15 novembre 2008

 
     

Un tribunale contro i privilegi della Casta ?
riceviamo e rispondiamo

Egregi signori, leggo spesso gli articoli di grande interesse reperibili sul vostro sito ed il più delle volte sono d'accordo con le vostre prese di posizioni. E' sempre confortante condividere con altri i propri disappunti che se così non fosse alcune volte, per l'assurdità di certi accadimenti, potrebbe venire il sospetto a colui che li realizza di essere affetto da preoccupanti deviazioni mentali.

La mia delusione però sorge quando, dopo che si è accertato ed evidenziato una situazione palese di illegalità nei confronti della collettività, vien messo il punto alla fine dell'articolo e non se ne parla più, cioè la segnalazione, il sopruso, l'illegalità viene portato alla luce ma dopo non si innesca nessun giusto processo affinchè il sopruso stesso venga eliminato.

Ora mi chiedo: Ma non è possibile oppure non esiste un qualche automatismo legale per cui un evidente comportamento o privilegio che chiaramente mette su piani diversi i cittadini di un medesimo stato sia messo subito in evidenza ed eliminato nel rispetto della parità di diritti umani strombazzati abbondantemente da tutti i trattati nazionali ed internazionali?

Vi sono privilegi di alcuni, solitamente pochi, rispetto alla maggioranza che sono sotto gli occhi di tutti quali ad esempio quelli economici dei parlamentari rispetto a qualsiasi altro lavoratore, che rappresentano un insulto ed una vergogna per tutta la società civile nella quale essi si perpetrano e nessuno solleva un dito per rimettere le cose nel loro naturale ordine. E' mai possibile che non vi sono mezzi civile ed atti a riportare rispetto e dignità alla collettività offesa? Grazie per l'ospitalità e saluti.

Enzo Tartaglione

Risponde il nostro presidente, Rita Guma

Gentile signore,

condivido il suo sconcerto, ma un osservatorio come il nostro ha due funzioni: quella di demistificazione, denuncia e sensibilizzazione - che si attua con analisi, commenti e comunicati - e quella di consiglio legale ai cittadini che a noi si rivolgono contro abusi che violino una qualche legge nazionale o internazionale.

L'ingiustizia sociale e la scarsa etica in politica non sono illegalita', quindi l'Osservatorio non puo' avviare un'azione legale e sostituirsi al cittadino elettore ed al politico suo delegato, i quali soli hanno in mano gli strumenti per provvedere ad eliminare tali disparita' e abusi morali.

L'attuale situazione e' infatti figlia di decenni di elezioni in cui gli elettori hanno votato con il cuore e non con la testa, come se si trattasse di tifo calcistico (quando non con secondi fini personali, in caso di clientele e voto di scambio). Quando ancora era possibile usare la preferenza per scegliere rappresentanti piu' vicini ai reali bisogni degli elettori e della nazione ci si e' quindi limitati per lo piu' a riconfermare la 'casta'. In diverse occasioni, anche di fronte all'evidenza schiacciante, tanti militanti di diversa fede politica hanno dichiarato la loro cieca fiducia nei maggiorenti dei rispettivi partiti, i quali ovviamente interpretano la politica come professione e cercano di perpetuare il proprio potere.

Percio' oggi ci ritroviamo con una legge elettorale senza preferenza introdotta dalla destra ma accettata (non nelle dichiarazioni, ma nei fatti) dalla sinistra con meccanismi per i quali e' il solo segretario o presidente del partito a scegliere tutte le candidature. Insommma, un sistema blindato, dato anche che in tutti questi anni i politici si sono ben guardati dall'approvare una legge che regolasse la vita interna dei partiti e nessuno fra essi ha varato vere primarie interne per sopperire almeno in parte alla mancanza di preferenza elettorale.

Ma anche la maggior parte dei militanti dei partiti non lo hanno chiesto con forza e non hanno punito pesantemente - con il voto e non rinnovando in massa le tessere - i politici o partiti di riferimento quando questi non mantenevano le promesse elettorali in ordine alla reale democrazia ed alla gestione etica del potere loro affidato.

In definitiva, in democrazia l'unico giudice del politico che sfrutti la sua carica per arricchirsi e perpetuare il proprio potere in modo 'legale' e' il cittadino/elettore, al quale il nostro Osservatorio si rivolge ogni giorno da anni presentando la realta' dei fatti nella speranza che ne faccia buon uso.

Speciale etica e politica

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