittadini hanno pari dignitą sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" mentre l'impiegato PA e' limitato rispetto al privato. Art. 13. "La libertą personale č inviolabile. Non č ammessa forma alcuna di detenzione..." se uno non ha violato la legge, qui invece siamo agli arresti domiciliari solo perche' ammalati. Art. 32. "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettivitą" invece la clausura forzata imposta dal ddl punisce questi ammalati influendo negativamente su salute fisica e psichica. Art. 38. "...I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invaliditą e vecchiaia, disoccupazione involontaria" mentre qui tagliano lo stipendio del 30% ogni primi dieci giorni (tagli che vengono cumulati con altre decurtazioni gia' previste per la malattia in molti contratti della PA). Non sono un impiegato della PA ma lo e' stata una mia cara zia che, dopo ventiquattro anni di impegno indefesso senza un giorno d'assenza ha cominciato ad avere problemi di salute piuttosto seri con episodi sempre piu' ricorrenti. A suo tempo era in vigore il vecchio regime di malattia, ma non riesco a non pensare quale ingiustizia avrebbe dovuto subire (anche con il cospicuo taglio di uno stipendio gia' modesto) rispetto ad un impiegato privato solo perche' si presumeva che alcuni suoi colleghi barassero sulla malattia. Mia zia era malata per davvero, cosa ne avrebbe potuto? L'idea che qualche disonesto venisse scoperto tramite questi metodi staliniani o che questi funzionassero come deterrente per le richieste ingiustificate di malattia non credo l'avrebbe consolata dell'impossibilita' di poter uscire qualche ora ogni giorno accompagnata da uno di noi invece di restare in casa a riflettere su quanto fosse probabile una sua imminente fine solo per far piacere ad un ministro con manie di protagonismo o ad un governo ansioso di conquistarsi il favore popolare con misure punitive. Maurizio Quincivalle ___________ NB:
I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI CITANDO L'AUTORE
E LINKANDO
|
|
||